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Tirreno Power, Burlando indagato vuole trasparenza: “Rendere pubblici i dati di Iss”

Vado. “I nostri uffici dicono che la centrale non ha mai superato i limiti di legge e addirittura che la qualità dell’aria a Vado e a Quiliano in questo momento, dopo undici mesi che la centrale è spenta, non è cambiata rispetto a un anno fa. Anzi, in questo momento è anche leggermente peggiore”.

Claudio Burlando

Comincia a difendere l’operato suo e della sua giunta, il presidente della Regione Claudio Burlando.

Nel giorno della mobilitazione dei lavoratori di Tirreno Power, il governatore ligure ribadisce di avere agito sulla base dei dati scientifici raccolti dagli uffici della Regione, i quali non corrisponderebbero affatto con quelli della perizia di parte della procura di Savona, secondo cui la centrale vadese avrebbe responsabilità nell’inquinamento dell’aria della provincia di Savona, e invece troverebbero conferma in quelli messi insieme dall’Istituto Superiore di Sanità.

La documentazione in questione, datata gennaio 2014, sarebbe una sorta di valutazione degli esperti dell’Iss sullo studio effettuato dai consulenti dei magistrati savonesi. Un parere che sarebbe stato sollecitato direttamente dal ministero della salute dopo aver ricevuto lo studio sugli effetti della centrale Tirreno Power.

I dati dell’Iss, però, non sono stati resi noti. Quindi Regione e procura si trovano su due posizioni opposte suffragate da dati egualmente discordanti tra loro: “E’ evidente che noi e la procura lavoriamo su perizie e su dati tecnici completamente diversi. E’ questo poi l’appello che rivolgo al Governo: fare chiarezza su questi dati. Perché la perizia della procura, che noi abbiamo avuto, attribuisce alla centrale una responsabilità gigantesca. Abbiamo letto anche noi questo documento. Però i nostri uffici che hanno esaminato la situazione in questi anni dicono invece che questa centrale non ha mai superato i limiti di legge e addirittura (questi dati sono sul sito di Arpal) che la qualità dell’aria a Vado e a Quiliano in questo momento, dopo undici mesi che la centrale è spenta, non è cambiata rispetto a un anno fa. Anzi, in questo momento sono anche leggermente peggiori”.

Le letture sono agli antipodi e ciò spiega anche certe scelte: “E’ chiaro che siamo di fronte a due letture tecniche completamente contrapposte. Sulla base dei dati che abbiamo noi dai nostri uffici, è difficile fare un atto che cancella lavoro senza avere un’evidenza scientifica del fatto che questa centrale ha procurato i guai che vengono descritti nel documento della procura. A questo punto credo che sia giusto che il Governo assuma su di sé la responsabilità di questa vicenda come è successo a Taranto per l’Ilva, dove peraltro tutti i dati confermavano l’inquinamento e casomai la discussione era sulla possibilità di investimento per riambientalizzare. Vorrei fare notare che in questa Regione abbiamo deciso di chiudere l’altoforno di Cornigliano, di chiudere l’Acna di Cengio, di chiudere la Stoppani. E non è che noi ogni volta privilegiamo l’aspetto lavorativo rispetto a quello ambientale. Quando l’evidenza dei dati ci ha detto che dovevamo chiudere abbiamo chiuso. In questo caso i nostri dati sono diversi e mi auguro che vengano confrontati i diversi documenti e che vengano resi pubblici documenti che non sono ancora pubblici e che il Governo, nell’interesse della collettività vadese, quilianese e savonese scelga una strada. Perché è chiaro che l’azienda potrebbe anche saltare perché semplicemente dopo undici mesi non ce la fa più (ha i costi senza avere i ricavi e quindi non ce la fa più)”.

Nella lista degli indagati della procura ci sono coloro i quali hanno fatto le valutazioni negli anni: “Le valutazioni che riguardano la Regione confermano l’esattezza di questi dati e a dimostrazione di questa correttezza di comportamento mettono sul sito di Arpal oggi i dati a centrale chiusa che secondo i nostri uffici dimostrano che la qualità dell’aria non è migliorata ma che, anzi, in qualche giornata è anche un pochino peggio. Come facciamo noi, sulla base dei dati che ci danno i nostri uffici, ad assumere un provvedimento che porterebbe a perdere 500 posti di lavoro tra diretto e indotto senza avere un’evidenza. La perizia della procura è una perizia che non posso discutere sul piano tecnico, ma è una perizia di parte. Poi ci sarà un pronunciamento del tribunale e di quello si prenderà atto. Nel frattempo però bisogna che il Governo decida se intervenire o meno e in quale direzione intervenire. Perché è chiaro che i tempi del processo non sono compatibili con la salvezza dell’azienda e dei posti di lavoro”.

La Regione ha fatto il possibile. Ora è necessario che i dati di Iss vengano resi noti: “Noi più di questo non possiamo fare: abbiamo raccolto i dati, ora il Governo penso si muoverà con i piedi di piombo ancorché molto speditamente. Forse metterà in campo il ministero della sanità che si è già occupato di questa vicenda. Io posso rendere pubblico e difendere il nostro documento, poi non spetta a me rendere pubblici e difendere o diffondere i dati di altri organismi. Tutti i giorni mi interfaccio con i nostri uffici e assumiamo decisioni sulla base dei dati di cui disponiamo. E’ chiaro che se cambiasse l’evidenza scientifica dei dati di cui dobbiamo tenere conto cambieremmo anche posizione politica. Ma fino a quando quell’evidenza scientifica ci dice questo non possiamo che essere conseguenti”.

Per Burlando è necessario che i dati vengano resi noti il prima possibile: “Chi ha la responsabilità di fare analisi scientifiche sui dati che riguardano la salute le deve fare con coscienza, li deve rendere pubblici e li deve difendere. O se cambia idea lo deve dire. Perché se l’atteggiamento dei vari organi di controllo è omissivo per favorire realtà aziendali o al contrario teso solo a salvaguardare la sua posizione non è giusto. Chi amministra la cosa pubblica o ha responsabilità nella cosa pubblica se ha contezza del suo lavoro deve dire con chiarezza quello che pensa. Se questo comporta un rischio o un’azione penale deve difendersi dicendo: ‘Ho assunto queste posizioni perché le ritenevo corrette’. Non si può non dire niente perché si ha il timore che dicendo qualcosa si possano avere problemi. Se saremo chiamati a rispondere ne risponderemo. E’ chiaro che è molto più comoda una posizione di un certo tipo: se uno non fa niente e l’azienda chiude non corre nessun rischio. Però non credo si faccia così. Ci vuole un’evidenza scientifica per fare degli atti. Noi lo abbiamo fatto sulla base di quello che ci dicevano i nostri uffici”.

Commenti

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  1. lui la plume
    Scritto da lui la plume

    magari troviamo un link ove leggere “in nome della auspicata trasparenza” tutte le fatture pagate dalla regione …
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