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Italiana Coke, Mantero (M5S): “Stop alla filiera del carbone in Liguria”

Cairo Montenotte. “In Valbormida c’è nebbia fitta. Ma questa volta non sono i fumi che escono dai camini a destare preoccupazione nella valle dell’entroterra savonese, bensì la cortina d’incertezza che avvolge presente e futuro di ciò che resta della più grande cokeria d’Europa”.

Matteo Mantero, parlamentare del MoVimento 5 Stelle, interviene a proposito del futuro di uno dei tasselli fondamentali della filiera del carbone in provincia di Savona, cioè Italiana Coke.

“Quella della provincia di Savona è una situazione paradossale – spiega – industrialmente è cresciuta e invecchiata pressoché attorno ad un unico filone che forse poteva andare bene nel 1800, ai tempi di Dickens, quando si usava l’assioma: se c’è del fumo, c’è del pane. Un unico filone quello del carbone, sostenuto da industriali poco coraggiosi e politici miopi che negli ultimi 20 anni si sono concentrati a difendere esclusivamente gli interessi e i profitti dell’azienda a scapito di quelli dei cittadini e degli stessi dipendenti. Una filiera, quella del carbone, ormai morta e sepolta, che non ha un presente e non può certo avere un futuro in mezzo alle case di una valle stretta e popolata come questa.”

“In questi giorni – prosegue Mantero – la dirigenza dell’Italiana Coke, giocando la carta del ricatto occupazionale e dell’incolumità della popolazione della valle, cerca di rimanere in piedi in una situazione di crisi di liquidità che in oltre 100 anni di storia l’azienda non aveva mai conosciuto.”

“L’azienda si trova in una congiuntura nella quale nemmeno le banche credono più e gettano l’elemosina di un rinvio di 15 giorni per permettere a chi può di prendere l’elicottero e scappare, lasciando il conto da pagare agli ultimi, quelli su cui ricade sempre tutto, quelli che pagano sempre e comunque le scelte scellerate compiute da altri sulla loro pelle, siano essi dipendenti o abitanti del circondario.”

“Nel 2015 la filiera del carbone non può più essere la dimensione di vita e di lavoro di un’Italia che giocava a fare la grande potenza industriale, non può più essere questa l’idea di sviluppo che vogliamo per il nostro territorio e per i nostri figli per i prossimi decenni”, conclude Mantero.

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