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Ecomafia, Liguria regione con più infiltrazioni nel Nord Italia. Nel savonese 36 infrazioni e 53 denunce

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Liguria. I numeri riportati nell’annuale dossier “Ecomafia”, raccolti ed elaborati dall’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente sui dati delle forze dell’ordine del 2013, non lasciano spazi a dubbi. La Liguria continua a primeggiare tra le regioni del nord come terra vocata alla penetrazione degli affari illeciti. Le 1431 infrazioni accertate (lo scorso anno erano state 1597) rappresentano il 4,9% di quelle nazionali, più di quelle registrate in Lombardia, Veneto e Piemonte.

Alla diminuzione delle infrazioni accertate sul territorio ligure segue un aumento per quanto riguarda le denunce (dalle 1428 del 2012 alle 1501 del 2013), gli arresti (da 1 a 2) ed i sequestri che passano da 216 a 229. “Continua in modo preoccupante l’ascesa delle ecomafie anche in Liguria – commenta Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria – e l’affermazione del mal affare nella così detta area grigia, formata da funzionari e amministratori pubblici e privati che lasciano prevalere, a discapito dell’interesse pubblico, della salute dei cittadini e della legalità, i loro e quelli dei clan. In particolare si conferma una forte attrazione per gli affari nel ciclo dei rifiuti e in quello del cemento”.

Nella classifica dell’illegalità nel ciclo dei rifiuti in Liguria, suddivisa per province, quella di Genova primeggia con 72 infrazioni accertate, 88 denunce e 38 sequestri. Fa un deciso balzo in avanti invece la provincia di La Spezia le cui infrazioni accertate passano da 17 a 61, le denunce da 32 a 64 ed i sequestri da 8 a 12.

Al terzo posto la provincia di Savona dove le infrazioni sono state 36, le denunce 53, i sequestri 4 e le persone arrestate 2, mentre in quella di Imperia 27 infrazioni, 27 denunce e 6 sequestri.

Nella provincia di Savona ha fatto scalpore l’operazione coordinata dalla procura di Savona e denominata Trash che ha interessato il comune di Pietra Ligure dove i reati contestati sono di turbata libertà degli incanti, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e truffa ai danni dello Stato.

A Genova invece ad attirare gli inquirenti sono state le attività di bonifica effettuate dopo le alluvioni del 2010 e 2011 e gli appalti per la raccolta differenziata e relativo smaltimento, inchiesta attivata dagli inquirenti da una serie di appalti affidati da Amiu a società appaltatrici e che ha visto coinvolti cinque dirigenti operativi e un’altra trentina di persone. A continuare a preoccupare i cittadini spezzini invece ancora le Navi dei veleni e le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmine Schiavone, sul traffico illecito dei rifiuti, a testimonianza che nei traffici liguri ci fosse lo zampino dei clan di camorra e ‘ndrangheta.

Nel ciclo del cemento se lo scorso anno a prevalere negli affari illeciti era la provincia di Imperia, quest’anno compie un evidente passo in avanti quella di Genova. Lo scorso anno infatti le infrazioni accertate erano “solamente” 58, quest’anno si è passati ad 85 mentre le denunce passano da 75 a 120 e i sequestri sono più che raddoppiati passando da 17 a 36. La provincia di Imperia vede diminuire il numero di infrazioni da 109 a 71 e le denunce, da 168 a 151, mentre i sequestri aumentano da 2 a 4.

Savona, terza in classifica, vede diminuire sia le infrazioni accertate, da 79 a 56, le denunce da 118 a 87, ed i sequestri da 12 a 11. Nella provincia della Spezia aumentano le infrazioni da 39 a 43, diminuiscono lievemente le denunce da 47 a 44 e i sequestri che da 5 diventano 4.

“Anche il ciclo del cemento, nonostante la crisi complessiva in questo comparto, continua a vedere un forte interesse e una capacità di infiltrazione mafiosa in tutte e quattro le province liguri – commenta Santo Grammatico – come testimoniato dalla relazione della Dna del 2013 relativa alla nostra regione, dove si afferma che ‘quello che è bene subito rilevare è che la criminalità di stampo mafioso, così fluida nelle sue manifestazioni ed evoluzioni, capace di esercitare un ferreo controllo del territorio ove ha avuto origine, nei luoghi di espansione come la Liguria è stata capace di attuare una vera e propria mimetizzazione: qui infatti ha adottato moduli operativi in grado di plasmarsi alla diversa realtà territoriale, contaminando questa realtà, rendendo nel contempo più difficile la comprensione e l’emersione del fenomeno’. Dal nostro punto di osservazione rileviamo in positivo il continuo lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura e come in questi anni si sia creato un movimento di opinione e di sensibilizzazione, formato da présidi sul territorio e da molte associazioni in rete grazie a Libera che intervengono nelle scuole e sono attive per informare e promuovere la cultura antimafia e della legalità”.

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