IVG.it -  Notizie in tempo reale, news a Savona, IVG: cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia. Mister Brunello fa volare l’orgoglio rossoblù all’Old Trafford

I Giovanissimi nazionali alle fasi finali continentali della Nike Premier Cup

Albenga. Davide Brunello, ligure ponentino della piana albenganese, classe ’62 (un’annata doc come quella dell’omonimo rosso di Montalcino), ha iniziato il suo matrimonio col pallone prima nelle vesti di calciatore (un vero ragioniere di centrocampo) e poi di allenatore ottenendo sempre ottimi risultati.

In pochi anni ha guidato tutte le categorie dilettantistiche, conseguendo promozioni e tanti riconoscimenti per il bel gioco ricercato dalle sue squadre. Un’insaziabile fame di sapere e di conoscere (lo si potrebbe definire un “Ulisse del football”) lo ha portato inoltre in giro per tutta l’Europa al fine di allargare i propri orizzonti: visite ai vivai dell’Ajax e del Barcellona sono solo alcune delle tante tappe che ne hanno plasmato il pensiero. Punto di riferimento per tutto il movimento provinciale giovanile (sta per esordire il 9 marzo, grazie al suo instancabile impulso, il tradizionale appuntamento ed oramai storico “Mese del Mister”) ed apprezzato e stimato organizzatore e relatore di eventi anche fuori porta, in qualità di responsabile tecnico dei Giovanissimi nazionali del Genoa (classe 2000) si è recentemente aggiudicato, battendo nella finalissima di Pescara la fortissima Inter di Stefano Bellinzaghi (risultato 1 a 0 con rete del bomber Bianchi), la Nike Premier Cup. In virtù di questo prestigioso successo i suoi grifoncini (ricordiamo che sono primi in classifica nel rispettivo campionato) sono riusciti ad approdare alle fasi finali continentali che si disputeranno dal 1°all’8 agosto presso il mitico Old Trafford di Manchester.

Come nel nostro stile vogliamo congratularci con il protagonista di questa eccezionale impresa (confidando di poter continuare a dedicare spazio e visibilità a tanti altri “eroi calcistici” provenienti dalla nostra terra sia nel caso che lo abbiano preceduto sia, e lo speriamo, che ne seguano l’esempio) rispolverando un’interessante intervista dedicatagli da Francesco Crisanti cinque anni or sono all’interno della rubrica “Parliamo con…, 5 domande poste agli addetti ai lavori ed agli esperti del calcio giovanile”, fra i quali scelse per l’appunto il nostro Davide Brunello, definendolo come “un allenatore competente, un appassionato del mondo del calcio che organizza dibattiti, incontri e momenti di formazione per aprire la mente a tutti coloro che amano il mondo del calcio giovanile”.

Mister Brunello, che cosa significa “insegnare calcio” ai ragazzi in Italia al tempo di El Shaarawy?

“Sono convinto che ogni professione necessiti di grande passione e di un mix di varie qualità umane, con a capo la consapevolezza che, solo un necessario percorso di evoluzione personale (che non può ovviamente prescindere da competenze specifiche) sia necessaria oggi,come ieri e come domani. L’alibi del contesto sociale (nuove difficili generazioni, società che non crea i presupposti, giovani diversi ecc.) non dovrà essere una scusa per giustificare le difficoltà di una professione-passione che richiede una sensibilità sopra il comune”.

Come trova stia cambiando il mondo del calcio giovanile? Sia tra le società dilettantistiche che nei palcoscenici professionistici?

“Trovo che la favola del settore giovanile e della sensibilità nei confronti di tale settore sia una bufala gigantesca in Italia: ovvero si predica bene per apparire , ma in sostanza si razzola molto male. Non conosco ad ora un progetto a medio lungo termine in Italia sostenuto da basi tangibili (ndr, quello della Cantera Barabino a cui concorre doveva al tempo ancora nascere) che punti decisamente alla crescita dei ragazzi senza essere sotto scacco delle dirigenze che più o meno velatamente pretendono risultati”.

Quali sono i requisiti per un buon allenatore di calcio giovanile?

“La base a mio avviso deve essere l’umiltà di apprendere e di evolvere che deve mediare la grande spinta passionale che accomuna quasi tutti i neo allenatori. Oggettivamente un giovane allenatore o magari laureato fresco in scienze motorie od un giocatore al termine della carriera (come nella maggior parte dei casi accade), non può assolutamente possedere l’esperienza pratica, per poter incidere, trasmettendo ciò che di buono ha nella propria mente. La metodologia risulta fondamentale nel processo di apprendimento, ma anche questa da sola non basta, se chi trasmettere non trascende dalla pura specificità della materia che insegna sconfinando con la dovuta sensibilità nel campo delle relazione interpersonali avendo come strumento principale la comunicazione”.

Tecnica, tattica, preparazione fisica e motivazione. Tra quali di questi settori trovi che ci siano più margini di crescita?

“L’insegnante modello racchiude una serie di qualità professionali che coinvolgono molte aree di competenza, ma se devo sceglierne una, vedendo all’opera molti allenatori o persone che gestiscono risorse umane punto decisamente sulla comunicazione e quindi sulla motivazione”.

Guardando in Italia quali settori giovanili ritieni all’avanguardia e perché? All’estero invece?

“Penso all’Atalanta che, grazie a figure leggendarie come Mino Favini ed in questo momento Lucia Castelli e Stefano Bonaccorso, ha contribuito in maniera significativa a migliorare la cultura italiana (abbiamo imparato molto da loro nei vari aggiornamenti), ma non solo loro. Sono convinto che in Italia non manchino le figure che potrebbero elevare la qualità dei settori giovanili (sto parlando di gente che ha spessore professionale e competenze incredibili maturate sul campo e sui libri) ma non si ha il coraggio di metterle a capo del settore giovanile dandogli potere riconoscendogli il giusto compenso economico. Il sistema è viziato dalla testa e deve evolvere con passaggi radicali a cominciare dalla percentuale di investimenti che devono essere veicolati nel settore giovanile, a discapito delle prime squadre; ma per far questo le società dovranno avere le idee chiare condividendo dalla testa alla coda questa politica, scegliendo per la prima squadra un allenatore che dopo “attenta e competente valutazione” (quando si sceglie ci si deve accollare la responsabilità, per cui se la scelta è sbagliata io che ho scelto pago per primo) verrà messo nelle condizioni di far esprimere al massimo tutto l’ambiente (facendogli un contratto di 5 anni). Facile a dirsi ma a farsi la vedo dura. Per quanto riguarda l’estero farei una riflessione sul modello svizzero dove la popolazione non arriva ad 1/10 della nostra e da diversi anni ottiene grandi risultati. La Germania dopo decenni di nulla ha messo mano ad un piano strutturale che ha portato risultati a medio termine estremamente significativi portando alla nazionale maggiore molti giovani. L’Olanda maestra nel commercio da che storia ricordi investe sui giovani crea sistema e vende facendo quadrare i conti. Il Barcellona ha perseguito il modello olandese, caratterizzandolo con la propria identità catalana”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di IVG.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.