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Usura, accusata di aver prestato 25 mila euro ad albergatrice per farsene restituire il doppio: loanese assolta

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Loano. Aver prestato un importo di 25 mila euro per poi farsene restituire il doppio. Eugenia Comparelli, sessantenne loanese e titolare di una società, era finita a giudizio con la grave accusa di usura nei confronti di un’albergatrice loanese, ma, ieri mattina, è stata assolta dal Collegio del tribunale di Savona.

L’imputata, assistita dagli avvocati Carla Adorno e Carlo Manti, aveva sempre respinto l’accusa di aver prestato dei soldi applicando tassi usurari a danno della titolare di un’hotel di Loano. Tesi che è stata ribadita anche ieri in aula nel corso del suo esame davanti ai giudici nei quali la signora Comparelli ha ricostruito con precisione le movimentazioni di denaro che c’erano state tra la sua società, fornitrice dell’albergo, e l’attività della presunta parte offesa.

Dal 2002 la ditta dell’imputata forniva personale all’albergo e fino al 2005, come dichiarato da diversi testimoni durante il processo, non c’erano mai stati problemi con i pagamenti. A partire da quella data invece l’albergatrice si era ritrovata in difficoltà economiche e, non riuscendo a far fronte a tutte le spese, aveva iniziato a saldare gli importi dovuti alla fornitrice attraverso cambiali con scadenza successiva all’emissione delle fatture. L’accordo tra le due donne inoltre stabiliva che la titolare dell’hotel (poi fallito) avrebbe rimborsato le spese di sconto effetti e, successivamente, nel momento in cui non riusciva ad onorare le cambiali, gli interessi passivi sul conto della Comparelli. Sarebbe proprio questa la ragione, secondo la tesi difensiva, per spiegare i passaggi di denaro dalla presunta parte offesa all’imputata: nessun interesse usurario, ma semplicemente degli importi dovuti.

Durante il processo è comunque emerso che l’imputata, tra l’agosto 2009 e il febbraio 2010, aveva erogato in più soluzioni un prestito di 25 mila euro all’albergatrice, ma non che quei soldi siano stati restituiti con tassi ad usura. Secondo i giudici la spiegazione dell’imputata, che ha trovato riscontro nelle dichiarazioni dei testimoni e nella documentazione bancaria, è convincente. Di qui la decisione di assolverla da ogni accusa.

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