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Condanna pecuniaria per il notaio Valentino, la Corte d’Appello dà ragione al procedimento del Consiglio notarile

Alassio. Si è concluso con una condanna a carico del notaio alassino Elpidio Valentino la vicenda del procedimento disciplinare iniziato dal Consiglio Notarile di Savona, nell’ambito dell’indagine legata al caso Fameli nella quale il noto professionista era rimasto coinvolto (la sua posizione a livello penale era stata archiviata).

Dopo la condanna alla sospensione dell’attività per  otto mesi inflitta dalla Coredi Liguria – l’organo competente per il giudizio disciplinare -, il notaio era stato assolto dalla Corte di Appello di Genova con decisione annullata dalla Cassazione ed ora nuovamente condannato dalla Corte di appello di Genova alla sospensione, degradata a pena pecuniaria per il riconoscimento delle attenuanti generiche.

La Corte di Appello sez. I, come già la Coredi Liguria e la Corte di Cassazione, hanno riconosciuto che “il modello di organizzazione” dello studio del notaio Valentino, che prevede la distribuzione del lavoro di raccolta dei documenti, preparazione degli atti e controllo dei dati, con l’intervento del notaio solo alla stipula dell’atto, “ha comportato una sistematica omissione, di quel contatto personale con le parti finalizzato a garantire che l’atto richiesto corrisponda alla loro volontà  che la corte Suprema ha ritenuto sempre indispensabile”.

Tale organizzazione, anche secondo una sentenza della Cassazione: “si pone in contrasto con la legge notarile e con l’orientamento giurisprudenziale che ritiene censurabile sotto il profilo disciplinare l’attività notarile svolta mediante una organizzazione di persone e mezzi nella quale il professionista, riservando a sé compiti direttivi, deleghi ad altri gran parte delle prestazioni professionali”.

“Siamo soddisfatti della sentenza – dichiara il presidente del Consiglio Notarile di Savona Paola Orsero – che conferma la doverosità e fondatezza della iniziativa disciplinare promossa da Consiglio nei confronti del notaio Valentino, riconoscendo, per la terza volta nei vari gradi di giudizio, che il notaio deve svolgere personalmente il suo lavoro, facendosi aiutare dai collaboratori ma mai farsi sostituire”.

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