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Raccolta di firme del Comitato Parenti degli ospiti della Vada Sabatia: “No al trasferimento, non sono ‘pacchi postali'”

Vado L. “Riteniamo non sia giusto fare di tutta un erba un fascio”. E’ uno dei passaggi della lettera scritta dal Comitato Parenti unitamente ai familiari degli ospiti della rsa Vada Sabatia di Vado che si sono attivati con una raccolta di firme per difendere gli operatori non coinvolti nell’inchiesta sui maltrattamenti e per chiedere di evitare la chiusura della struttura.

“Il Comitato Parenti unitamente ai familiari degli ospiti della struttura sanitaria Vada Sabatia – esordisce la lettera -, in seguito agli episodi di maltrattamenti a disabili psichici ricoverati presso il nucleo 3D (e non presso altri nuclei), ed alla consequenziale decisione adottata dall’Asl 2 Savonese di rescindere il contratto con il gruppo milanese Segesta vogliamo precisare alcuni concetti. La decisione di far ricoverare i propri cari non è stata di certo egoista né facile, ma assai sofferta e dovuta in quanto non era possibile assisterli diversamente presso il domicilio. Abbiamo potuto constatare che, nonostante alcuni disservizi tipici di qualsiasi struttura per anziani, la maggior parte del personale addetto all’assistenza degli ospiti, pur non essendo dotato della qualifica professionale richiesta (la cui mancanza doveva però essere accertata ancor prima dello svolgersi di questi gravi episodi), ha sempre operato in modo scrupoloso e umano per cui riteniamo non sia giusto fare di tutta un erba un fascio”.

“Il trasferimento dei propri cari, che ormai si sono ambientati dove si trovano, in altre strutture provocherebbe loro uno choc non indifferente perchè si tratta di persone anziane, disabili e deboli e non di “pacchi postali”, senza tener conto dei disagi su noi familiari che ogni giorno prestiamo assistenza e portiamo loro affetto. E’ il caso di ricordare che si tratta di duecento persone per cui non sarebbe certo facile trovare loro una nuova sistemazione in zona perché le strutture limitrofe non sono in grado di accogliere così tante persone in poco tempo. Non vogliamo sindacare sulle decisioni adottate perché supponiamo e speriamo che siano state prese in quanto dovute dopo ampia valutazione, vogliamo bensì rimarcare che esistiamo anche noi ai quali nessuno pensa e non è giusto che alla fine a rimetterci siano sempre i più deboli: noi, i nostri congiunti e gli operatori che pur avendo lavorato seriamente e coscienziosamente rischiano di perdere il posto di lavoro in un periodo di grave crisi occupazionale” aggiungono i parenti degli ospiti della Rsa.

“Auspichiamo quindi e ci affidiamo alla vostra umanità perché vengano valutate tutte le possibili opportunità per scongiurare la chiusura della struttura, semmai con il subentro di uno p più nuovi gestori, poiché se ciò avvenisse sarebbero veramente molte le persone innocenti che dovrebbero pagare ingiustamente per l’operato increscioso di pochi individui senza scrupolo” conclude il Comitato Parenti.

Commenti

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  1. Scritto da Gabriella Ghiglione

    Siamo la mamma ed il papà di Valentina Cipollina, dal cui caso (maltrattamenti) è nata tutta l’inchiesta.
    Il papà è operatore professionale da 27 anni (educatore) e la mamma è maestra d’asilo; confermiamo che lo spostamento aggiungerebbe oltre al danno ,la beffa, in quanto spostare un disabile psichico dal luogo del malrattamento è doveroso, ma non dalla struttura in quanto nel caso di persone affette, per esempio, da qualche forma di autismo, il fatto potrebbe comportare un aggravamento del quadro clinico del soggetto in questione.
    Auspichiamo che i controlli siano fatti in modo accurato.(i genitori di Vale )