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La Marina di Alassio ricorre contro il Comune per una cartella da 160 mila euro

Alassio. Ha presentato ricorso contro il Comune la Marina di Alassio Spa per una cartella esattoriale da 160 mila euro. Una situazione decisamente insolita e piuttosto imbarazzante, visto che in realtà il socio di maggioranza della Marina (cioè la società che gestisce il porto Luca Ferrari) è proprio il Comune. A presentare il ricorso alla Commissione Tributaria provinciale di Savona sono stati l’avvocato Fabrizio Vincenzi e il commercialista Nicolino Chessa che hanno sottolineato la “illegittimità della tariffa applicata dal Comune di Alassio per violazione dell’articolo 68 del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507”.

Per i due professionisti che hanno indicato esempi, normative e precedenti, “pare del tutto evidente come il Comune di Alassio abbia adottato un regolamento assolutamente illegittimo per macroscopico difetto di istruttoria nel determinare la tariffa per il servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani con riferimento al “porto”.  Ancora i due professionisti: “Leggendo con attenzione l’avviso di accertamento impugnato, notiamo come il Comune di Alassio abbia utilizzato la decisione del Suprema Corte dell’anno 2009 per tassare, con tariffe differenti, il “porto” ed il “parcheggio a pagamento” (del porto): il primo assimilandolo, come detto, alla categoria “aree ricreative turistiche”; il secondo, alla categoria “barche, deposito di roulotte, locali ed aree adibite a sosta. Tutto ciò senza che il regolamento comunale di riferimento (e su cui si dirà in appresso), abbia mai spiegato cosa “abbracciasse” il concetto di porto”.

Il caso era scoppiato nelle settimane scorse quando gli uffici comunali hanno inviato la cartella alla società che gestisce lo scalo alassino, in base ad una legge del 2009 che parrebbe assoggettare alla tassa anche lo specchio d’acqua dei porti. La missiva è stata accolta come un fulmine a ciel sereno dalla Marina, e pare avere colto un po’ di sorpresa anche la stessa amministrazione comunale. Fatto sta che la cartella è stata recapitata, ma la Marina non intende pagare tanto che ha dato mandato ai due professionisti che hanno subito fatto ricorso e protocollato la documentazione in Commissione.

Il presidente della Marina Gian Carlo Cerutti e i vertici societari avevano anche incontrato la dirigente del settore finanziario Gabriella Gandino. La Marina contesta il calcolo delle superfici, inoltre contesta anche l’applicabilità della tassa, considerato che i natanti pagano già tariffe omnicomprensive. La cartella esattoriale era stata inviata sulla base dell’interpretazione di una norma di legge. Situazione decisamente scomoda per il Comune visto che ricopre  il doppio ruolo di esattore ed azionista, ma è evidente che per la Marina di Alassio sarebbe una botta non indifferente. I conti aziendali sono solidi, ma l’utile non è più consistente come in passato (la crisi della nautica si fa sentire anche da queste parti), e rischierebbe di essere completamente azzerato da una spesa imprevista di questa entità. Inoltre il problema non sarebbe limitato a questa cartella,visto che quella norma è ancora in vigore e se l’interpretazione degli uffici comunali alassini fosse ritenuta corretta, ecco che la Marina si vedrebbe recapitare anche altre 5 cartelle,per un totale di diverse centinaia di migliaia di euro. Soldi che finirebbero nelle casse comunali e mettere in difficoltà una società che fino ora ha sempre prodotto utili.

“Siamo arrivati al paradosso – dice il consigliere comunale Angelo Galtieri – Il Comune invia una cartella esattoriale e la Marina, società della quale lo stesso Comune è socio, presenta ricorso. E’ la classica situazione del cane che si morde la coda”.

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