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Vertenza Piaggio, Burlando vola a Roma su un P180 con i vertici aziendali: lavoratori furiosi

Genova. Nel giorno decisivo per i lavoratori Piaggio Aero di Genova, che vivono con grande apprensione l’attesa dell’incontro romano sul loro futuro, c’è un’altra notizia che li ha fatti infuriare ancora di più: sapere che il presidente della Regione Burlando viaggi verso Roma a bordo di P180, in compagnia dei vertici dell’azienda.

“Molto probabilmente, il vertice al MISE sulla nostra vertenza produrrà un esito. Non sappiamo nulla sul nostro futuro, che è attualmente nelle mani di altre persone e la situazione è estremamente delicata – scrivono in una nota i lavoratori – L’atmosfera dentro lo stabilimento di Sestri Ponente è simile a quella che si vivrebbe restando all’interno di una cristalliera piena di calici, in attesa di una scossa tellurica. Tenere le dita incrociate: ecco quello che stiamo facendo noi lavoratori, insieme alle nostre famiglie coinvolte in questa assurda partita, nella quale la fortuna sembra giocare ormai un ruolo determinante. Sappiamo però che il fato è soltanto uno spettatore, così come lo siamo anche noi, perchè è solo la politica a detenere lo scettro del nostro destino”.

Mentre la speranza è attualmente l’unico appiglio al quale i lavoratori si stanno aggrappando “Restiamo allibiti, arrabbiati, delusi e contrariati nell’assistere al viaggio verso Roma del Presidente della Giunta Regionale Claudio Burlando, all’interno di un nostro P180, in compagnia dei vertici della Piaggio. Ma sì, probabilmente l’azienda non lo ha invitato a viaggiare con loro per mettersi segretamente d’accordo sui dettagli del destino delle nostre famiglie, ma lo ha semplicemente accompagnato per simpatia, dato che anche loro avevano un importante appuntamento al MISE: casualmente per partecipare al vertice che partorirà la nostra sospirata soluzione”, proseguono.

“Intanto una nostra delegazione di comuni mortali come noi, insieme ai segretari sindacali, sta viaggiando verso Roma, lungo l’autostrada, con il fiato sospeso – concludono – E’ Inutile ormai domandare un minimo di rispetto ed almeno una parvenza di correttezza, in questo mondo di ciniche slot machine politicamente taroccate, che insistiamo a definire industrie”.

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