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Tirreno Power, il corteo della disperazione: silenzio dal governo e politici indagati, lavoratori ormai soli? fotogallery

Vado Ligure/Savona. Si sono riuniti in centrale, a partire dalle 7 di questa mattina. Destinazione, Piazza Sisto a Savona, da cui partire per un corteo, l’ennesimo, allo scopo di far sentire la propria voce e testimoniare la difficilissima situazione nella quale vivono ormai da quasi un anno.

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Ma questa volta c’è qualcosa di più. C’è la disperazione di chi, ormai, crede sempre meno alla possibilità di farcela. La disperazione di chi non vede via d’uscita, di chi si è stancato di chiedere attenzione, di chi non ha più la forza di domandarsi perché. Lo si legge nelle facce dei lavoratori mentre si confrontano, mentre srotolano i loro striscioni, mentre si preparano a partire in corteo. Un altro corteo.

Da soli o quasi, come troppo spesso è accaduto: mentre a Genova, per la “piccola” Piaggio si sono mossi in tanti (per far numero sono arrivati operai da un po’ tutte le realtà industriali vicine), qui a Savona ci sono solo loro. Gli altri stabilimenti sono solidali con comunicati e striscioni, ma alla fine di operai ce ne sono pochi: hanno risposto “presente” da Bombardier, gli altri non si sono quasi visti.

Anche l’indotto, che teoricamente è colpito dalla chiusura della centrale in maniera ancora più drammatica rispetto ai dipendenti diretti, nei cortei di questi mesi non è stato molto presente. Forse la sfiducia di chi si è sentito trattare come un lavoratore di serie B, e non riceve stipendio o i soldi della cassa ormai da quasi un anno, è tale da far sembrare inutile qualsiasi tentativo di cambiare le cose.

Anche la politica, verosimilmente, è un po’ meno vicina: ieri, con un tempismo che mina ancora più le poche speranze dei lavoratori di Tirreno Power, la notizia dell’iscrizione di Burlando e Guccinelli tra gli indagati, a cui oggi si sono aggiunti i sindaci di Vado e Quiliano, Monica Giuliano e Alberto Ferrando, e l’ex sindaco vadese Attilio Caviglia. Tutte figure che, secondo la procura, avrebbero dovuto vigilare e che invece avrebbero contribuito al rilascio di un’Aia eccessivamente permissiva.

La magistratura continua a colpire, dal governo arriva un silenzio sempre più assordante, i soldi in cassa finiranno a fine febbraio: raggi di luce, all’orizzonte, non ce n’è. Però loro ci provano lo stesso: rispolverano i loro striscioni, sfoderano le loro ciminiere in miniatura, e tornano in strada. Ancora.

Altrove, a questo punto, avrebbero già ribaltato auto e dato fuoco a cassonetti. Loro no, continuano a manifestare quasi senza rumore, con pudore. Chiedono di essere ascoltati e di poter lavorare: chissà se, a questo punto, verranno mai esauditi.

Nel video in alto la quiete della centrale, mentre i lavoratori all’interno si preparano per il corteo.

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