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Il Riesame annulla due contestazioni “prescritte” a Gullace foto video

Secondo la difesa non c'è stata cessione fittizia di beni in tre episodi

Genova. E’ stato parzialmente accolto il ricorso presentato al Tribunale del Riesame dai legali di Carmelo “Nino” Gullace. I difensori la scorsa settimana hanno chiesto l’annullamento di tre delle contestazioni mosse nei confronti del loro assistito e, dopo essersi riservati, i giudici questa mattina hanno reso noto il loro verdetto.

Due delle imputazioni, entrambe relative alla contestazione dell’articolo 12 quinquies, ovvero la cessione fittizia di beni, sono state annullate: si tratta di quelle relative a due prestiti da 40 mila euro ciascuno a favore di un’imprenditrice, che risalgono al 2007 e sono quindi prescritti.

I legali di Gullace, gli avvocati Giovanni Ricco e Andrea Boselli, avevano chiesto anche l’annullamento di una terza contestazione che faceva riferimento ad un versamento da 130 mila euro a beneficio di un imprenditore. Un passaggio di denaro che secondo i difensori non sarebbe una cessione fittizia, ma un prestito. Una tesi che però non è stata accolta dal Riesame.

Gullace, che è stato arrestato lo scorso 6 marzo con le accuse di usura, tentata estorsione, intestazione fittizia di beni e esercizio abusivo della professione creditizia, resta in carcere (l’annullamento di due imputazioni infatti alleggerisce i titoli di custodia, ma le esigenze cautelari sussistono comunque).

Nel frattempo, stavolta a Savona, è atteso anche il pronunciamento di un altro tribunale del Riesame che dovrà decidere se accogliere il ricorso contro il sequestro della villa e degli altri beni di proprietà della moglie e delle figlie di Gullace.

La richiesta di dissequestro è stata discussa la scorsa settimana davanti ai giudici Fiumanò, Rossi e Canepa che si sono riservati di decidere sulla richiesta. Il difensore di Giulia Fazzari, moglie di Gullace, e delle figlie, l’avvocato Benedetto Chirò, ha chiesto la revoca della misura cautelare reale relativa ai beni di proprietà delle sue assistite, tra i quali anche la villa di Toirano.

Nel corso della discussione, proprio riferendosi alla villa, l’avvocato Chirò ha ricordato che alla fine degli anni ’90 era già stata sequestrata ma la Corte d’Appello di Genova aveva poi revocato il provvedimento ravvisando che non ci fossero irregolarità.

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