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Legge elettorale regionale, le reazioni alla sopravvivenza del “listino”

Liguria. Non si sono fatta attendere le reazioni politiche bipartisan al consiglio regionale che ha sancito la “sopravvivenza” del listino.

Per gli esponenti di centro-sinistra, le posizioni dell’opposizione denoterebbero una certa chiusura non soltanto dal punto di vita politico: “Il voto è tristemente chiaro. Noi siamo dalla parte delle donne, nella destra il maschilismo regna sovrano. A destra odiano così tanto le donne da aver fatto saltare tutto: doppia preferenza di genere, listino, premio di governabilità – commenta Raffaella Paita, candidata del centrosinistra alla presidenza della regione Liguria – Il loro tempo, per fortuna, sta finendo: il prossimo consiglio regionale, se i cittadini mi indicheranno presidente, correggerà questa norma seguendo le indicazioni che ci siamo dati: no al porcellum al pesto, sì a maggioranze stabili e certe, sì a una rappresentanza centrale delle donne nella vita politica”.

Il capogruppo Pd Nino Miceli rincara la dose: “Ogni alibi è caduto. Ogni bluff è stato svelato. Forza Italia e Lega Nord non votano a favore dell’abolizione del listino”. Non manca neppure il commento dell’assessore alle Politiche sociali, Lorena Rambaudi: “In consiglio regionale il centrodestra è stato disponibile per finta a cambiare la legge elettorale. Spero proprio che le donne possano essere più presenti nel prossimo Consiglio regionale per garantire più lavoro concreto e meno spettacolo”.

Non tardano ad arrivare le reazioni del centrodestra.

Edoardo Rixi, consigliere della Lega e candidato alla presidenza, non ha partecipato alla discussione ma oggi commenta: “La sinistra è sempre più lontana e scollata dal mondo reale: noi preferiamo lottare con i lavoratori e difendere l’occupazione, purtroppo poca, rimasta in questa regione. Il tentativo del Pd e della Paita di cambiare le regole del gioco a 60 giorni dal voto è sintomatico del clima che regna nella sinistra: è evidente che abbiano paura di perdere la maggioranza e quindi abbiano cercato, con ogni escamotage politico, di costruirsi posizioni di sicurezza. È stato davvero triste assistere alla discussione infinita nell’aula del consiglio sulla legge elettorale: mentre ci sono difficili vertenze occupazionali in atto, operazioni di delocalizzazione preoccupanti e svendite di Stato, a Genova e in generale in Liguria, anziché pensare ai lavoratori la sinistra ha preferito blindarsi in aula per discutere di questioni che ai cittadini non interessano un fico secco. Personalmente ho preferito dedicare il mio tempo ai lavoratori di Esaote e difendere con loro la destinazione a uso industriale dell’area di Sestri Ponente per evitare ‘regali’ iniqui a chi mette a rischio il futuro di un’eccellenza simbolo del know how di Genova e dell’intera Liguria”.

“Il Pd ha provato a fare l’asso pigliatutto, cercando di fare in modo che il premio di maggioranza, ovvero i sei del listino, andassero al partito più grande”. Così Francesco Bruzzone, capogruppo della Lega Nord nel Consiglio Regionale della Liguria, commenta la “fumata nera”.

“L’arroganza del Pd ha causato la fumata nera – aggiunge – Abbiamo votato convintamente a favore dell’eliminazione del listino, ma in quell’occasione il Pd si è opposto per sostenere una sua particolare visione di eliminazione del listino a solo vantaggio del partito più grosso. Si tratta di una visione politica che non ci appartiene, perché pur essendo oggi la Lega Nord il partito più grosso del centrodestra in Liguria, riteniamo comunque corretto lasciare da parte l’arroganza, che appartiene ad altre forze, per intraprendere un lavoro teso ad avere una base di governo per la Liguria ben più democratica rispetto a quello che intende il Pd”.

Il consigliere Lorenzo Pellerano (Liguria Libera), dichiara che “sulla farsa dell’abolizione del listino cala il sipario. Attori bravissimi (capaci di recitare più parti), spettacolo pessimo”.

Commenti

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  1. pinco
    Scritto da pinco

    Un esempio di bieca anti-democrazia, di triste metodica oligarchica dove i metodi democratici servono solo a copprire le nefandezze di una casta che vuole perpetuare se stessa nonostante l’odio dei cittadini ornmai dimostrato.
    Listino e possibiltà di nomine esterne rappresentano l’espressione massima del clientelismo politico che è ormiai consolidato ocn tutti gli accordi pre-elettorali già presi sia per gli innominabili che per queli non rieleggibili.
    Una vergogna che si cerca pure di nascondere mistificando la realtà, che suona solo come un offesa all’intelligenza degli elettori.