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Incidente mortale all’Italiana Coke, in aula ascoltato un tecnico Psal foto

Il testimone del pm spiega: "La pala meccanica deve operare in spazi ampi perché chi la conduce lavora con un 'cono d'ombra'"

Savona. “Sono mezzi che devono operare in ampi spazi perché chi li conduce deve essere in grado di muoversi nella massima tranquillità sapendo che intorno non ci sono persone”. E’ uno dei punti chiariti questa mattina nel corso del processo per la morte di Santino Barberis, l’operaio di 61 anni schiacciato da una pala meccanica il 14 settembre del 2011 all’interno dello stabilimento Italiana Coke di Bragno.

A deporre questa mattina è stato il tecnico dello Psal Marco Bui che, insieme al collega della pg Corrado Cirio, si era occupato dei rilievi dopo l’incidente: “Avevamo fatto misurazioni precise sull’altezza alla quale era posizionata la benna e sulla posizione mezzo meccanico. Sulla base dei rilievi abbiamo accertato che con la benna sollevata di 70-80 centimetri, come quel giorno, il cono d’ombra, e quindi in cui la visuale risulta coperta, per l’operatore che conduce la pala meccanica è di 20 metri”.

Quel giorno quindi, secondo quanto ipotizzato dalla Procura, il collega che lo ha investito non aveva visto Santino Barberis. Il processo dovrà chiarire se il tragico incidente poteva essere evitato in qualche modo ed in particolare se tutte le normative in tema di sicurezza sul lavoro siano state rispettate.

Questa mattina, sempre durante la deposizione del tecnico Psal, è emerso anche un altro particolare: “L’investimento è avvenuto in quello che viene chiamato ‘viale delle giraffe’. La pala trasportava carbon fossile destinato ai carri ferroviari ed ora obbligato a passare di lì. Il trasporto doveva avvenire con la benna sollevata, ma noi abbiamo fatto presente che quella secondo noi non era la modalità corretta per spostare il materiale”.

Secondo la tesi della Procura infatti quel tipo di mezzo non si sarebbe dovuto muovere in un ambiente con quelle caratteristiche come ha precisato il testimone del pm: “E’ un’ambiente critico perché ci passano altri mezzi e c’è rumore. Sulla pala non c’era un avvisatore acustico, ma perché quel tipo di mezzo deve operare in una zona libera”.

Il tecnico Psal ha anche spiegato che dopo l’incidente infatti erano state imposte delle prescrizioni precise per quelle operazioni: “Abbiamo chiesto di adottare misure affinché in quella via non ci fossero passaggi pedonali e sono stati rivisti tutti i percorsi dei mezzi, ma anche installata un’apposita cartellonista”.

Terminata l’audizione del testimone il processo è stato rinviato al prossimo ad aprile. A giudizio ci sono nove persone: Augusto Ascheri, presidente del consiglio d’ammnistrazione di Italiana Coke; Claudio Giromini, loanese e direttore stabilimento Bragno; Giancarlo Bruni, responsabile per la sicurezza sul lavoro di Italiana Coke (tutti e tre difesi dall’avvocato Fausto Mazzitelli); Giampaolo e Alfio Bagnasco della ditta Emi (assistiti dagli avvocati Amedeo Caratti e Massimo Badella), in qualità di datori di lavoro deleganti dell’operaio; Marco Prestipino, dirigente della Emi; Flavio Ferraro, direttore tecnico della Emi; Ferruccio Boveri e Renato Ginola, rispettivamente presidente del cda e direttore tecnico della Simic, l’azienda per la quale lavorava Barberis.

Tutti gli imputati devono rispondere in concorso dell’accusa di omicidio colposo, in relazione alla violazione delle norme di sicurezza sul lavoro. Santino Barberis, vice capocantiere della Simic, fu fatalmente schiacciato dalla pala meccanica manovrata da un collega dipendente di un’altra azienda appaltatrice, la Emi di Cengio.

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