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Tirreno Power, monito degli Industriali: “Indotto a rischio, la centrale è troppo importante”

Vado L. Sospensione A.I.A. Tirreno Power, le aziende dell’indotto prendono posizione. L’Unione degli Industriali della Provincia di Savona ha scritto una nota per conto delle oltre 40 PMI aziende dell’indotto, firmata dal presidente Elio Guglielmelli, per sottolineare la strategicità rivestita dall’impianto di produzione Tirreno Power a Vado Ligure. Una missiva destinata alle istituzioni, indirizzata ai Ministeri competenti, ai parlamentari liguri, alla Regione Liguria, ai Consiglieri Regionali del territorio, alla Provincia di Savona e alla Camera di Commercio, per rimarcare il ruolo della centrale, sia per il tessuto economico e imprenditoriale – che coinvolge anche la filiera dell’energia – sia per il territorio e il suo tessuto sociale.

“È bene che le istituzioni abbiano piena consapevolezza del valore della presenza dell’impianto per il territorio, e di quanto il protrarsi della sospensione AIA e della mancata emissione della nuova AIA possano impattare sulle PMI locali: le aziende coinvolte nell’indotto, comprensive di tutti i servizi, sono oltre 90, di cui 40 costantemente presenti in centrale, per complessivi 857 addetti che hanno avuto accesso alla centrale nell’ultimo anno, di cui 300 presenti quasi quotidianamente in centrale nei periodi di attività a regime.” afferma il presidente Elio Guglielmelli.

“A seguito del blocco dell’esercizio, Tirreno Power ha sospeso buona parte dei contratti di appalto in essere, nonché l’efficacia dei preventivi inerenti le attività che avrebbero dovuto caratterizzare gli interventi di ambientalizzazione oggetto della richiesta di nuova A.I.A e della richiesta di dissequestro dell’impianto”, prosegue. “Il portafoglio ordini acquisiti dalle aziende dell’indotto attualmente sospesi supera i 30 mln di euro, mentre gli investimenti relativi all’ambientalizzazione oggetto della richiesta di nuova A.I.A ammontano a circa 180 mln di Euro, dei quali molti già oggetto di preventivi o pre-gare in corso di assegnazione alle imprese locali. La formazione continua del personale altamente qualificato, che opera in un impianto della complessità di quello di Vado Ligure, comporta costi fissi molto elevati per le PMI, che ora rischiano di veder sfumare gli investimenti fatti, con la potenziale conseguenza, in caso di tempi elevati di ripresa delle attività, di dover ridurre il personale e con il rischio di trasferimento delle competenze acquisite in altre aziende e altri territori”.

Una situazione che ha un impatto anche sul personale delle aziende. “Il personale dell’indotto della centrale è costituito da tecnici e operatori specializzati che negli anni hanno acquisito le competenze e professionalità necessarie per poter operare nelle centrali termoelettriche, con una forza lavoro qualificata che raggiunge le 300 unità con punte di quasi il doppio nei periodi di ‘fermata’ dell’impianto. A ciò occorre aggiungere il personale in incremento che le nuove commesse per 180 mln di Euro avrebbero permesso di assumere e di qualificare. Inoltre, l’80% del personale impiegato normalmente nell’impianto per le attività tecniche risiede in Vado Ligure e nei comuni limitrofi o in Valle Bormida, e ciò per sostenere servizi di reperibilità. Molte famiglie si sono trasferite, pur provenendo da altre aree territoriali, in zone vicine alla centrale. La ricollocazione del personale, vista l’alta qualificazione, non è semplice, anche perché il mercato italiano è sostanzialmente fermo a causa di una politica incomprensibile sulle rinnovabili a fronte di una costante mancanza di una politica energetica nazionale e di un piano energetico nazionale da ormai oltre quant’anni” nota ancora Guglielmelli.

“Le conseguenze della mancata ripartenza dei gruppi sarebbero assai negative: la chiusura delle aziende più deboli e che non hanno sbocchi sui mercati internazionali; la perdita dell’occupazione per una parte dei 300 addetti dell’indotto che non potranno essere reimpiegati in altri cantieri o attività; la fuoriuscita di alcuni lavoratori particolarmente specializzati che ricercheranno occupazione in altri territori con depauperamento della qualità del lavoro e delle competenze del territorio; la perdita delle opportunità di lavoro per i giovani qualificati dalle scuole tecniche; il ridimensionamento delle commesse attuali (circa 30 milioni di euro); la perdita delle opportunità di qualificazione e referenza per le imprese sui mercati con grave danno commerciale a causa della impossibilità di effettuare i lavori di ambientalizzazione previsti nella nuova A.I.A”.

“Per questo motivo, le aziende dell’indotto chiedono che le Istituzioni locali, nel farsi carico delle questioni inerenti la centrale di Vado Ligure, tengano conto dell’impatto che ciò rappresenta per le PMI dell’indotto, delle criticità evidenziate e dell’importanza per il tessuto economico e sociale del territorio ligure tutto delle imprese dell’indotto. È opportuno che le istituzioni nazionali e la Regione, competenti per l’A.I.A., comprendano quanto sia necessario ottenere, a breve, risposte sul riavvio degli impianti e sulla possibilità di effettuare gli investimenti previsti nella nuova richiesta di A.I.A., in tempi i più ridotti possibile, tenendo conto della criticità che il fattore tempo ha nella questione odierna e della sua rilevanza per l’impatto socio economico che ha per le aziende e quindi per l’economia e le imprese del territorio tutto. Nei paesi industrializzati occidentali, in competizione con le nostre imprese, l’autorizzazione ambientale è rilasciata in un tempo variabile tra i 10 giorni e i due mesi nei casi più complessi: ecco perché le imprese del territorio non intendono accettare, stante la chiarezza degli assunti della richiesta di nuova A.I.A., tempi di emissione incompatibili con la sopravvivenza di un intero sistema produttivo strettamente connesso all’esistenza stessa dell’impianto” conclude il presidente degli Industriali Savonesi.

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