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Dal Nepal all’India, continua il viaggio del giramondo Flavio D’Alessio foto

L'entusiasmante racconto del giramondo di Vado Ligure che in Asia sta facendo curiosi incontri e nuove esperienze di vita

Dal Nepal all’India, il viaggio del vadese Flavio D’Alessio continua senza sosta con nuove e importanti esperienze e anche incontri a dir poco incredibili. Dall’altra parte del mondo ha conosciuto Giovanni Raso, cantante della band Z-Town e volontario di “Finale For Nepal” con il quale, sin dal primo momento, ha riscontrato parecchie affinità, non solo fisiche. Entrambi affascinati dall’Asia, dalla sua storia, dalla sua millenaria cultura e dalla sua gente, entrambi liguri e amanti della natura, entrambi con il sogno, una volta tornati in Italia, di vivere una vita sostenibile e compatibile con l’ecosistema che li circonda.

Flavio con un passato in Tirreno Power a Vado Ligure a produrre energia elettrica, Giovanni con un presente in Terna a distribuirla. “Che strana coincidenza”, dice il giramondo di Vado Ligure. Nei 13 giorni di trekking verso l’Annapurna ha avuto modo di conoscerlo meglio e capire che questo non è un incontro casuale, ma l’inizio di una lunga amicizia. “Le gambe oramai vanno da sole per la fatica – racconta Flavio – ma la voglia di conoscersi e scambiarci idee e altro va oltre a tutto, anche oltre i limiti che corpo e mente tentano di crearci”. E il viaggio alla scoperta del mondo come prosegue?

“Non siamo sicuramente organizzati per intraprendere un trekking del genere in questa stagione e le nostre guide Charan e Lakman lo sono ancora meno di noi indossando solo jeans e scarpe da ginnastica – dice Flavio – vederli sfidare intrepidi la neve e il gelo così vestiti mi ha fatto molto riflettere sull’importanza dell’attitudine mentale”.

Salendo verso il Base Camp Flavio e Giovanni hanno incontrato altri trekker davvero organizzati di tutto punto, che per via delle valanghe cadute in quei giorni, che avevano bloccato la via di ascesa principale (2 turisti dispersi) tornavano indietro consigliando loro di non proseguire oltre. “Un po’ per incoscienza e un po’ perche il 20 febbraio era il mio compleanno e avevo deciso di festeggiarlo in cima, noi abbiamo continuato a salire a ritmo delle valanghe che ovunque intorno a noi echeggiavano e mostravano la potenza della montagna. Arrivare finalmente in cima ed ammirare il circuito dell’Annapurna dal Base Camp ci ha ridato ogni filo di energia utilizzata nell’ascesa, ci ha fatto riflettere, dimostrandoci una volta per tutte che la forza di volontà va oltre a tutto il resto, anche otre il Goretex. Siamo rimasti al campo base una notte soltanto per via del freddo intenso che faceva ghiacciare l’acqua. La discesa verso Pohkara, lenta e molto introspettiva per entrambi ci ha dato modo, grazie alle nostre guide, di passare per the’ house e villaggi poco trafficati dai turisti”. 

Il racconta di Flavio svela altre curiosità: ” Qui abbiamo avuto l’onore e il piacere di sentirci accolti come di famiglia e non solo turisti paganti. Lakman, la nostra guida sherpa ci ha sfamati raccogliendo la canna da zucchero durante il tragitto e ci ha preparato delle ottime zuppe di ortiche selvatiche”.

E le esperienze di vita non sono mancate. In una di queste famiglie hanno potuto dare una mano a separare e a mettere al sicuro le sementi di vari fagioli e mais locali per la prossima semina”. E c’è anche una curiosità. “Ho avuto l’onore di portare via con me delle sementi che proverò a far acclimatare in Italia al mio rientro, sempre con l’idea in mente di creare una rete di scambio semi indipendente dalle multinazionali”.

Nella discesa Flavio e Giovanni hanno conosciuto due ragazze spagnole che affrontavano la salita, Eva e Eugenia, in viaggio da molti mesi, che hanno fornito ottime informazioni per l’India e per il lungo procedimento burocratico per ottenere il visto di ingresso in Myanmar (Birmania), la tappa successiva all’India. “Se davvero come si dice, al mondo esistono 10 sosia per ognuno di noi – la pensa così Flalvio – entrambi siamo convinti di averne trovato uno. Grazie a questa terra meravigliosa per tutto,ma sopratutto per questo magico e inaspettato incontro. Una volta tornato dal trekking mi sono messo in marcia per entrare in India, 21 ore di bus da Pohkara a Banbasa, la prima città indiana in Uttarakhand, da lì altre 9 ore di bus per Dehli e 10 ore per arrivare a Pushkar per assistere all’Holi Festival, la festa dei colori nella quale la magia indiana esplode in un mescolarsi di colori, lanciati ovunque e da chiunque”.

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