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Primarie Liguria, Anna Giacobbe (Pd): “Serve discussione e non far finta che non sia successo nulla”

Liguria. “Il risultato più immediato delle dichiarazioni di Cofferati di sabato è stato quello di spostare i riflettori dai problemi ancora aperti in Liguria, nonostante la proclamazione del risultato delle primarie, alla sua scelta di uscire dal Pd. Con il buon peso del fatto che i dirigenti nazionali del partito, troppo distratti in queste settimane rispetto a quel che accadeva in Liguria, hanno un ulteriore alibi (la difesa della ditta) per non affrontare quei problemi: mi piacerebbe molto essere smentita”. Anna Giacobbe, parlamentare del Partito Democratico, commenta così il voto delle primarie liguri e le ultime dichiarazioni di Sergio Cofferati, che ha annunciato la sua uscita dal partito.

“Le primarie sono state segnate da problemi politici rilevanti e da comportamenti discutibili: questi ultimi, per la quota che ha a che fare con il rispetto delle regole, sono stati affrontati (e, per quanto mi riguarda, risolti) dalla Commissione di Garanzia. Le violazioni ci sono state, le violazioni sono state sanzionate. Rimangono tutte aperte le altre questioni, alcune da affrontare nell’immediato, altre che ci consegnano riflessioni e impegno ad intervenire nel prossimo futuro (compreso un ripensamento sulle primarie, e sulla necessità di preservare uno strumento importante di partecipazione, aperto oltre i confini del partito, da azioni che ne possano snaturare il significato)”.

“Il primo, enorme, problema – continua Giacobbe – è la distanza tra i cittadini elettori ed il Pd e la sua candidata, che la partecipazione numerosa alla consultazione dell’11 gennaio, pur importate, non ha certo risolto: i comportamenti discutibili di una parte dei sostenitori di Lella Paita, così come il modo in cui qualche volta si è reagito a quei comportanti (non il fatto che siano stati contestati) hanno fatto danni nel sentimento popolare nei confronti del Pd e dei suoi esponenti in Regione. Un sentimento già logorato da tempo, per varie ragioni. Questi problemi non si affrontano attraverso la scorciatoia del “ricompattiamoci” a prescindere. Ci sono istanze che i 25.000 voti a Cofferati ci hanno consegnato e che penso siano anche di molti altri votanti alle primarie. E Cofferati non è stato sostenuto solo da vecchi arnesi come me; ha rappresentato un gruppo di persone diverse, fuori dagli schemi congressuali del Pd, per un progetto condiviso di cambiamento”.

“Le persone ci chiedono risposte che riguardano la trasparenza e la coerenza, non solo il merito di questo o quel problema. Con quale linguaggio e quali argomenti parleremo ad un elettorato moderato disorientato, per chiedergli di scegliere il centro sinistra (il centro sinistra, appunto), senza imbarcare soggetti discutibili o indigeribili? Pensiamo mica che l’elettorato tradizionale del Pd sia disposto a riconoscere il nostro “ricompattarci” come sufficiente per fidarsi? Si faccia la discussione, Paita e i suoi scendano dal piedistallo; troveranno tanti che non vedono l’ora di affrontare quel faticoso e non scontato lavoro di vera e propria ricostruzione; ricostruzione di una pratica ed una immagine di compostezza e serietà, di generosità verso le persone che abitano questa regione. Se Cofferati fosse rimasto (che ci ripensi!) nel Pd, ci avrebbe aiutato con le tante qualità che ha. In ogni caso, quel che c’è da fare lo farà qualcun altro”.

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