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Morte sul lavoro a Bardineto, la requisitoria del pm Ferro: “Dagli imputati menzogne vergognose”

Il pubblico ministero ha chiesto quattro condanne per un totale di 73 anni di reclusione

Savona. Quattro ore di requisitoria per ricostruire quello che è successo il 27 agosto del 2009 quando in un bosco di località Cattaneo a Bardineto si verifica un grave incidente sul lavoro che coinvolge due braccianti dell’azienda agricola “Oddone”, Gheorghe Vladut Asavei, 28 anni, che ha perso la vita, e Dragan Novakovic, classe 1970, che è rimasto gravemente ferito, ma se l’è cavata. Il pubblico ministero Giovanni Battista Ferro questa mattina ha ripercorso nel dettaglio tutte le fasi del processo in Corte d’Assise prima di esporre le sue conclusioni e le richieste di condanna.

Partendo dalle deposizioni degli investigatori che hanno seguito l’indagine (carabinieri, uomini della pg e ispettori dello Psal) fino ad arrivare alle testimonianze dello stesso Dragan Novakovic, di un terzo bracciante che era nel bosco con loro, degli imputati e dei consulenti di parte, il pm ha spiegato perché secondo lui gli imputati devono rispondere di omicidio volontario commesso con dolo eventuale (ovvero la circostanza in cui chi lo commette sa che che un certo evento potrebbe verificarsi e accetta la possibilità che questo accada).

Il sostituto procuratore Ferro ha parlato di “menzogne vergognose” e “dichiarazioni incoerenti” da parte degli imputati facendo riferimento anche al tentativo di “occultare” quello che era successo e di “depistare” le indagini. Secondo l’accusa infatti i fratelli Oddone e Ferrara, subito dopo l’incidente, hanno fatto di tutto per nascondere l’infortunio in primis cercando di far credere che Asavei fosse caduto dal tetto e che Novakovic si fosse fatto male mentre raccoglieva la legna per conto suo. Poi ci sarebbero state pressioni sui tre braccianti, ma anche sulla sorella della vittima affinché non raccontassero ai carabinieri la verità (in questo contesto si inserirebbe il tentativo di far cambiare avvocato a Novakovic e la falsa nomina di un legale contestata agli Oddone).

Nella sua ricostruzione il pubblico ministero non ha dubbi sul fatto che, se fossero stati allertati i soccorsi, Asavei si sarebbe salvato: “Lo dice la perizia della dottoressa Mazzarella, ma lo ha confermato anche la testimonianza del dottor Salvatore Esposito del 118 – spiega Ferro -. La vera condotta causalmente rilevante rispetto alla morte di Asavei è stato non aver chiamato i soccorsi subito. Se il soccorso fosse stato corretto dall’inizio la situazione sarebbe stata diversa. La condotta alternativa lecita si colloca in quel frangente: alle 11.01 andava chiamato il 118 ed è dimostrato da algoritmi precisi spiegati dalla dottoressa Mazzarella che con un soccorso professionale le cose sarebbero andate diversamente”.

Per chiarire al meglio questi concetti, uno dei passaggi chiave della requisitoria dell’accusa, arriva quando il pm Ferro propone una sintesi conclusiva sul fatto secondo due scenari, uno reale e l’altro ipotetico. Riferendosi al primo il pubblico ministero osserva: “Alle 10,40 Dragan e Vlad usano un trattore cingolato e vengono sbalzati, uno a destra e l’altro a sinistra del mezzo. Il terzo bracciante li raggiunge e capisce immediatamente quanto sono gravi: corre per chiedere aiuto percorrendo 100 metri a piedi e circa un chilometro in auto per arrivare dove prende il cellulare. Chiama Emilio Oddone alle 10,59 e gli dice che c’è stato un incidente, chiede aiuto e un’ambulanza. Torna dai colleghi e capisce che peggiorano e allora torna nella zona dove c’è campo per il telefono e richiama Emilio per sollecitare soccorsi spiegando la gravità della situazione e lui alla richiesta di un’ambulanza risponde ‘ma va’. Sono le 11,19, si aprono due scenari possibili e qui si decide il destino Asavei. Succede che Emilio, anziché chiamare i soccorsi, chiama Angelo e chiede di salire con un fuoristrada. Aveva già deciso che i feriti sarebbero stati trasportati coi mezzi privati. Per primi arrivano Nadia ed Emilio, poi Angelo: i feriti vengono portati a braccia sui mezzi e poi inizia il trasporto verso gli ospedali. Asavei viene portato ad Albenga da Giuseppina Ferrara, che sale sull’auto a Bardineto dando il cambio al volante ad Angelo, mentre Dragan va a Pietra Ligure con Nadia. I due uomini restano invece a Bardineto: Emilio sposta il trattoree contamina la scena, Angelo va a parlare con la sorella della vittima per istruirla su cosa riferire, ovvero che il fratello è caduto dal tetto. C’è una sinergia tra gli imputati totale, il vero significato processuale è proprio che sono state dette un mucchio di falsità e ci sono persone che sono state costrette a dirle”.

