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Tirreno Power, situazione esplosiva: soldi per gli stipendi quasi finiti, dai sindacati ultimatum al Governo foto

Vado Ligure. Un incontro subito, o dal 26 gennaio sarà presidio permanente a Roma. Questo l’ultimatum lanciato dai sindacati al Governo, in una lettera inviata al vicepresidente del consiglio Graziano Delrio sulla situazione Tirreno Power. Il tutto allo porte di uno scenario sempre più preoccupante: il 28 febbraio i soldi nelle casse della centrale, quelli con cui ancora si pagano stipendi e fornitori, saranno finiti.

Uno scritto dai toni duri, durissimi, quello con cui le sigle sindacali attaccano l’immobilismo seguito all’incontro del 23 dicembre, quando invece la soluzione sembrava per la prima volta a portata di mano. “A quasi un mese dall’incontro tenutosi presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, la vicenda riguardante la centrale di Tirreno Power sita a Vado Ligure non ha ancora trovato una soluzione positiva – è l’esordio – È molto strano che ciò avvenga in quanto, in occasione di detto incontro, erano state individuate, con l’assenso di tutte le Istituzioni presenti al tavolo, le condizioni necessarie per la ripresa dell’attività della Centrale in modo chiaro e inequivocabile“.

“Abbiamo atteso, sinceramente fiduciosi, la formalizzazione di un vostro provvedimento risolutorio – continua la lettera – semplicemente segnalandovi, con lettera del 12 gennaio, l’esigenza di procedere in tempi brevi. Esigenza dettata dalla drammatica condizione finanziaria illustratavi dalla Società e dalla situazione pesantissima che stanno vivendo, ormai da molto tempo, i Lavoratori di Tirreno Power e quelli dell’indotto.

Il quadro è drammatico: “Facciamo presente che non più di qualche giorno fa, l’Azienda ci ha comunicato che dopo il 28 febbraio c.a., non avrà più ‘cassa’ per pagare stipendi e fornitori – rivelano i sindacati – Arrivati a questo punto, Le chiediamo con urgenza una convocazione per avere certezza dei provvedimenti che la Presidenza del Consiglio dei Ministri vorrà adottare per risolvere definitivamente la vicenda, nel pieno rispetto degli impegni presi il 23 dicembre 2014”.

In chiusura l’ultimatum: “Siamo costretti a segnalarLe che, qualora non dovessimo ricevere riscontro alla presente, organizzeremo un presidio con i lavoratori interessati per il prossimo 26 gennaio, sotto la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Presidio che permarrà in loco fino a compimento delle vostre promesse“.

Non resta che attendere, per capire se il Governo accetterà di incontrare i sindacati in tempi brevissimi o se si arriverà al muro contro muro. E da Vado Ligure si alza il grido di dolore: il 31 dicembre nel savonese sono cessati tutti i contratti delle imprese che lavoravano per la centrale. “Spero vivamente che qualcuno passi a qualcosa di concreto – racconta Maurizio Perozzi, della Rsu Cisl – I dipendenti diretti un po’ di cassa integrazione ce l’hanno, ma durante l’assemblea di ieri nei ragazzi dell’indotto ho veramente visto la disperazione . Ci sono persone che sono in cassa in deroga da 10 mesi e che non hanno visto un euro… e vedere persone di 45-50 anni, con moglie, due figli e un affitto, piangere perché non sanno come arrivare a fine mese fa male“.

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