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Ex cantieri Baglietto, ai lavoratori piace l’offerta di Alfa Shipyard

Il 31 maggio scadrà la cassa integrazione per i 14 lavoratori rimasti in pianta organica

Varazze. Rsu e lavoratori hanno sciolto le riserve: l’offerta migliore per l’acquisizione degli ex cantieri Baglietto di Varazze e che garantisce loro un futuro è quella dell’Alfa Shipyard. Si tratta di un’azienda che opera all’interno dello scalo cittadino di piazza dei Fabbri, occupandosi della rimessa al coperto in capannone, refitting completo di imbarcazioni, ricostruzioni, riparazioni, lucidatura, restauro, costruzioni navali. Si tratta però di un parere perché la decisione definitiva spetta al liquidatore Federico Galantini e i commissari giudiziali dopo che avevano ricevuto dal giudice Alessandro Farina altri dieci giorni di proroga, per stabilire se e a chi affidare il ramo d’azienda.

Il destino dei cantieri navali varazzino quindi ormai è segnato come lo è per i quattordici dipendenti rimasti in organico e che da cinque anni sono in attesa di conoscere la loro sorte anche perchè la cassa integrazione scadrà il 31 maggio. Dopo la terza gara a offerta libera predisposta dalla Sezione fallimentare del Tribunale della Spezia (città sede legale della Baglietto Snc.), è arrivato il momento di decidere.
Sono tre le aziende in gara: “Marina di Varazze” del deputato Paolo Vitelli, in possesso sia della concessione del porto turistico fino 2052, sia dello specchio acqueo davanti al cantiere. La famiglia Vitelli è anche alla guida dell’Azimut Yacht-Benetti Group;  l’Alfa Shipyard sempre di Varazze, quindi la Nisida con sede a Roma dell’imprenditore Carmine De Vizia, già impegnato nell’estenuante vicenda di ricostruzione del retro porto di Varazze.

All’origine, la cifra fissata per l’acquisto del ramo di azienda era un milione e 800 mila euro. Ma le cifre proposte erano nettamente più basse, tanto da far modificare impostazione alla gara, ponendola a offerta libera per evitare l’eccesso di ribasso.  Come ramo di azienda si intende il piazzale operativo e la concessione demaniale che scadrà nel 2017, le poche attrezzature rimaste, la palazzina uffici. Ma soprattutto l’assunzione di tutto il personale. Questa la condizione principale. Massimo Pesce (Rsu-Uil), spiega: “Noi preferiamo Alfa alle altre perché prenderebbe in carico tutto il personale”.
Il piano industriale delle concorrenti sarebbe orientato al refitting. I fatiscenti edifici lato Aurelia e i capannoni restano del Demanio marittimo poiché il Comune ha esercitato solo richiesta di prelazione per non accollarsi le spese di gestione e acquisto (valore circa due milioni), fin quando non sarà terminata la procedura di aggiudicazione.

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