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Lettere al direttore

Tirreno Power, Rete Savonese Fermiamo il Carbone scrive a Burlando

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Vado Ligure. Lei che ha citato un nuovo studio ISS ‘tranquilizzante’ non può non essere a conoscenza dell’ampia documentazione che accerta la grave situazione sanitaria e ambientale, da noi ripetutamente segnalata alla Sua attenzione anche attraverso formali diffide. La Rete savonese ha dovuto tutelare la salute e il futuro del nostro territorio dovendosi sostituire agli amministratori che come Lei avrebbero dovuto svolgere questo ruolo. Di questo dovrà rendere conto ai savonesi. Inizia così la dura lettera che la Rete Savonese Fermiamo il Carbone ha inviato al presidente della Liguria Claudio Burlando. Motivo dello scontro, naturalmente, la centrale elettrica Tirreno Power.

In merito alla questione degli aspetti sanitari e ambientali collegati alla centrale Tirreno Power, riteniamo che Lei sia perfettamente a conoscenza di tutta la documentazione presentata in diversi sedi, in particolare la grave situazione sanitaria e ambientale da noi ripetutamente segnalata alla Sua attenzione anche attraverso formali diffide, e che, quantomeno per il principio di precauzione in una questione che riguarda la vita di centinaia di cittadini, l’avrebbe dovuta indurre a decisioni e provvedimenti rivolti alla tutela e incolumità della popolazione esposta, sia per quanto riguarda i procedimenti autorizzativi e i valori emissivi da concedere in sede di AIA e sia più in generale per quanto riguarda i controlli dell’esercizio della centrale e le corrette misurazioni degli inquinanti.

Lei ha parlato ancora di “studi contrastanti” (nonostante che anche per lo studio IST, per molto tempo e da più parti sostenuto per dimostrare un quadro sanitario tranquillizzante, ne siano state recentemente confutate le conclusioni e l’uso improprio dagli stessi realizzatori) e cita uno studio “di qualche anno fa” dell’Istituto Superiore di Sanità. Riteniamo che questi documenti siano superati in quanto non risulta siano stati utilizzati nell’ultima Conferenza dei Servizi. Dovrebbe invece citare i recenti documenti del Ministero della Salute utilizzati nell’ultima Conferenza dei Servizi, come la nota 31082 (di cui la Regione risulta essere a conoscenza in quanto presenti nell’allegato 10 al verbale). Il Ministero della Salute dichiara: “per quanto riguarda la situazione epidemiologica del Comune di Vado Ligure, l’Istituto Superiore di Sanità, con nota prot 0049140 del 27/12/2013 ha provveduto ad analizzare i dati di mortalità per causa rilasciati dall’ISTAT nel periodo 2003-2010 (…) Per quanto riguarda le cause con evidenza limitata di associazione con esposizione ambientale, caratteristica di una centrale termoelettrica, si osserva in entrambi i generi un eccesso di mortalità per le malattie del sistema respiratorio nel loro complesso ed in particolare per quelle acute. Chiediamo che sia resa pubblica in modo completo la citata nota dell’ISS del 27/12/2013.

Riteniamo in ogni caso che quanto a conoscenza di Lei e degli amministratori coinvolti fosse e sia già ampiamente sufficiente per dire basta una volta per tutte alla combustione del carbone in mezzo ad un centro abitato come quello savonese. Le citiamo nuovamente solo parte della documentazione già in Suo possesso (in allegato il verbale della Conferenza dei Servizi del 2012 dove sono state recepite le nostre segnalazioni e diffide rivolte anche alla Sua attenzione):

-1) il gravissimo problema dell’inquinamento lichenico del territorio emerso dal biomonitoraggio effettuato a cura della stessa azienda che evidenzia per alcuni inquinanti livelli elevatissimi, i più alti mai riscontrati in Italia secondo la tabella NIMIS; (vedi lettere da noi inviate anche allo stesso Presidente della Regione – pag 96 punti 1 e 2 e pag 102 dell’allegato pdf pubblico sul sito del Min Ambiente);

-2) il pesante inquinamento nei sedimenti marini presso la foce del torrente Quiliano (foce dove confluiscono anche gli scarichi idrici della centrale) evidenziato nello studio Arpal 2010 con valori considerevoli: L’Ordine dei Medici in un documento ufficiale parla della “presenza di metalli pesanti e di idrocarburi policiclici aromatici a livelli enormemente maggiori rispetto alle altre aree liguri, anche portuali, e di oltre cento volte superiori rispetto ai riferimenti normativi… Non ci risultano misurazioni pubbliche agli scarichi idrici” (oltre 900 miliardi di litri nel solo 2010, fonte della stessa azienda); (vedi lettere da noi inviate anche allo stesso Presidente della regione – pag 96 punto 3 dell’allegato pdf pubblico sul sito del Min Ambiente);

-3) la mancanza di misurazioni pubbliche: non ci risultano misurazioni pubbliche sulle emissioni ai camini! Questo è un fatto di una gravità estrema: gli unici dati sulle emissioni in nostro possesso sono quelle rilevate a cura della stessa azienda. Dobbiamo constatare che durante tutti gli anni dei suoi mandati da Governatore si è permesso che l’azienda rilevasse in modo autonomo i livelli di emissione degli inquinanti;

