IVG.it -  Notizie in tempo reale, news a Savona, IVG: cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

La verità di Pietro Fotia: “E’ una persecuzione. Si indaghi e si faccia chiarezza, ma una volta per tutte”

Lungo sfogo dell'imprenditore: "Nelle difficoltà mi ricordo da dove sono partito. Qui non possiamo più lavorare, ma il lavoro non è vergogna, è dignità". L'avvocato: "Perseguitati perché calabresi, in atto pulizia etnica da parte dei gruppi di potere"

Savona. “Che si faccia chiarezza, che si indaghi e si stabiliscano eventuali colpe. Ma che lo si faccia per l’ultima volta“. Lo chiede a gran voce Pietro Fotia, in una lunga intervista nella quale racconta la sua verità in merito al sequestro dei beni delle aziende del Fotia Group. Un blocco da 10 milioni di euro che di fatto impedisce a ScavoTer e P.D.F. di proseguire i lavori nei cantieri, e che rischia di mettere in ginocchio sia le imprese che i suoi lavoratori.

pietro fotia

Una situazione che Fotia ha voluto chiarire in una lunga conferenza stampa: l’imprenditore ha convocato i cronisti per sfogarsi e, carte alla mano, dimostrare come nei suoi confronti sia in atto una “vera e propria persecuzione”, mediatica e non. Ma il punto chiave dell’appello di Fotia è quello di ribadire la volontà che venga fatta chiarezza una volta per tutte: si indaghi pure, in sostanza, per provare eventuali irregolarità e si emettano eventuali assoluzioni o condanne, ma che la vicenda finalmente si concluda.

Pietro Fotia, infatti, si sente perseguitato. Esibisce un lungo elenco di procedimenti, ben 74, intrapresi nei confronti suoi o delle società Scavoter e Pdf dal 2009 al 2014. “Ci sono costati ad oggi 430.000 euro in parcelle di avvocati – spiega – Ormai sono anni che discutiamo delle stesse cose. I tribunali le hanno viste e riviste, si sono espressi con diverse sentenze, eppure continuiamo… Quando si chiariranno? Se io faccio un processo ci sono illazioni, nomi scritti, familiari che non lo sono, pregiudicati che non lo sono… non so a questo punto a chi ci dovremmo rivolgere, anche per fare chiarezza per tutti perché penso che ormai sia diventata una cosa antipatica. Si continua ad andare avanti, impedendo di dare continuità alle aziende”.

A peggiorare una situazione già difficile l’arresto del fratello Francesco con l’accusa di tentata estorsione ai danni di un ex cuoco di un ristorante di Fotia. Un procedimento che sembra un po’ una “bomba ad orologeria”, secondo l’imprenditore: “Assolutamente sì, questa questione risale a dicembre”, ricorda. E rivela la sua verità: “Viene contestata una tentata estorsione su un fatto dove io personalmente ho avuto dei danni all’interno del locale dove questo signore lavorava. Vedremo nelle opportune sedi se è una tentata estorsione o se questo signore magari deve a noi dei soldi per i danni provocati”.

Un momento difficile, nel quale è indispensabile reagire. “La cosa che ad oggi ci ha aiutato di più è stato che ci siamo costruiti da soli – ricorda Fotia – quindi in questo momento di difficoltà io mi ricordo da dove ho iniziato. Per questo riesco insieme ai miei fratelli e ai nostri collaboratori a farci forza uno con l’altro. E’ difficile, ma se uno insiste…”.

Alla base del sequestro, l’accusa da parte della Dia di intestazione fittizia di beni: in pratica secondo l’antimafia Giuseppe Criaco, nipote incensurato dei Fotia, e Remo Casanova, uomo di fiducia dei Fotia a cui è stata intestata la Se.le.ni. srl, sarebbero solo dei prestanome dietro i quali si sarebbero celati i Fotia per non incorrere nelle misure interdittive della Prefettura di Savona. L’interpretazione di Fotia, però, è molto diversa. “Avevamo dei lavori fuori Regione, perché abbiamo visto che qui per noi non era più possibile lavorare… ci siamo andati a cercare e trovare queste opportunità, con difficoltà e sacrifici, partendo al mattino presto e dormendo fuori… però il lavoro non è vergogna, è dignità della persona“.

“Non siamo arrabbiati – precisa Fotia – quello che chiedo è che ci sia una volta per tutte un tribunale o un intervento della procura generale che definisca questa cosa. A quanto pare l’incensuratezza non è valida, aver vinto nei tribunali non serve, le sentenze ‘no, non le guardiamo’… a questo punto ho dei grossi dubbi su come funziona il nostro ordinamento”. E non solo: “Sono venute persone in ufficio che non conoscevamo a farci proposte, chi ce li ha mandati? Abbiamo trovato microspie nei nostri uffici senza aver mai visto alcuna autorizzazione. Io chiedo che qualcuno intervenga per vedere cosa sta succedendo, perché veramente siamo fuori da ogni fondamento di vita per tutti”.

E la ragione di questa persecuzione, secondo l’avvocato Pino Mammoliti, è molto semplice: sono calabresi. “C’è questa strana sensazione che sia in atto una sorta di ‘pulizia etnica’ partita da più distretti – commenta – Io penso che troverà la parola fine con la conclusione dell’Expo di Milano, perché i gruppi imprenditoriali e la gente che comunque condiziona il mercato in Italia ha interessi forti e ramificati in varie sedi istituzionali per poter estromettere dal mercato le persone che non obbediscono a questi gruppi di potere”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di IVG.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.