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Arrestato 49enne savonese coinvolto nell’operazione Maracanà: condannato per estorsione e spaccio

Si tratta di Franco Piscopo, portato al Sant'Agostino per scontare la pena residua

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Savona. Questa mattina gli uomini della Sezione Catturandi del Nucleo Investigativo di Genova, unitamente ai Carabinieri di Savona, hanno arrestato Franco Piscopo, 49 anni, su ordine di esecuzione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Genova. L’uomo è stato rintracciato nella sua abitazione di Savona e, dopo le formalità di rito, portato presso il carcere Sant’Agostino di Savona, dovendo scontare la pena di 5 anni e mezzo di reclusione per condanne inerenti lo spaccio di sostanze stupefacenti e un’estorsione perpetrata nell’anno 2010 a Isola del Cantone (Ge).

Piscopo è noto nel savonese per essere rimasto coinvolto in più operazioni antidroga, tra cui quella denominata ‘Maracana’ del 2008 che aveva stroncato una banda composta da italiani e albanesi, avente anche ramificazioni internazionali, dedita a reati come lo spaccio di cocaina, hashish, marijuana, mdma, ecstasy e altre droghe sintetiche negli ambienti scolastici e calcistici. Gli investigatori avevano accertato che lo stupefacente, suddiviso in dosi, veniva smerciato al dettaglio, attraverso cosiddetti “cavalli”, nelle piazze cittadine, in zona porto, in prossimità di alcuni istituti scolastici (tre in particolare) e negli ambienti sportivi giovanili. Il nome dell’inchiesta, “Maracanà”, derivava invece dall’omonimo campetto di calcio “a 6” di via Nizza, spesso citato dai malviventi come codice durante le comunicazioni per lo scambio della droga.

Piscopo è stato anche condannato definitivamente (a 2 anni e mezzo) per un’estorsione commessa a Isola del Cantone, mentre si trovava in una comunità terapeutica del posto, a danno di una coppia di volontari. Le indagini condotte dai Carabinieri avevano accertato che la coppia, dopo aver prestato del denaro a Piscopo che stava seguendo un programma terapeutico nella comunità, ad un certo punto cessò di dargli i soldi in prestito poiché le richieste divenivano più insistenti ed il denaro, nonostante le promesse, non veniva restituito (circa 500 euro): ma lui, che nel frattempo aveva trovato anche un’occupazione in qualità di cuoco nello spezzino che gli aveva permesso di lasciare la comunità nonostante i dinieghi, aveva iniziato a minacciare la donna con sms e telefonate.

Da lì si era spinto a ricattarla, dicendole che aveva delle sue foto ed sms compromettenti, tanto che la donna per mantenere la pace coniugale gli aveva consegnato altro denaro (400 euro). Passato poco tempo, Piscopo era ritornato a minacciare la donna, ma questa non avendo nulla da nascondere, aveva confidato il tutto al marito ed entrambi, ritenendo si trattasse di una persona disperata e con problemi economici, gli avevano inviato ulteriore denaro (500 euro). Passati solo pochi giorni Piscopo era nuovamente tornato a minacciare la donna, addirittura aspettandola fuori dal posto di lavoro e dicendole che avrebbe picchiato il marito. La donna, per evitare ulteriori conseguenze, gli aveva consegnato altro denaro (500 euro) e successivamente aveva raccontato l’ennesimo episodio al marito: a quel punto la decisione di denunciare tutto ai carabinieri.

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