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Giro di false fatturazioni con l’Ungheria, Nucera e altri due imprenditori a giudizio

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Savona. E’ ripreso questa mattina il processo che vede a giudizio, con l’accusa di concorso in emissione di false fatture, il cerialese Andrea Nucera insieme ad altri due imprenditori, il responsabile della “Fiduciaire Suisse” (con sede in Ungheria), Carlo Casella, ed un suo collaboratore, Ferruccio Fassio. Gli ultimi due devono rispondere anche dell’accusa di appropriazione indebita nei confronti di Nucera.

L’inchiesta della Procura, coordinata dal pm Ubaldo Pelosi, aveva infatti preso le mosse proprio da una querela dello stesso imprenditore ponentino del mattone che aveva denunciato la mancata restituzione di 3 milioni e 815 mila euro da parte della fiduciaria ungherese. Secondo quanto ricostruito dalla Procura, infatti, Nucera, che aveva necessità di disporre di somme ingenti di denaro, si era accordato con Casella affinché quest’ultimo emettesse fatture false nei confronti dell’azienda del costruttore, la Geo srl. Secondo l’accusa il sistema era semplice: l’azienda dell’imprenditore cerialese avrebbe pagato le somme dovute, ma il denaro, attraverso il versamento nel conto di una terza azienda estera, riconducibile a Nucera, sarebbe tornato nelle disponibilità della Geo. Ma, evidentemente, qualcosa nell’accordo non funzionò visto che dei 3 milioni e 815mila euro alla Geo non tornò un centesimo.

I fatti risalgono al maggio del 2007 quando – ipotizza la Procura – tramite la Fiduciaire Suisse e la Im International (sempre riconducibile a Casella), nei confronti della Geo srl furono emesse fatture per presunte consulenze ed una fideiussione per importi di 3 milioni e 815mila euro, 825 mila euro e 1 milione 650 mila euro. In realtà le prestazioni descritte nelle fatture non furono mai effetivamente svolte. Secondo i patti, la Geo avrebbe dovuto saldare le fatture con un bonifico in favore di un conto acceso presso la Volksbank di Budapest e poi la somma avrebbe dovuto essere a sua volta trasferita, dopo aver trattenuto un corrispettivo per la sua attività, da Casella sul conto di una terza società, la Carter Precision, con sede in Lussemburgo, riconducibile a Nucera. In questo modo il denaro versato alla Fiduciaire Suisse sarebbe potuto tornare nelle casse della Geo. Nel maggio 2007 quindi, alla luce di questi accordi, dalla Geo uscì la prima tranche di pagamenti che però non arrivò mai sui conti della Carter Precision, ma fu versata da Casella, con l’aiuto di Fassio, su diversi conti personali e di sue società. Da qui la denuncia di Nucera che ha però portato la Procura a scoprire il giro di fatture false ed all’iscrizione sul registro degli indagati dei tre.

I 3 milioni e 815 mila euro intanto, nel novembre 2008, su disposizione della Procura, erano stati sequestrati in Ungheria. Era stato il gip Emilio Fois a disporre il rinvio a giudizio per Nucera con l’accusa, in concorso con Casella e Fassio, di emissione di fatture inesistenti per consentire alla Geo l’evasione delle imposte. Adesso i tre imprenditori si ritrovano quindi a giudizio insieme nella duplice veste di coimputati da un lato e parti contrapposte dall’altro. Questa mattina in aula oggi, dopo l’audizione di un testimone, ha preso la parola anche Casella che si è difeso dall’accusa di non aver restituito i soldi a Nucera. “C’era un contratto ben preciso – ha detto -. E quei soldi erano una garanzia versata da Nucera”. Prossima udienza il 27 gennaio.

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