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Odg Tirreno Power a Savona, Pongiglione non vota: “Azienda irresponsabile, ora cambio di rotta”

Savona. “Al centro del discorso su Tirreno Power c’è certamente il problema dell’occupazione, problema che riguarda tutte le aziende in crisi dei diversi settori economici del Savonese, e per tutti questi lavoratori noi chiediamo interventi seri del Governo. Ma il problema principale è l’atteggiamento irresponsabile di Tirreno Power, che da decenni sta utilizzando i gruppi a carbone senza il rispetto delle normative vigenti, e senza investimenti mirati all’utilizzo delle Migliori Tecnologie Disponibili. E ciò ha causato l’attuale situazione occupazionale e, soprattutto, il disastro ambientale nelle nostre zone”.

Con queste parole nel consiglio comunale di ieri Daniela Pongiglione ha annunciato la sua non partecipazione all’ordine del giorno sulla centrale di Vado Ligure, del quale ha spiegato di condividere alcune parti ma di non riconoscersi nella stesura globale del testo.

Alla responsabilità di Tirreno Power, ha proseguito, “si aggiunge la gravissima responsabilità della politica, di tutti gli Enti pubblici preposti al controllo (Regione, Provincia, Comuni, ASL, ARPAL), che con la loro colpevole negligenza hanno ignorato o quantomeno sottostimato il fenomeno, nonostante i continui allarmi e le denunce, e hanno consentito così l’aggravarsi del problema”.

“Dobbiamo sfruttare questo momento di crisi profonda per chiedere un cambiamento di rotta netto e sostanziale. Chiediamo con convinzione da anni un’altra politica energetica: deve nascere una nuova politica industriale e si deve abbandonare definitivamente il carbone in linea con le scelte gestionali di contrasto al degrado ambientale imposte anche dall’Europa (vedi Patto europeo dei Sindaci, Smart Cities, ecc. a cui il Comune di Savona, almeno formalmente, ha dato adesione)”.

“Quando viene detto che allora Tirreno Power potrebbe andarsene e lasciarci con la disoccupazione e l’inquinamento, ci troviamo di nuovo davanti a un indegno ricatto – ha attaccato Pongiglione – Basta con il ricatto lavoro vs. salute. Così non può continuare. Il lavoro deve essere compatibile con la salute e con la dignità delle persone. Eppure l’ILVA, l’Eternit e qui da noi l’ACNA avrebbero dovuto insegnarci tante cose.
Riconvertire a metano e progressivamente superarlo, perché la difesa e la tutela dell’ambiente devono essere al centro della nostra vita. E’ probabile che la Centrale possa rientrare nei limiti di legge con investimenti significativi e economicamente tollerabili. In attesa: cassa integrazione per i dipendenti della Tirreno Power e dell’indotto. E interventi strutturali di riconversione, riprofessionalizzazione e di risanamento delle aree, attività a cui le maestranze, con la loro preziosa esperienza professionale, daranno un contributo fondamentale”.

“C’è solo il rispetto della legge: non ci devono essere altri tavoli dove ottenere deroghe a favore della T.P e a danno della Comunità – è stata la ferma posizione di Pongiglione – E’ dagli anni ’70 che la Centrale avrebbe dovuto operare solo in via sperimentale. E oggi, dopo tutti quei decenni, i risultati delle indagini sul collegamento tra inquinamento e patologie riscontrate nella nostra Provincia (con percentuali di gran lunga superiori alla media regionale, a sua volta superiore alla media nazionale) dovrebbero far valere il principio di precauzione, che è un elementare criterio di responsabilità da parte di chi gestisce il territorio e la salute pubblica”.

“Invece siamo ancora qui ad accettare il carbone, perché, se chiediamo la riapertura a tempi brevi della Centrale, diamo per scontato che si riprenda l’attività col carbone. Noi siamo assolutamente contrari” ha concluso.

Commenti

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  1. Scritto da optimist

    Daniela Pongiglione ha pienamente ragione e i sindacati, se sono veramente dalla parte dei lavoratori e dei cittadini, dovranno rendersene conto prima che sia troppo tardi.