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Primarie, Cofferati: “Non fondo e non entro in un altro partito”

Liguria. “Non sono mai scappato, non sono vendicativo, ma non voglio restare quando si cancellano i valori fondativi”. Queste le parole di Sergio Cofferati, ospite nella trasmissione Coffe Break, in onda questa mattina su La7: lasciare il Pd è stata una decisione dolorose e meditata “non sono un uomo che reagisce in base all’emotività”, ha replicato a chi gli imputava “la stizza della sconfitta”, ma non c’era altra scelta.

Da una parte l’andamento delle primarie, dall’altra il silenzio dei vertici nazionali (“Renzi non mi ha mai chiamato, neanche una volta”) alle dichiarazioni del Premier in direzione nazionale che dichiarava chiusa con la vittoria della Paita la vicenda delle primarie.

Cofferati è tornato più volte sull’inquinamento del voto da parte del centrodestra, “facendo votare i fascisti per far vincere la mia concorrente. Non posso stare in un partito che non ha un’idea degna di questo nome, dell’antifascismo – ha detto ricordando chi tra gli esponenti in passato aveva richiesto di non festeggiare il 25 aprile – che vuole replicare in Liguria un governo come quello nazionale”.

Poi le mancate reazioni a denunce in corso: “Ho sperato che il mio partito intervenisse, ho tenuto informati quotidianamente sia Debora Serracchiani sia Guerini, ma non si sono mai preoccupati di intervenire per fermare la deriva. C’è un problema politico, è evidente, ma c’è anche un problema etico”.

E quelle subito dopo la sua uscita dal partito: “Nel Pd si stanno esercitando in insulti e volgarità nei miei confronti, ma nessuno risponde al merito – ha detto Cofferati – Ci sono casi sui quali sta indagando la Procura, altri su cui sta indagando l’antimafia, che per loro non esistono. Per tre seggi contestati, Bersani annullò le primarie di Napoli. Qui siamo a 13 seggi in cui sono stati verificati atti fuori dalle regole e non si dice nulla”.
L’ex sindacalista Cgil ha ricordato di attendere le motivazioni dei Collegio dei Garanti (usciranno in serata) sui provvedimenti assunti venerdì (l’annullamento dei 13 seggi) per poi andare in Procura.

Alla domanda se Renzi voglia in questo modo arrivare a una scissione, l’ex sindacalista ha risposto: “Renzi non vuole la scissione ma prova un fastidio visibile con quelli che nel suo partito non sono d’accordo con lui”.

“Io mi sarei aspettato nell’assemblea del Pd un minuto per parlare di quanto successo, il fatto che non sia accaduto mi ha fatto capire che quella non può più essere la mia casa. A lui dà fastidio la dialettica interna, con gli oppositori interni non cerca il confronto. Ad esempio sulla legge elettorale discutono con tutti tranne che con la minoranza del partito”.

Cofferati nuovo Tsipras della sinistra italiana? “Io ora ho fatto una scelta individuale, non entro in un altro partito, non fondo un altro partito. Sto alla finestra a guardare da solo, poi quello che capiterà lo valuterò come sempre ho fatto”. Falsa la notizia di una sua lista alle regionali in Liguria: “Basta con questa storia, non cercate inutili pretesti, farò una bella associazione culturale”.

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