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Italiana Coke, Ardenti (Lega): “Tutelare lavoratori e produzione è dovere e necessità”

Cairo M. “Acna, Agrimont, 3M e oggi Italiana Coke. Mentre gli stabilimenti chiudevano uno dopo l’altro abbiamo visto la gente della Valle Bormida cedere alla rassegnazione. Ci ricordiamo la rabbia, a volte anche scomposta, di quando scoppiò il caso Acna e ora non possiamo non notare il silenzio di fronte alla situazione dello stabilimento di Bragno”. L’attacco parte da Paolo Ardenti, segretario della Lega Nord di Cengio e segretario organizzativo regionale.

“In 25 anni la Valbormida non è stata capace di fare sistema, i suoi amministratori, punto di riferimento e portavoce di noi tutti, hanno rincorso negli anni le emergenze, spesso disarmati e spesso abbandonati da una amministrazione regionale incapace di tutelare la ‘cultura del lavoro’ della Val Bormida, perché le fabbriche possono anche chiudere, ma sono le maestranze, l’esperienza lavorativa che non devono essere perdute. Riconversione: questa doveva essere la parola d’ordine di questi 25 anni, ma per attuarla é fondamentale una politica che sa guardare avanti, che non si limita a inseguire i problemi. Saldatori, tubisti, elettricisti, metalmeccanici, chimici, perfino piastrellisti sono una delle ricchezze della nostra terra, esperienze lavorative tramandate di generazione in generazione per quasi un secolo” prosegue l’esponente del Carroccio.

“Abbiamo visto erodere negli anni questa nostra ricchezza ed oggi di fronte alla crisi della Italiana Coke, in qualità di segretario della Lega Nord, e ancor di più come valbormidese non posso non lanciare un appello a tutti i politici ed amministratori affinché questa ricchezza non venga persa del tutto, mettendo da parte se necessario l’appartenenza politica a favore dell’appartenenza al territorio. Leggo l’intervento dell’onorevole Mantero, del Movimento 5 Stelle, sull’Italiana coke. Al di là del rallegrarmi che Mantero, pur savonese, si ricordi una tantum anche della Val Bormida, si può anche essere d’accordo sulla critica a un sistema di monocultura industriale non al passo coi tempi, e su una visione della filiera del carbone che è stata tanto cara a Burlando e al centro-sinistra che governa la Regione; ma, come spesso accade, il Movimento 5 Stelle è bravissimo a criticare, mai a suggerire soluzioni o alternative realistiche, non considerando a priori che il prodotto della Italiana Coke è conosciuto a livello mondiale per la sua qualità, che questo settore potrebbe avere interessanti sviluppi occupazionali, che la Italiana Coke più di ogni altra azienda ha investito per abbattere l’impatto ambientale” osserva Ardenti.

“Cosa dovremmo dire ora agli oltre 400 lavoratori della cokeria e dell’indotto? Siete figli di un sistema vecchio e mal gestito, da domani trovatevi un altro lavoro e se lavoro non ce n’è, come non ce n’è, arrangiatevi in attesa di un reddito di cittadinanza promesso? Dichiarate di fare politica al servizio dei cittadini? Allora cominciate a fornire soluzioni realizzabili e progetti concreti che tengano conto di tutti i cittadini. Altrettanto preoccupante è il silenzio che si registra da molti versanti politici, anche dello stesso colore dell’amministrazione comunale cairese, e da esponenti che vorrebbero rappresentare questo territorio in Regione. Evidentemente l’ottica è quella ‘la patata bollente è tua, Briano, arrangiati’. Un modo di ragionare, non di fare politica, ma di opportunismo politico, che non mi appartiene, e che dobbiamo superare. E non solo perchè l’Italiana coke e il suo indotto non riguardano solo Cairo, ma lavoratori di tutta la Valle. Ma anche perchè questo limitato modo di fare politica lo abbiamo visto per l’Acna di Cengio, per la Ferrania, e per qualsiasi situazione di crisi, sempre più frequente e grave, della Val Bormida”.

“Certo, capisco l’imbarazzo di alcuni, ne capisco le difficoltà, perchè ragionare oltre le opportunità politiche e oltre i rassicuranti confini del proprio feudo significa anche guardare in modo critico alla Regione, chiedersi quale sia stato il ruolo di quel centro-sinistra, farsi domande imbarazzanti sul rapporto elargizione-risultati di certi corposi finanziamenti, come per il parco tecnologico di Ferrania; o su vicende come il caso ex Acna, ma anche il fantomatico Polo della Meccanica della Pertite. Non è facile. Ma se un lavoratore in assemblea dichiara che in Italia i profughi sono più garantiti ed assistiti dei lavoratori, abbiamo il dovere morale, oltre che tecnico di fronte ad una crisi generale della Val Bormida che rischia di non essere più gestibile, di intervenire. La sensazione dei lavoratori di essere abbandonati, inermi pedine di ingranaggi e di decisioni prese dall’alto, non è da sottovalutare” spiega il segretario della Lega Nord.

“Pur nella sacrosanta diversità di vedute, di appartenenze politiche, di scelte e priorità, nonché responsabilità, che rivendico, e che saranno evidenti nell’imminente campagna elettorale per le regionali, è arrivato il momento che, in Val Bormida, si faccia un passo in avanti. E’ arrivato il momento di ragionare a livello di comprensorio, di non aver paura di unire gli intenti, ma anche di criticare e di contrastare decisioni prese in altre sedi, sopra le nostre teste. Occorre aumentare la nostra rappresentatività e fare sistema, aumentare il peso specifico, per poter ottenere attenzione anche da un governo molto bravo a fare proiezioni, ma sempre più lontano dal territorio reale. Decidendo, realmente in autonomia e secondo le priorità che solo questo territorio conosce, dove e verso quali obiettivi realistici indirizzare eventuali strumenti o risorse che sono ormai indispensabili per la Val Bormida. Solo criticare, così come annuire sempre con la paura di perdere la poltrona nel carrozzone, non serve a nulla” conclude Paolo Ardenti.

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