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Calcio, lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia: l’Atalanta, società regina dei giovani calciatori

Savona. Il settore giovanile dell’Atalanta è formato da tantissime squadre maschili, quattro delle quali partecipanti ai campionati nazionali (Primavera, Allievi Nazionali A e B e Giovanissimi Nazionali) e due partecipanti a livello regionale (Giovanissimi Regionali A e B).

La “Dea” ha sempre seguito con particolare attenzione l’attività calcistica a livello giovanile. La prima persona che si impegnò ad allestire delle squadre di giovani fu Giuseppe Ciatto, un grande scopritore di talenti. Ciatto fu un vero e proprio uomo tuttofare: ogni aspetto organizzativo veniva affrontato e risolto da lui, che si occupava anche di allenare le varie squadre.

Nel 1949 l’Atalanta conquistò il titolo italiano Ragazzi, cominciando a sfornare giocatori di buon livello. Sul finire degli anni 1950 l’ingegner Luigi Tentorio (un ex atleta dotato di corsa inesauribile, che era arrivato all’Atalanta dopo aver vinto il campionato italiano di corsa campestre partendo come attaccante nella squadra Riserve per poi trasformarsi in centrocampista di quantità, e che successivamente ne divenne allenatore e dirigente) all’epoca commissario straordinario della società avvertì la necessità di cominciare ad investire in modo più sistematico nei giovani: venne così deciso di dar vita a un vero settore giovanile, con una sua struttura indipendente da quella della prima squadra.

Affidato l’incarico a Giuseppe Brolis, questo si mise al lavoro attorniandosi di collaboratori di fiducia, creando rapporti con società del Veneto e del Friuli, costruendo una rete di osservatori e assumendo allenatori giovani e motivati. I ragazzini vennero affidati a Raffaello Bonifaccio che di quei ragazzini diventò lo scopritore, il maestro sul campo, ma anche l’educatore.

Arrivarono a Bergamo giovani da fuori provincia che si allontanarono dalle realtà nelle quali erano cresciuti ma soprattutto dalle loro famiglie: Brolis avvertì la necessità di seguirli anche nella loro vita privata stipulando un accordo con la “Casa del Giovane” che diventò la seconda casa di molti ragazzi del vivaio. Con il passare degli anni venne ampliato il raggio d’azione del settore, creando vere e proprie società satelliti disposte in tutto il territorio nazionale.

Un passo cruciale nella storia del settore giovanile bergamasco è in seguito avvenuto agli inizi degli anni novanta con il presidente Percassi che attua una nuova politica degli investimenti, soprattutto a livello giovanile. Egli riesce a convincere Fermo Favini a lasciare il Como affidandogli responsabilità con ampia libertà di gestione e assicurandogli tutti i mezzi che ritiene opportuno investire. Il vivaio non solo continua a incrementare la produzione di giocatori per la prima squadra, ma comincia ad ottenere affermazioni di prestigio nelle più importanti manifestazioni nazionali, diventando un esempio per molte società anche più blasonate.

L’Atalanta della gestione Mino Favini – Stefano Bonaccorso dal 1991 al 2014 ha conquistato con le varie squadre giovanili ben 17 titoli nazionali. Molti sono i successi a livello giovanile, essendo il vivaio dell’Atalanta, gestito da Favini, uno dei più stimati d’Europa: secondo una classifica stilata dal centro studi di Coverciano, la società bergamasca possiede il migliore settore giovanile d’Italia ed il sesto in Europa, dietro a Real Madrid, Barcellona e tre squadre francesi.

Il parametro utilizzato è quello dei giocatori di prima divisione prodotti dal vivaio. Nella stagione 2007-2008 22 giocatori provenienti dal vivaio dell’Atalanta hanno giocato nel campionato di serie A, 32 in quello di B e 3 all’estero. Nel 2014 uno studio globale del “CIES Football Observatory” pone il settore giovanile dell’Atalanta all’ottavo posto a livello mondiale con 25 giocatori usciti dalle giovanili che giocano nei top 5 campionati europei.

Recentemente (in luglio) il direttore generale Pierpaolo Marino ha ingaggiato il veronese Maurizio Costanzi, 56 anni, proveniente dal Chievo Verona dove è stato 16 anni, presentandolo ufficialmente e definendo l’operazione “un grande colpo”. Costanzi che è diventato il responsabile scouting dei giovani dell’Atalanta, ha anticipato che cercherà talenti non solo in Italia, ma anche in Paesi calcisticamente “nuovi”: “Il calcio è cambiato e va interpretato in modo nuovo – ha spiegato – Bisogna chiedersi perché nazioni di cinque milioni di abitanti riescono a mettere in difficoltà l’Italia, che è un grande Paese con antiche tradizioni calcistiche. Questo è un argomento che gli organi federali devono mettere sul tavolo. Se Croazia, Bosnia e Belgio sfornano talenti, perché non possiamo riuscirci noi? Non si tratta di copiare, dobbiamo piuttosto essere capaci di proporre un modello nostro.In proposito io credo di avere le idee chiare: ci deve essere sinergia tra scuola e sport. Non dobbiamo avere paura di compiere una rivoluzione culturale”.

Questo ennesimo salto di qualità dimostra, qualora ce ne fosse ancora bisogno, come i Percassi siano motivati nell’investire per potenziare un vivaio già all’avanguardia. Costanzi ha firmato infatti un contratto quinquennale che lascia ben sperare circa il futuro. “Ora abbiamo uno staff di top player – ha detto Marino – che porterà ulteriori frutti in un periodo in cui l’attenzione al settore giovanile viene indicato da tutti come strada da percorrere per rilanciare il calcio nazionale. Basta vedere quello che è stato fatto in Germania per capire che è la via giusta. La nostra società da sempre trova nel vivaio il fiore all’occhiello. Si tratta di valore che il mondiale in Brasile ha risvegliato con la vittoria dei Tedeschi e il coseguente cosiddetto effetto Goetze. Serve una sinergia tra scuola e calcio per rilanciare i giovani calciatori italiani. Mino Favini, responsabile del settore giovanile atalantino, nell’occasione ha saggiamente aggiunto: “Spesso i genitori schiacciano i ragazzi con aspettative troppo grandi, che ne soffocano la crescita. Basterebbe fidarsi di piu’ di chi ogni giorno allena sul campo i propri figli”.

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