“Poi dobbiamo dire cosa poteva succedere, ovvero lo scenario ipotetico. Alle 11,04, appena preso contezza della situazione, Emilio chiama il 118, o il 112, o il 113, una chiamata gratuita. A quel punto rappresenta la situazione e nel giro di dieci minuti un’ambulanza da Bardineto sarebbe arrivata e nel giro di massimo 30 minuti sarebbe arrivata un’automedica. Il medico avrebbe stabilizzato i pazienti e atteso l’elicottero con il quale sarebbero intervenuti gli operatori Saf che avrebbero issato i feriti. Entro la ‘golden hour’ (letteralmente l’ora d’oro ovvero il tempo durante il quale dopo un trauma vi è la più alta probabilità che un pronto trattamento medico possa evitare la morte, ndr) Asavei, senza sballottamenti nel trasporto, avrebbe raggiunto il trauma center di Pietra Ligure ed entro le 12 sarebbe stato in ospedale per essere operato. Una situazione nella quale al 100 per cento si sarebbe salvato. Se uno degli imputati avesse chiamato il 118 ora non saremmo qui a discutere” ha spiegato il pm Ferro.

Nell’ultima parte di requisitoria è stato invece affrontato il problema del titolo del reato e, di conseguenza, dell’elemento soggettivo e della contestazione del profilo doloso e non colposo. Il pm Ferro ha fatto riferimento alla sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione sul caso Thyssenkrupp ed ha motivato nel dettaglio perché nel caso di Bardineto, a suo avviso, si può solo che contestare un “dolo secco”.

“E’impossibile adesso non fare riferimento a questo nuovo regolamento sui confini e il discrimine tra dolo eventuale e colpa cosciente che le Sezioni Unite hanno fatto. La Cassazione offre un’analisi di indicatori del dolo che secondo me in questo caso dimostrano l’elemento soggettivo nelle condotte degli imputati rispetto alla morte di Asavei” osserva il pm Ferro che poi analizza uno per uno questi indicatori contestualizzandoli nel caso di Bardineto.

Ed ecco che, per esempio, fa notare come la “condotta degli imputati caratterizzi l’illecito” perché l’unica cosa che potevano fare gli Oddone era “chiamare il soccorso”; non manca un riferimento alla “personalità e all’esperienza degli imputati” dove il pm fa notare che quando Angelo Oddone si infortunò nel bosco venne chiamato il 118 ed intervenne l’elicottero a salvarlo (“Non so cosa dire di più sul peso della qualità ponderale di questo indicatore”); si parla poi della “durata e della ripetizione della condotta” e l’accusa fa notare che “una condotta perpetrata e portata avanti apre realisticamente all’ipotesi che vi sia stata ponderazione” e “qui non c’è nemmeno un momento di tentennamento da parte dei quattro sfrontati imputati“; si parla del “fine della condotta” ed il pm è molto critico nel rilevare che “gli Oddone avrebbero accettato che Asavei per il bene dell’azienda” concludendo che “questo prezzo è talmente incongruo che non ha una logica economica tale da far escludere il dolo” anche perché “l’operaio era assicurato ed in regola”.

Passati in rassegna altri indicatori del dolo eventuale, prima di rendere note le richieste di condanna, il pubblico ministero ha concluso osservando che “gli imputati operarono una scelta consapevole di adesione all’evento. C’è il dolo eventuale e tutti gli indicatori depongono in un senso solo e in modo univoco. Tutti gli imputati hanno positivamente adottato una condotta che ha portato alla morte di Asavei e al grave ferimento di Novakovic”.

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