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Presidio Tirreno Power, lavoratori incatenati ottengono un incontro col governo: fissato per il 30 giugno foto

Vado Ligure. “-75 alla fine”. Così recita lo striscione appeso da alcuni lavoratori all’esterno della centrale Tirreno Power di Vado Ligure. Un vero e proprio countdown alla mobilità che interesserà i dipendenti della centrale dopo mesi di chiusura dovuta al sequestro dei due gruppi a carbone da parte della procura.

Tirreno Power protesta

Una scelta, quella della mobilità, che unita alla revoca dell’Aia è stata la classica “goccia che fa traboccare il vaso”: e così è scattata la protesta a tutto campo. Un presidio di più di 100 persone davanti alla Prefettura di Savona, con i lavoratori incatenati; scene simili davanti al Tri e al comune di Vado Ligure.

“La situazione di Tirreno Power ha davvero del surreale, sembra un racconto kafkiano – attacca Fulvia Veirana, segretario della Cgil savonese – E’ necessario che il governo prenda subito coscienza del problema del sito di Vado, e detti le regole per continuare la produzione. Questo sito non si può chiudere: i lavoratori che rischiano il posto di lavoro sono più di 200, a cui va aggiunto l’indotto, il che vuol dire 400 persone, forse più, in mezzo alla strada”.

“Siamo in una situazione veramente critica – le fa eco Giorgio Cepollini della Cisl – soprattutto incomprensibile per quanto riguarda le questioni ministeriali, dove ci sono procedure che seguono corsi separati creando problematicità sui percorsi industriali di Tirreno Power. Ma più passa il tempo e più si inasprisce anche il clima sociale… i lavoratori sono sempre più pronti a scendere a protestare in strada, la situazione si sta facendo incandescente”.

La situazione è critica, ma proprio perché nessuno dal punto di vista nazionale si sta occupando di questa vicenda, sostiene Veirana: “Ognuno si preoccupa di tutelare la sua posizione, non di risolvere il problema. E’ ora che ci sia un atto di responsabilità, per i lavoratori, per il sito di Vado e la sua filiera”.

Lo stato di agitazione è aperto, la battaglia è iniziata. “Da qui si parte per fare tutta una serie di iniziative, per sensibilizzare sul fatto che non è possibile arrivare ad una chiusura a causa di procedure”, annuncia Cepollini. E Veirana promette: “Bisogna che subito, che oggi ci diano un incontro col governo per provare a risolvere questa questione al meglio. Finchè non ci daranno l’incontro noi staremo qua”.

Una prima richiesta che è stata esaudita. Poco dopo, infatti, è giunta notizia della data dell’incontro interministeriale a Roma: è stato fissato per lunedì 30 giugno. Veirana si dice soddisfatta per averlo ottenuto, anche se la speranza era di dover attendere meno tempo prima di potersi sedere al tavolo per discutere relativamente all’urgente situazione.

Commenti

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  1. Scritto da Julian

    Evvai! Chiarezza e determinazione, basta parole ed attese evitando modalità per le quali da vent’anni manifestare è sinonimo di incoscienza e velata violenza. Speriamo non sia tardi, come troppo tardi si è creduto nel confronto delle più parti senza avvertire che non c’era scambio, confronto, bensì radicalismo. Vecchia storia, vecchio stile, ancora NON politica, ma demonizzazione dell’altro il che concerne la credenza in qualcosa, ma neppure TP appare ora un Dio capace di districarsi. Dal sorprendente sforzo e disponibilità della TP per una nuova AIA, alla bocciatura della precedente AIA da parte del Ministero dell’ambiente, alla reazione ultima TP cosa passa? Quale volontà delle varie parti atta ad una risoluzione occupazionale ed ambientale? Tanta confusione è involontaria? Solidarietà ai lavoratori tutti della termica, un ex collega. PS: sveglia PD!