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Bagni del Priamar, 6 mesi dopo nulla è cambiato: “Riparati tre volte, sempre distrutti in pochi giorni” fotogallery

Savona. “Pavimento allagato. Sanitari spaccati e senza ‘tavoletta’. Dispenser di carta e sapone tristemente vuoti. E, soprattutto, scritte. Scritte. Scritte ovunque, da ‘Ti amo’ a ‘Qua ci rolliamo le bombe’, alle solite oscenità. A far la parte del leone, come spesso accade, il bagno degli uomini: alle donne va un po’ meglio, qualche inspiegabile schizzo di vernice rossa e poco altro”.

Con queste parole, 6 mesi fa, descrivevamo lo stato dei bagni pubblici sul Priamar di Savona. Un articolo nel quale raccontavamo del degrado e dell’incuria in cui versavano i servizi di una fortezza che, nelle intenzioni dell’amministrazione comunale di Savona, dovrebbe rappresentare la vetrina culturale della città. La situazione, spiegava l’assessore alla cultura Elisa Di Padova, era dovuta al vandalismo di pochi, e l’obiettivo era risolverla quanto prima, sia con un apposito intervento di manutenzione sia facendo prevenzione (collocando stabilmente sul posto un addetto).

Sei mesi dopo, però, nulla è cambiato. Il pavimento continua ad essere allagato, i sanitari continuano ad essere rotti, le scritte continuano a campeggiare sui muri. E le lamentele di cittadini e turisti, puntuali, continuano ad arrivare. “Uno scempio – tuona indignato un lettore che invia una delle tante foto arrivate negli ultimi giorni (dopo le immagini del degrado alla stazione di Savona) – bisognerebbe far pulire i responsabili per una settimana”.

Due i problemi, spiegano dal comune: la mancanza di soldi e l’inciviltà. “Questa estate abbiamo fatto non uno, ma ben tre interventi di manutenzione – spiega l’assessore ai lavori pubblici, Franco Lirosi – ma nel giro di una settimana la situazione era la medesima. Il fatto è che in quella zona stazionano sia un gruppo di ragazzi che passa lì i pomeriggi, sia alcuni vagabondi. E di conseguenza il posto è vandalizzato e sporco”.

La storia è sempre la stessa: controllare costa, riparare pure, mentre ai vandali sfasciare non costa nulla. “Abbiamo lievemente migliorato la situazione rimuovendo il distributore di merendine – rivela Lirosi – e così alcuni ragazzi sono andati altrove. Per i vagabondi invece c’è poco da fare: come per via Famagosta, l’unica soluzione vera sarebbe quella di aumentare i fondi per il guardonaggio”.

Anche la sorveglianza, però, in tempi di crisi diventa un lusso. “Mettere un addetto fisso a controllare i bagni significa o pagare una persona in più, o perdere una persona da altre mansioni”, fa notare Elisa Di Padova. Per ora dunque non resta che accontentarsi, e “godersi” i graffiti: “Ma non ci siamo dimenticati del problema – ricorda Di Padova – stiamo ancora lavorando per sistemarli una volta per tutte”.

E anche Lirosi è al lavoro per rendere di nuovo fruibile una toilette pubblica: si tratta di quella del Santuario, che l’assessore vorrebbe riaprire. “Quando ha chiuso la locanda ho fatto installare dei bagni chimici, perché per i pellegrini non c’erano più servizi – racconta Lirosi – ma ovviamente quei bagni sarebbero una soluzione più decorosa. Solo che non sono di proprietà del Comune, ma o dell’Asl o delle Opere Sociali”. Anche qui però la strada è in salita: “Ho scritto a entrambe, due volte, ma finora non ho avuto risposta”.

Commenti

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  1. Scritto da Roy

    Ecco perché da noi trova casa la feccia dell’europa!

  2. Scritto da briant88

    Più che i bagni , andrebbero riparati , anzi sostituiti , i cervelli degli italiani.