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Regionali, Paita: “Dialogo con il centro e la sinistra”. Polemiche primarie? “Basta, lavoriamo per un Pd al 40%”

Liguria. “Ci sono ragioni per cui si teme la Paita, perché sono una che quando si mette in testa di cambiare e innovare lo fa. I dati parlano da soli. Ho vinto contro un big nazionale. Una giovane quarantenne di provincia ha vinto contro uno che aveva portato in piazza 3 milioni di persone”. Queste le parole di Raffaella Paita, che ripercorre le contrastatissime primarie e parla del futuro di un partito che appare oggi diviso e lacerato dalle polemiche interne.

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E il tema delle alleanze, scoppiato proprio durante le primarie con l’adesione di esponenti del nuovo centro destra, rimane un altro nodo da sciogliere. “Continuo a pensare che il Pd non deve essere partito del 25%, ma del 40%, inclusivo e aperto, che lancia la sfida del governo a tutti i livelli”. Le alleanze, quindi, si scelgono “a livello regionale e nazionale”.

Accordi con alunne forze dell’area centrista? “Ieri a Genova per far passare la delibera della Gronda abbiamo avuto bisogno di forze centriste, in particolari modo dell’Udc. Penso in Regione debbano essere incluse”. Con alcune condizioni per poter far parte della coalizione: “non siano forze riconducibili nominalmente e valorialmente al centrodestra e siano in grado di scegliere stabilmente come campo di gioco il centro sinistra”, ha detto Paita.

E la sinistra? “Sel ha detto no alla figura di Lella Paita, prima che sui programmi – ha spiegato l’assessore – comunque io non chiudo la porta. Nei prossimi giorni farò una proposta programmatica pubblica che parlerà a quest’area. Le alleanze, però, devono costruirsi sui programmi perché la politica non è X-Factor”, il monito.

E le Primarie sono ancora una ferita aperta, tra strascichi in Procura e polemiche. “I cittadini liguri e le persone oneste che hanno reso possibili le primarie dell’11 gennaio non credono vogliano vedere il loro partito umiliato e sporcato da un resoconto che invece deve essere vagliato con grande attenzione. Capisco l’amarezza personale di Cofferati per la sconfitta, ma dobbiamo cercare di reagire con grande umiltà e compattezza per far vincere il Pd alle elezioni regionali”.

E ancora: “Mentre discutevamo di primarie, Berlusconi decideva il suo candidato. Attorno c’è la monarchia mentre noi abbiamo messo in campo un grande discorso democratico. Lo dico anche a tutela di due persone, il primo è Giovanni Lunardon e la seconda è Fernanda Contri. Nessuno può accusare il nostro segretario di aver tenere bassa la guardia. Sono state fatte regole chiare, sono stati coinvolti centinaia di militanti. Questo non significa che voglio svilire eventuali errori: ho visto cose non perfettamente giuste, ma non ho fatto rilievi perché non erano casi tali da compromettere le primarie, credo di avere fatto l’interesse del mio partito”.

Guai, quindi, a parlare di annullamento e di uscita dal partito. “Le primarie sono perfettibili, per esempio attraverso la creazione di albi, con regole più chiare e condivise, ma sono in disaccordo con chi pensa di tornare a tre anni fa. Adesso dobbiamo passare a una forte iniziativa di carattere politico: la prima è l’unità del Pd”.

Con gli occhi puntati alla sfida per lo scranno più alto Regione, Paita non promette poltrone. “Ho detto e ripetuto che l’unica scelta era quella del vicepresidente Franco Marenco. Da domani inizierò una campagna con i candidati degli schieramenti avversi per l’abolizione del listino”.

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