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Gli ex cantieri Baglietto passano all’Alfa Shipyard

Dopo oltre cinque anni finalmente la conclusione della vertenza

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Varazze. Sarà l’Alfa Shipyard ad occuparsi del rilancio degli ex cantieri navali Baglietto di Varazze. Il tribunale di La Spezia (città dove ha la sede legale l’azienda nautica) ha sciolto le riserve dopo le ultime indicazioni avute dai commissari giudiziari e da liquidatore Federico Galantini.

L’Alfa Shipyard è un’azienda che opera all’interno dello scalo cittadino di piazza dei Fabbri, occupandosi della rimessa al coperto in capannone, refitting completo di imbarcazioni, ricostruzioni, riparazioni, lucidatura, restauro, costruzioni navali. Attualmente ha un organico di 14 unità ai quali si dovranno aggiungere altri 14 operai ex Baglietto in cassa integrazione fino al 31 maggio.

“Dopo cinque anni di odissea e di attesa e tre aste – dice Massimo Pesce della Rsu – finalmente si vede la luce fuori dal tunnel e possiamo ritenerci soddisfatti. Non conosciamo i dettagli della decisione dei giudici, ma asuspicavamo che questa venisse assunta entro breve tempo”. Proprio i lavoratori e la Rsu pochi giorni fa aveva sottolineato come l’offerta migliore per l’acquisizione degli ex cantieri Baglietto di Varazze fosse quella dell’Alfa Shipyard.

Dunque il futuro dei cantieri navali varazzino è delineato come lo è per i quattordici dipendenti rimasti in organico. Dopo la terza gara a offerta libera predisposta dalla Sezione fallimentare del Tribunale della Spezia (città sede legale della Baglietto Snc.), si attendeva solo una decisione. Tre erano le aziende in gara: “Marina di Varazze” del deputato Paolo Vitelli, in possesso sia della concessione del porto turistico fino 2052, sia dello specchio acqueo davanti al cantiere. La famiglia Vitelli è anche alla guida dell’Azimut Yacht-Benetti Group;  l’Alfa Shipyard sempre di Varazze, quindi la Nisida con sede a Roma dell’imprenditore Carmine De Vizia, già impegnato nell’estenuante vicenda di ricostruzione del retro porto di Varazze.

All’origine, la cifra fissata per l’acquisto del ramo di azienda era un milione e 800 mila euro. Ma le cifre proposte erano nettamente più basse, tanto da far modificare impostazione alla gara, ponendola a offerta libera per evitare l’eccesso di ribasso. Come ramo di azienda si intende il piazzale operativo e la concessione demaniale che scadrà nel 2017, le poche attrezzature rimaste, la palazzina uffici. Ma soprattutto l’assunzione di tutto il personale. Questa era la condizione principale.

I fatiscenti edifici lato Aurelia e i capannoni restano del Demanio marittimo poiché il Comune ha esercitato solo richiesta di prelazione per non accollarsi le spese di gestione e acquisto (valore circa due milioni), fin quando non sarà terminata la procedura di aggiudicazione.

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