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Nelle grotte di Castellermo vivono i geotritoni, sono animali preistorici foto

Il loro habitat è l’interno di grotte e caverne, da cui si allontanano solo nelle giornate con clima umido

Vendone. La scoperta è davvero curiosa:  nelle  grotte del Monte Castellermo lato Val Pennavaire nel Comune di Vendone vivono numerosi “geotritoni”.

Si tratta di un interessante animaletto preistorico che si nutre di insetti e larve e che non era mai stato segnalato in quella zona. Secondo gli esperti di fauna e botanica la scoperta indica come la natura in questa zona sia ancora incontaminata.

Tranne rare eccezioni, sono specie endemiche, che appartengono al genere Speleomantes. Il geotritone italiano è presente da pochi metri sopra il livello del mare fino ai 1600 metri. Il suo habitat è l’interno di grotte e caverne, da cui si allontana solo nelle giornate con clima umido. Tutti i geotritoni sono caratterizzati da assenza di polmoni (la respirazione avviene attraverso la pelle e la mucosa della bocca), occhi prominenti e zampe parzialmente palmate e munite di brevi dita, che permettono un’ottima presa anche sulle pareti di roccia verticali.

La fecondazione è interna e la femmina depone le uova nelle fessure umide; alla schiusa i piccoli sono lunghi circa 2 centimetri, e hanno già aspetto simile a quello degli adulti. Predilige habitat con elevati tassi di umidità e si trova in ambienti cavernicoli e negli anfratti di roccia sulle pareti esposte a nord o comunque nelle zone ombrose; vive anche nelle miniere abbandonate.

L’umidità e le basse temperature sono necessarie anche a causa del fatto che il geotritone non possiede polmoni e respira esclusivamente attraverso la pelle, che pertanto deve essere sempre costantemente bagnata come una mucosa e non protetta da una cheratinizzazione, che la preserverebbe sì dalla disidratazione, ma, rendendola impermeabile, non consentirebbe gli scambi gassosi. Per questo motivo il geotritone esce dai propri rifugi solo di notte e in condizioni di temperatura non superiore ai 15°C e di umidità relativa non inferiore all’80%.

Questa scoperta consentirà di colmare un’anomalia distribuzionale a cui gli addetti ai lavori non erano riusciti a dare una risposta precisa e quindi definire quel curioso animaletto un “X-file” tutto nostrano anche perché è uno dei pochissimi vertebrati europei superstiti.

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