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Calcio, “Cinque domande” a Mattia Pisano, difensore della Rocchettese

Centocinquanta presenze in maglia rossoblù

Cairo Montenotte. In occasione della gara del campionato provinciale di Terza Categoria, che si disputerà domenica 29 marzo a Rocchetta di Cairo, tra i padroni di casa ed il Santa Cecilia di Albissola, il difensore rossoblu Mattia Pisano taglierà il prestigioso traguardo delle 150 presenze, tutte disputate con la maglia della “Rocca”.

Pisano, classe ’87, ha sviluppato tutta la sua carriera calcistica nella ‘capitale’ della Valle Bormida, partendo dal settore giovanile con le maglie di Aurora, Cairese e Bragno e arrivando a esordire in prima squadra, con la Rocchettese, in 2^ Categoria, nella stagione 2008/09, nella gara di ‘ouverture’ del campionato, persa a domicilio col Plodio (3-0).

Sei stato lanciato da quel maestro di vita che è Giancarlo Roero, vero ?

“Sarò sempre grato al mister savonese, una persona splendida, oltre che un grande allenatore, ma consentimi di nominare tutti gli altri trainer che ho avuto : Abate, Dalmasso, Lancillotti, Aprea e Morando”.

In un mondo, dove spesso i valori della vita vengono meno, esistono, per fortuna, persone come Pisano, che fanno della passione, dell’impegno sul campo, dell’attaccamento ai colori, una ragione di vita sportiva e umana.

Cosa significa per te giocare 150 gare con la maglia della Rocchettese e quali sono stati i momenti più belli e nitidi?

“Prima di tutto voglio esprimere riconoscenza verso una società che ha creduto in me; col passare degli anni e dei campionati, s’è creato un rapporto di amore verso questi colori e la società, che considero la mia famiglia sportiva. Quanto ai ricordi, citerei senz’altro l’esordio, nel derby col Plodio e poi due vittorie ottenute su campi prestigiosi e ricchi di storia, come il Comunale di Sanremo (3-2 sulla Sanremese) e quello ingauno dell’Annibale Riva (3-1 sul S.Filippo Neri), ma poi ogni partita rappresenta un momento di vita, che resterà sempre nel mio cuore”.

Ci vuoi parlare del grande Presidente, purtroppo scomparso da tempo, Gepi Bonifacino, vero “deus ex machina” della squadra bormidese?

“Ricordo quando mi chiamò e mi convinse a vestire la maglia rossoblu; purtroppo poco dopo si ammalò, ma la presenza è viva nel racconto dei compagni e dei dirigenti”

Quali sono i giocatori con i quali hai legato di più ?

“Credo di non far torto a nessuno, se dico, prima di tutti, la ‘bandiera’, l’ex capitano di lungo corso Enrico Ferraro, con cui mi onoro di aver giocato; poi, come qualità tecniche, vorrei citare Andrea Chiarlone, mentre – come capacità di far gruppo – Andrea Ralli, Beppe Monni e Leonard Leka, sempre in prima fila, sia nei momenti belli, che in quelli difficili”.

Avete al seguito un gruppo di tifosi irriducibili, che vi sostengono sempre e comunque…

“Gli Ultras della ‘Rocca’ sono la ragione che ci spinge a dare il massimo per tutti i novanta minuti; sono una presenza fissa e costante, tanto che il loro sostegno è motivo di orgoglio : non è da tutti avere e meritare simili tifosi”.

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