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Savona, anche il Silp Cgil in campo in difesa del presidio di polizia marittima

Savona. Dopo l’iniziativa di ieri del Sindacato Autonomo di Polizia, oggi anche il Sindacato Italiano Lavoratori di Polizia della Cgil è intervenuto in difesa del presidio della Polizia di Frontiera dello Scalo Marittimo Savona. “Il progetto di razionalizzazione delle risorse e dei presidi della Polizia di Stato sul territorio nazionale presenta aspetti censurabili e, per quanto riguarda la Frontiera marittima di Savona, pericolose ricadute sulla sicurezza dei cittadini” esordisce il segretario provinciale del Silp Luigi Sanguinetti.

“Una rimodulazione che non apporterebbe alcun vantaggio né sotto l’aspetto dell’organico, già ridotto all’osso, né sotto l’ambito risultato economico. Lo scalo di Savona si presenta, oggi, di indubbia importanza a livello nazionale sia dal punto di vista del transito passeggeri sia della movimentazione. La recente inaugurazione del Costa Terminal Est, con il suo terzo accosto e l’ingente investimento da parte della più grande Compagnia di crociere europea, la Costa, determinerà un ulteriore incremento al già importante numero di crocieristi che, quest’anno, supereranno il milione! Dal 1996 al 2013 sono transitati oltre quindici milioni di passeggeri. Un porto che può accogliere fino a quattro navi e dodicimila croceristi, al giorno” spiegano dal Silp.

“Se questo quadro non è ancora sufficiente – prosegue Sanguinetti -, diamo uno sguardo al futuro: la costruenda piattaforma container che il Gruppo Maersk completerà nel 2017. L’opera porterà, nel porto di Savona-Vado Ligure, ad una movimentazione dell’ordine di ottocento mila TEU all’anno! L’attività di competenza della Polizia di Frontiera sullo Scalo di Savona è, ad oggi, a costo zero per il territorio, trattandosi di struttura concessa gratuitamente dall’Autorità Portuale di Savona e dotazioni garantite dal Fondo europeo per le Frontiere. A questo aspetto, già di per sé importante, visto l’obiettivo del suddetto piano, si aggiungono documentati vantaggi sotto il profilo della sicurezza, trattandosi altresì di un porto dove spesso si registrano imbarchi e sbarchi extra Schengen. Nel 2013, le navi commerciali in partenza e in arrivo da porti collocati al di fuori del suddetto spazio, sono state oltre settecento mentre sessantacinque, quelle da crociera”.

“Un risultato raggiunto grazie all’elevata professionalità delle donne e degli uomini della Specialità che, lo scorso anno, tanto per ritornare ai dati, hanno identificato 406.872 persone, rilasciato 2227 visti, 8842 permessi di visita in città, effettuato 1881 pattuglie. Ecco un rapido raffronto con una realtà ben più grande, quella di Genova: i visti rilasciati sono circa 3000, quindi solo un 30 per cento di più per un porto che si posiziona al secondo posto degli scali italiani! Nell’ambito del piano di rimodulazione, l’organico della Polizia di Frontiera di Savona viene così definito: sovradimensionato. Un termine che lascerebbe tutti noi ben lontani dall’immaginare che il surplus, in termini di uomini, è di sole tre unità. Avete capito bene, solo tre persone! L’aspetto che, purtroppo, suscita più ilarità è che questi operatori andranno in pensione già entro il prossimo mese di giugno! Non solo, la situazione, da sovradimensionata, diventerà ben presto sottodimensionata. Infatti, entro tre anni le unità si ridurranno a meno di trentacinque, con un’età media che supera i quarantacinque anni”.

“Ricapitolando, come si farà ad affrontare l’aumento dei flussi, con un nuovo terminal, una nuova piattaforma ‘multipurpose’ e quasi dieci unità in meno delle attuali? Non un solo vantaggio potrà derivare da un’operazione che non può che essere qualificata come sconsiderata; davanti a tutto ciò anche chi non è ‘addetto ai lavori’ può rendersi facilmente conto che non si possa far altro che alzare la voce per salvare lo Scalo marittimo di Savona. Alla luce di quanto esposto, che rende un quadro completo dell’indubbia importanza nel mantenimento dello status quo, con risultati raggiunti solo a prezzo di nobili sacrifici umani ed elevata professionalità acquisita, ribadiamo, con fermezza, la nostra contrarietà al piano di rimodulazione e richiediamo un immediato intervento per impedire che la Specialità venga snaturata, con pesanti ricadute in termini di sicurezza e nessun vantaggio economico o di risorse umane” conclude Luigi Sanguinetti.

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