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A giudizio per il furto di assegni al parroco di San Giuseppe, è un “giocatore d’azzardo patologico”: assolto

Il disturbo dell'imputato è stato riconsciuto anche dal tribunale che lo ha interdetto nominado per lui un tutore

Valbormida. Tentata truffa, furto e falsificazione di titolo di credito. Erano questi i reati contestati ad un cinquantottenne valbormidese che è stato però assolto da ogni accusa perché affetto da ludopatia, ovvero dal “gioco d’azzardo patologico”.

Un disturbo (riconosciuto anche dal tribunale che lo ha infatti interdetto assegnandogli un tutore) del quale il giudice ha tenuto conto pronunciando una sentenza di assoluzione per difetto di imputabilità al momento del fatto.

L’episodio contestato all’uomo, che era difeso dall’avvocato Samuele Monti, risaliva al 2012 quando aveva rubato all’allora parroco di San Giuseppe di Cairo, Don Carlo Caldano (scomparso nel settembre 2014), un libretto di assegni. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il cinquantenne aveva poi cercato di portare all’incasso un assegno da 800 euro, falsificando la firma del prete, ma grazie all’intuizione del dipendente della banca la truffa era stata scoperta.

Immediata era scattata una denuncia ai carabinieri (davanti ai quali aveva ammesso di aver agito così perché aveva bisogno di soldi da investire nel gioco) che aveva poi portato al rinvio a giudizio dell’uomo. Nel frattempo, su impulso dei servizi sociali, appurato che il valbormidese era affetto da ludopatia, nei suoi confronti era scattata appunto l’interdizione.

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