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Savona, maxi truffa a due finanziarie: 10 condanne e 21 assoluzioni

Savona. Dieci condanne, ventuno assoluzioni e due sentenze di non luogo a procedere per morte del reo. E’ il verdetto del Collegio del tribunale di Savona nell’ambito del processo per la maxitruffa alle finanziarie Citifin e Findomestic, una vicenda che aveva preso le mosse da un’indagine dei carabinieri ribattezzata “Broker” e che vede a giudizio ancora 32 persone (inizialmente erano 37).

La condanna più severa è stata inflitta ad una trentaseienne, Alessia Bottero, condannata ad un anno, dieci mesi e e15 giorni reclusione con la sospensione condizionale della pena. Per lei è stata pronunciata anche una setenza di assoluzione per una parte dei capi d’imputazione contestati. Le altre condanne invece hanno colpito: Ignazio Orrù, Vincenza Bonghi e Angela Prudentino (sette mesi e 15 giorni di reclusione e 90 euro di multa ciascuno con la sospensione condizionale); Cosimo Ienco (nove mesi e 15 giorni di reclusione e 110 euro di multa); Marian Zefi (sette mesi di reclusione e 80 euro di multa con la sospensione condizionale della pena); Antonella Sardo, Maria Catena Lo Cascio e Leo Bruzzaniti (nove mesi di reclusione e 100 euro di multa); Fabrizio Bazzana (nove mesi di reclusione). Per tutti le accuse, a vario titolo e in concorso, andavano dalla truffa al falso.

Nel procedimento inoltre erano imputati Lillo Mannarà e Fabio Interrante, i due amici savonesi che hanno perso la vita lo scorso ottobre in un tragico incidente stradale avvenuto sulla provinciale che collega Mondovì a Cuneo, all’altezza di Pianfei. E’ per loro, considerati dall’accusa tra le menti della truffa messa a segno nel savonese, che il pubblico ministero ovviamente ha chiesto una sentenza di non luogo a procedere.

In origine gli imputati nel procedimento erano 37, ma in cinque avevano scelto la via del patteggiamento. Le truffe alle finanziarie erano venute alla luce dopo che, dalle indagini dei carabinieri, era emerso che i prestiti di denaro e piccoli finanziamenti erano erogati (per importi che variavano dai 4 ai 15 mila euro) a clienti che non avevano i requisiti per poterli ottenere perché erano disoccupati o non offrivano le opportune garanzie. Il tutto allegando alle domande di finanziamento finte lettere di assunzione, falsi contratti di lavoro e buste paga con tanto di timbro dell’Inail (e questo è un reato particolare, l’uso di sigilli dell’amministrazione statale), intestati a ignari esercenti della provincia di Savona: ristoratori, albergatori, imprenditori edili.

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