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Omicidio Stella, il 9 febbraio il rito abbreviato: intanto Scardino patteggia per i reati minori

Savona. Alessio Scardino e Claudio Tognini, i due amici amici di Andrea Macciò, il rappresentante ucciso da un colpo di fucile nel pomeriggio del 14 dicembre 2013 in una villetta di Stella San Bernardo, saranno giudicati con il rito abbreviato. A deciderlo, questa mattina, è stato il giudice dell’udienza preliminare Emilio Fois che ha accolto l’istanza dei difensori degli imputati, gli avvocati Emi Roseo e Carlo Biondi fissando la discussione del procedimento per il prossimo 9 febbraio.

Scardino e Tognini, che secondo la tesi della Procura sono responsabili della morte del loro amico, dovranno rispondere delle accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Sempre questa mattina, Scardino ha patteggiato otto mesi e venti giorni di reclusione con la sospensione condizionale della pena per i reati minori che gli venivano contestati: detenzione di arma clandestina, di munizioni e di sostanze stupefacenti (nel corso delle indagini era infatti emerso che occasionalmente l’uomo consumava droga con gli amici).

La parte civile aveva anche chiesto al giudice Fois di effettuare ulteriori esami tecnici, ma l’istanza è stata respinta visto che era già stata avanzata la richiesta di rito abbreviato.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori a sparare nella villa di Scardino il colpo di fucile mortale contro Macciò sarebbe stato Tognini che poi, con la collaborazione dell’amico, avrebbe tentato di nascondere il corpo della vittima.

I difensori dei due indagati, gli avvocati Emi Roseo e Carlo Biondi, hanno invece sempre sostenuto la tesi dell’incidente (e quindi l’ipotesi di omicidio colposo) spiegando quanto accaduto come un tragico scherzo finito male. Un’ipotesi ritenuta invece improbabile dall’accusa che, al contrario, ha ipotizzato che l’omicidio sia avvenuto durante una discussione legata ad un debito di droga che è degenerata.

A dimostrarlo ci sarebbe anche la perizia balistica attraverso la quale è stato accertato che, per sparare, era necessario imprimere sul grilletto una pressione forte (si parla di 1,8 kg). Di conseguenza, sempre secondo l’accusa, difficilmente il colpo potrebbe essere partito accidentalmente come spiegato da Scardino e Tognini. Anche il fatto che l’arma sarebbe stata ripulita così come il telefono di Scardino nel quale non erano più presenti le ultime chiamate e messaggi scambiati con Macciò secondo gli inquirenti sono elementi che proverebbero la volontarietà del gesto.

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