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Calcio, lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia. Tacchinardi: “Senza l’Atalanta non sarei mai arrivato sul tetto del mondo”

Savona. Alessio Tacchinardi, l’ex centrocampista della Juventus e della Nazionale ed attuale opinionista per Mediaset Premium, non dimentica dove è cresciuto calcisticamente: “Fondamentali per la mia carriera le cose imparate a Zingonia”.

Con queste parole ha voluto ringraziare e ricordare l’Atalanta per averlo lanciato, così come tanti altri campioni nel calcio che conta. Cremasco d’origine (classe 75) dopo aver iniziato a tirare i primi calci nel Pergocrema, Alessio, era infatti passato alle giovanili della Dea bergamasca e con la squadra orobica ha poi attraversa tutta la trafila del settore giovanile sino ad esordire in prima squadra il 24 gennaio 1993 durante Atalanta-Ancona 2 a 1. Nell’estate del 1994 venne poi acquistato dalla Juventus per quattro miliardi di lire e di lì inizio la sua folgorante carriera conclusasi tra le fiala del Villareal e del Brescia.

Nel 2008 ha intrapresa la carriera di allenatore, è nel 2009 è diventato l’allenatore degli allievi della squadra della sua città di origine, il Pergocrema. Il 30 giugno 2012 è stato nominato mister degli allievi nazionali del Brescia, squadra in cui ha militato al termine della propria attività agonistica ed ha avuto come collaboratore e preparatore atletico Marco Pompili e Paolo Balotta. Il 30 maggio del 2013 ha assunto l’incarico di allenatore della Pergolettese, allora militante nel campionato di Lega Pro Seconda Divisione,dimettendosi però, per motivi personali, il 25 settembre dello stesso anno.

Nessuno più di lui vista la trafila, la militanza e le esperienze maturate altrove può meglio illustrarci il firmamento calcistico giovanile nerazzurro. Di giovani talenti come lui Antonio Percassi spera tutt’oggi di scoprirne molti altri in questa sua seconda era atalantina, anche se Alessio Tacchinardi rimane uno dei migliori prodotti di sempre del settore giovanile della Dea. Se non il migliore. Il suo palmares del resto parla chiaro: 1 Champions League, 1 Coppa Intercontinentale, 5 scudetti, 1 Supercoppa Europea, 1 Coppa Italia e 4 Supercoppe Italiane.

Il tutto vinto in undici anni con la Juventus. Il ragazzotto però, non dimentica mai di celebrare gli anni felici ed estremamente formativi trascorsi a Zingonia, ed in particolare la prima volta che varcò i cancelli del centro sportivo Bortolotti.

“A portarmi all’Atalanta fu il ‘Maestro’ Bonifacio, che mi vide in una partita quando giocavo nel Pergocrema – racconta un Tacchinardi quasi emozionato – avevo solo dieci anni, e quella è stata la mia prima grande gioia a livello calcistico. All’Atalanta ho imparato molte cose, in campo ma anche fuori. Ho avuto la fortuna di incontrare grandi insegnanti, di sport e di vita. Oltre a Bonifacio ho avuto istruttori come Perico, Prandelli e il grandissimo Favini. Mi hanno insegnato la tecnica, il rispetto per i compagni e per gli avversari, e poi anche la cultura del lavoro e del sacrificio. Tutte cose che poi si sono rivelate fondamentali per la mia carriera”.

Quello di quegli anni era un vivaio nerazzurro molto florido, con diversi campioncini che poi si sono affermati anche a livello nazionale: “Avevo come compagni gente del calibro di Morfeo, Locatelli, Foglio e Savoldi. Io giocavo da regista e indossavo la fascia da capitano. Ero un po’ quel che si dice un allenatore in campo. Eravamo una grande squadra, e a 16 anni vincemmo lo scudetto degli Allievi. Poi dalla stagione successiva io iniziai ad allenarmi con la Prima Squadra”.

Da lì a poco la maglia nerazzurra iniziò a diventare un po’ stretta per il 19enne centrocampista che già stupiva tutta Italia per personalità e grinta, tanto che nel 1994 si trasferì a Torino per vestire quella bianconera: “Con la Juve ho vinto molto, ma penso che senza quello che ho appreso a Zingonia non avrei mai potuto fare quello che ho fatto. La vittoria più bella rimane la Champions conquistata contro l’Ajax nel 1996. La soddisfazione più grande è invece quella di avere giocato undici anni con una squadra gloriosa come la Juve, e soprattutto di essermi meritato una stella con il mio nome tra i 50 giocatori più rappresentativi della storia bianconera nel nuovo stadio”.

Dopo aver appeso le scarpe al chiodo, nel 2008, Tacchinardi ha iniziato a intraprendere la carriera da allenatore: “È sempre stato quello che volevo fare una volta smesso di giocare. Penso di essere portato per questo mestiere. Ho allenato per un paio di stagioni gli Allievi nazionali del Pergocrema, poi gli allievi del Brescia e la Pergolettese, ma non nego che mi piacerebbe fare ritorno a Zingonia per seguire una formazione del settore giovanile nerazzurro ed è proprio per questo che ho frequentato tutti i corsi per ottenere i vari patentini”.

Il nuovo mister non ha mai smesso di guardare le partite, e di seguire la tanto amata Atalanta: “Avrà sempre un posto speciale dentro di me, visto che è stata la mia casa per molti anni. Attualmente la vedo in difficoltà, lottare da par suo per rimanere in A anche se ci sono buone prospettive di miglioramento. Ed è giusto così, perché una tifoseria passionale come quella atalantina penso di averla vista solo all’Athletic Bilbao in Spagna”.

A trascinare la squadra nerazzurra ci pensa d’altronde un presidente, che Tacchinardi ha già avuto modo di conoscere nel corso della sua prima avventura: “Percassi sta facendo e ha fatto sempre grandi cose, per la squadra ma anche per i tifosi. Come l’iniziativa delle magliette ai neonati. Queste sono iniziative che fanno bene al mondo del pallone. Del resto lui è un innovatore e un vincente di natura, e soprattutto è uno che fa seguire sempre i fatti alle parole. Inoltre tiene molto al settore giovanile, e questa è una cosa importante che si sta perdendo nel calcio italiano. Quando vincemmo il campionato con gli Allievi dell’Atalanta, venne negli spogliatoi per consegnarci personalmente una medaglia e farci un discorsetto di ringraziamento”.

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