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Sospensione Aia a Tirreno Power, la Cgil a caldo: “Il Ministero se ne lava le mani e l’azienda vuole altri esuberi. Subito sciopero”

Vado L. Tino Amatiello, segretario generale Filctem Cgil Savona, commenta a caldo la decisione del Ministero dell’Ambiente di sospendere l’Aia per i gruppi a carbone VL3 e VL4 di Tirreno Power.

“Per adesso stiamo ancora facendo un analisi – esordisce il segretario generale -. Di sicuro, come al solito, il Ministero se ne lava le mani senza aver la soluzione a come risolvere il problema, tenuto conto che l’azienda aveva richiesto un’ulteriore Aia e andando quindi a peggiorare la situazione”.

Questa mattina si è tenuto un incontro, a Roma, fra le organizzazioni sindacali e l’azienda. Amatiello rivela le intenzioni di Tirreno Power: “Nell’incontro di questa mattina, l’azienda ha comunicato alle organizzazioni sindacali un ulteriore aumento degli esuberi, dai 190 iniziali si è passati ad altri 130 esuberi per Vado. E’ una situazione difficilissima”.

La nuova tegola per Tirreno Power non può che complicare una situazione già difficile per i tanti lavoratori che attendono risposte. I sindacati hanno già in mente come reagire e far sentire la loro voce: “C’è grande preoccupazione da parte nostra. A Roma tutto il gruppo sta decidendo di agire subito e di fare uno sciopero e poi si deciderà il da farsi. Questa è una situazione che ci mette in grandissima difficoltà”, conclude Amatiello.

Della stessa idea l’onorevole vadese Pd, Anna Giacobbe, che interviene duramente: “La vicenda Tirreno Power arriva ad un passaggio drammatico. L’azienda ha prodotto, con l’annuncio dell’avvio delle procedure per licenziamento di centinaia di persone, una drammatizzazione che va fermata. Il Ministero dell’Ambiente ha sospeso l’autorizzazione integrata ambientale senza che il Governo abbia detto con quale disegno, sia sul piano ambientale che industriale, intenda procedere nei confronti di quell’impianto”.

“Ora – prosegue la Giacobbe – non è più rinviabile la convocazione dell’incontro che le istituzioni e le forze sociali locali hanno chiesto, sin dal giorno dopo il sequestro degli impianti, con i Ministeri interessati. Vanno ricostruite le condizioni affinché quel sito e le persone che ci lavorano abbiano un futuro. Quel futuro non può prescindere dalla garanzia del rispetto di limiti rigorosissimi delle emissioni, dei relativi controlli, della protezione della salute dei cittadini”.

“Abbiamo il dovere, così come ha dovere il Governo, di dire con chiarezza se, per il tempo in cui sarà ancora necessario usare carbone, nella prospettiva del superamento di quel combustibile, questo si potrà fare nel sito di Vado nelle migliori condizioni possibili; o se per quell’area qualcuno pensa di rassegnarsi all’impoverimento economico e al degrado ambientale. Sapendo che l’abbandono di siti già critici sul piano ambientale produce solo ulteriore degrado”, conclude l’onorevole Anna Giacobbe.

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