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Savona, Bebo Storti legge Giuseppe Fava: incontro sulla mafia a 30 anni dal suo assassinio foto

Savona. “A che serve essere vivi, se non si ha il coraggio di lottare?”. Attorno a questa domanda ruota la poetica esistenziale, prima ancora che artistica, di Giuseppe Fava, l’irriducibile visione di un uomo che non ha mai rinunciato ad agire per una società migliore. A trent’anni esatti dalla scomparsa del giornalista, drammaturgo e scrittore siciliano assassinato da Cosa Nostra nel gennaio del 1984, viene oggi pubblicato il primo volume della raccolta completa dei suoi testi teatrali: un libro che verrà letto, domani a Savona, dal noto attore Bebo Storti in un duplice appuntamento, alle 18 alla libreria Ubik e alle 20.30 alle Officine Solimano.

Nell’incontro del pomeriggio, alla lettura farà seguito una discussione alla ricerca di proposte concrete per sconfiggere la mafia, con il presidente della Casa della Legalità Christian Abbondanza e il giornalista Matteo Indice; l’appuntamento serale, invece, sarà seguito da uno spettacolo dei Cattivi Maestri, intitolato “A che serve essere vivi” come il libro di Fava.

Tutto verterà su una domanda: a trent’anni dalla sua morte, quale è il livello di infiltrazione mafiosa in Italia, e in particolare nella nostra regione? “Le Mafie hanno colonizzato il Nord – spiegano gli organizzatori – La Liguria è colonizzata da decenni. Savona è particolarmente colpita da questo cancro. Hanno il volto di imprenditori, di lavoratori e professionisti, di soggetti ‘socialmente inseriti’. Ben mimetizzati, grazie al negazionismo che da decenni li protegge. Comprano e corrompono perché così fanno meno rumore. Condizionano l’economia locale, soffocando il libero mercato e la concorrenza. Usano l’intimidazione perché vi sono molti, troppi cittadini senza dignità che non denunciano. Offrono servizi a basso costo perché per loro conta riciclare, grazie alle complicità del potere economico-finanziario e politico. Stringono patti con i politici inclini al compromesso, corruttibili o ricattabili”.

“In tempi di crisi, svolgono anche la funzione di ‘ammortizzatore sociale’ e conquistano consensi che poi vendono, con pacchetti di voti, ai politici conniventi e complici – continuano gli organizzatori – Per schiacciarla, prima ancora che l’azione della Magistratura, serve il rigetto sociale. E questo non è disposto da sentenze o provvedimenti giudiziari, ma dall’azione delle imprese, delle banche, della politica, delle Pubbliche Amministrazioni, dei singoli cittadini. E’ questa, anche nel savonese, l’unica ‘rivolta’ in grado di dare il colpo di grazia alla cappa omertosa, all’accettazione passiva, alla convivenza ed alle complicità”.

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