-4) la dichiarazione dell’Istituto Tumori di Genova che si riferisce allo Studio di Impatto ambientale: “nella relazione presentata da Tirreno Power vi sono gravi lacune metodologiche che mettono in discussione le tranquillizzanti conclusioni del documento: errori ed omissioni nelle stime delle emissioni di polveri fini primarie e secondarie; sottostima delle emissioni di gas serra; sottovalutazione dei dati derivanti da studi su bioindicatori; errori metodologici sull’impatto sanitario…”;

-5) le dichiarazioni del rappresentante del Ministero della Salute – Istituto Superiore di Sanità in sede di Conferenza dei Servizi, che segnalavano come i decreti di compatibilità rilasciati “non abbiano sufficiente evidenza della problematica relativa ai c.d. microinquinanti classici derivanti dalla combustione del carbone, tra cui PCB, i metalli pesanti, l’arsenico, ecc”… e “l’importanza di considerare il deposito al suolo di tali sostanze”;

-6) i documenti di un Ente terzo e sicuramente super partes come l’Ordine dei Medici della Provincia di Savona il quale nel 2010, a proposito dei vecchi gruppi a carbone 3 e 4, parla di “minaccia reale e consistente per la salute e per la vita dei cittadini della provincia di Savona”: questo avrebbe dovuto già bastare per attivare provvedimenti a tutela dei cittadini;

-7) la situazione generale dell’inquinamento riassunta dalla stessa Regione Liguria nel “Piano di risanamento e tutela della qualità dell’aria” a pag 126: “La combustione nell’industria dell’energia e quindi essenzialmente la centrale termoelettrica è la prioritaria responsabile delle emissioni di Ossidi di azoto, PM10, SOx e di COV…”;

-8) la perizia dello studio Terra srl commissionata dagli stessi comuni di Vado e Quiliano (perizia firmata e giurata in Tribunale dal dott. Marco Stevanin già membro della commissione VIA nazionale) in cui si afferma “per quanto riguarda la salute, è evidenziata una situazione già fortemente compromessa”;

-9) la numerosa documentazione prodotta da fonte europea, dall’ISDE, e soprattutto dall’Università di Stoccarda, secondo la quale la centrale di Vado Ligure risulterebbe la più ‘letale’ in Italia con 120 morti premature imputabili in un solo anno (nel 2010);

-10) da ultimo, le Sue stesse dichiarazioni come riferite dai media il 14/7/2011; secondo Lei “era impossibile l’opzione zero, anche perché non decidere avrebbe significato tenersi due gruppi a carbone vecchi di quarant’anni e molto inquinanti e il parco carbone scoperto, quindi un danno ambientale colossale – ha Lei affermato – Invece adesso avremo nel giro di pochissimi anni il carbonile coperto, AIA seria sui due gruppi esistenti

Quindi Lei Presidente ha parlato di gruppi “molto inquinanti” e di “danno ambientale colossale” e di “AIA seria sui gruppi esistenti”. Con tutto quanto premesso crediamo che i cittadini abbiano il diritto di chiedersi perché Lei e la Regione Liguria abbiate espresso parere favorevole alla Conferenza dei Servizi del 17 settembre 2012 (seguita dal decreto AIA del dicembre 2012 ) nella quale si concessero ai vecchi gruppi 3 e 4 quei limiti estremamente elevati rispetto alle MTD (390/350 per SO2 – oltre 17 volte rispetto al limite minimo Mtd e oltre 1,7 volte rispetto al limite massimo Mtd e addirittura 250 per il CO – ben 5 volte il massimo del range MTD). Ma soprattutto ci chiediamo come è stato possibile da parte Sua sostenere la richiesta di una nuova AIA che tenda a far funzionare i vecchi e “molto inquinanti” gruppi 3 e 4 per ancora molti anni, per una centrale situata in un centro cittadino densamente abitato e in una situazione accertata di disastro ambientale rilevato dalla Procura di Savona e avallato da un Giudice per le indagini preliminari.

Vorremmo poi che Lei Presidente spiegasse inoltre ai cittadini savonesi perché in sede di commissione IPPC la Regione Liguria non abbia richiesto il mantenimento della prescrizione del misuratore camino (SME) delle emissioni. Perché vi è una così forte resistenza al misuratore di inquinanti all’uscita del camino? Ci sono motivi non detti? Perché un amministratore come Lei non pretende una misurazione finalmente attendibile degli inquinanti, che faccia chiarezza sul reale livelli di emissioni che fuoriescono dalle ciminiere?

Le ricordiamo quanto contenuto nel documento di sequestro del GIP: “appare dimostrato che il gestore, in tutti questi anni e fino alla data odierna, ha sempre fatto quello che gli tornava più vantaggioso, il tutto nella neghittosità degli organi pubblici chiamati a svolgere attività di controllo, lungi dal sanzionare le dette inottemperanze, hanno ritardato in modo abnorme l’emissione dei dovuti provvedimenti ( pag 44 )”.

Da tutto ciò emerge una grande e amara verità: la Rete savonese fermiamo il carbone (formata da associazioni, comitati e semplici cittadini) in questi anni ha dovuto tutelare la salute e il futuro del nostro territorio, ovvero gli interessi collettivi della nostra comunità (con denunce, ricorsi, diffide, perizie per accertare la reale situazione ambientale, e dovendo sostenere costi economici molto alti), dovendosi sostituire agli amministratori pubblici che avrebbero dovuto svolgere questo ruolo. Di questo dovrà rendere conto ai savonesi.

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