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Lettere al direttore

Arecco (Lega Nord): “Tanto paga Pantalone!”

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Nelle settimane scorse ho inoltrato formale richiesta sia al Comune di Savona, sia alle partecipate ATA, TPL e Consorzio per la depurazione delle acque, per conoscere i compensi percepiti, a qualunque titolo dai presidenti, dai vicepresidenti, dai componenti i rispettivi consigli di amministrazione e dai direttori.

Il Comune di Savona mi ha comunicato i dati a propria disposizione, che ho personalmente ritenuto non completi e peraltro già noti, in quanto visionabili sui siti istituzionali.

Nonostante le mie critiche sono stato invitato a rivolgermi direttamente alle singole partecipate.

Ho considerato inusuale la procedura di attivarmi personalmente per ottenere informazioni che avrebbero dovuto essere già in possesso del Municipio di Savona e, soprattutto, rese pubbliche, ma, preferendo evitare lungaggini ed inutili polemiche, ho reiterato la richiesta alle singole società partecipate.

Ad oggi, l’unica risposta pervenuta è stata quella del Consorzio di depurazione delle acque, che si è altresì impegnato a rendere pubblici i dati completi delle retribuzioni percepite dai propri vertici.

Personalmente ritengo che le cifre complete, riferite ai compensi percepiti a qualunque titolo dai vertici di società pubbliche debbano ricevere la massima pubblicità possibile, sia per dimostrare come vengono impiegati i denari pubblici, sia per consentire di effettuare i dovuti confronti tra compensi erogati, risultati ottenuti, qualità dei servizi forniti, crescita occupazionale garantita.

Qualunque società partecipata non deve essere necessariamente valutata in funzione degli utili di bilancio, ma la qualità dei propri amministratori e dirigenti deve essere analizzata anche in virtù delle somme percepite annualmente.

Gli importi ad oggi noti e divulgati sono sicuramente di tutto rispetto.

Proprio per tale ragione viene da domandarsi quali siano stati, o siano a tutt’oggi, i criteri adottati per scegliere colui, o coloro, che rivestono ruoli di vertice, o siedono nei singoli consigli di amministrazione. Nel settore privato detti criteri sono noti: in base alla propria esperienza curriculare ed ai risultati ottenuti si viene confermati, oppure si viene allontanati dal proprio ruolo.

Nelle aziende pubbliche le modalità di scelta sono frequentemente differenti, mentre i compensi sono decisamente elevati.
In questi tempi è di moda parlare, per le aziende private, di ristrutturazioni e riorganizzazione della filiera organizzativa per tagliare i costi e migliorare i prodotti. Viene da interrogarsi perché tale filosofia non venga costantemente applicata anche per il settore pubblico.

Prendiamo ad esempio le due partecipate savonesi: ATA e Depuratore consortile.

Il Sindaco Berruti, laureatosi alla Bocconi ed esperto di bilanci e società, avrebbe dovuto da tempo proporre alla propria Giunta e, successivamente, al Consiglio comunale, uno studio di fattibilità per realizzare la fusione tra le due Partecipate.

Ciò avrebbe permesso il conseguimento di molteplici risultati, tra i quali la creazione di una massa critica aziendale maggiore, la riduzione dei costi, l’ottimizzazione delle risorse, la riduzione consistente dei compensi elargiti agli amministratori ed ai vari direttori.

Evidentemente, ad oggi, tali aspetti sono stati ritenuti secondari dal dott. Berruti.

Quali avrebbero potuto essere le conseguenze immediate di tale scelta operativa?

Sicuramente, il consistente risparmio di denaro pubblico ottenuto, avrebbe potuto essere investito nel settore della raccolta differenziata della città di Savona, permettendo di disporre immediatamente di quelle risorse sempre vagheggiate dall’Assessore all’ambiente Costantino e che, in realtà, la Giunta non si è mai preoccupata di reperire.

L’accorpamento delle due società avrebbe finalmente permesso di creare le condizioni per ottenere quei finanziamenti europei, regionali e tramite le banche, necessari per rimediare ai tanti errori progettuali e costruttivi presenti nel depuratore consortile, consentendo di eliminare gli sgradevoli odori che periodicamente fuoriescono dall’impianto.

Il miglioramento e la razionalizzazione della macchina organizzativa avrebbe consentito di incrementare il numero di lavoratori assunti a tempo indeterminato e di aumentare il numero di mezzi a disposizione.

La nuova Multiutility creata avrebbe inoltre potuto individuare nuovi, profittevoli, settori di attività, espandendosi oltre provincia e diventando soggetto aggregante in ambito regionale.

Ovviamente, tra le possibili, nuove, attività economiche da intraprendere non mi riferisco alla gestione delle spiagge proposte da ATA. A tale ultimo riguardo, peraltro, rammento che, ad oggi, non sono ancora stati forniti dall’azienda i risultati economici ottenuti con le strutture balneari ubicate nel Comune di Varazze.

Massimo Arecco, Lega Nord Savona

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