IVG.it -  Notizie in tempo reale, news a Savona, IVG: cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

Curiosi, stressati e pragmatici: ecco i giovani liguri. Ma i “Neet” sono il 21%

Liguria. Quella attuale è una generazione dinamica. Una generazione che avverte il peso del momento, subisce lo stress da competizione ma non si vuole arrendere. Anzi, ha le armi in pugno e i suoi strumenti di guerra sono la convinzione che la preparazione alla fine paga, che i saperi contano, che lo spirito di adattamento, unito alla capacità di sacrificarsi, alla lunga porta qualcosa. E’ quello che emerge da uno studio realizzato da Unioncamere Liguria sulle predisposizioni ed aspirazioni dei giovani liguri nei confronti di quello che offre la Liguria.

Obiettivo di questa indagine è avere uno strumento di conoscenza ed approfondimento che consenta di costruire nuove politiche per i giovani. Tema conduttore di tutto lo studio è la creatività: stimolare e sviluppare la creatività e il talento è un investimento strategico verso l’innovazione. Prima alcuni dati. In Liguria i giovani di fascia di età compresa tra i 15 e i 34 anni sono 271.505 e rappresentano il 17% di tutta la popolazione, la quota più bassa fra tutte le regioni italiane.

Il tasso di disoccupazione in Liguria, nel 1° trimestre 2014, è salito all’11,9% (era 10,8% nel 1° trimestre del 2012), con una crescita tendenziale più accentuata rispetto alla media nazionale, dove dal 12,8% è salito al 13,6%. Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) nel 2013 in Italia ha raggiunto il 42,1%: nella graduatoria regionale al primo posto figura il Trentino Alto Adige con un tasso pari al 16,7% per arrivare alla Calabria con il 56,1%. La Liguria si posiziona a metà classifica con il 42,1%, superiore quindi alla media nazionale.

Un dato preoccupante è rappresentato dai giovani Neet (Not in Education, employment or training), ossia quei giovani nella fascia di età tra i 15 e i 29 anni che non sono impegnati in attività di studio e formazione e non lavorano: dal 2008 al 2013 in Liguria l’incidenza sulla corrispondente fascia di età è passata dal 13,5% al 21,1% (7,6 punti percentuali in più), mentre a livello nazionale dal 19,3% al 26%, con una crescita di 6,7 punti percentuali.

Le imprese giovanili attive in Liguria, a fine marzo 2014, sono 12.225 di cui quasi la metà con sede in provincia di Genova, su un totale di circa 138 mila imprese. Il 25% è rappresentato da imprenditrici femminili, il 31,9% da stranieri. Costruzioni, commercio e turismo rappresentano le attività in cui preferiscono cimentarsi.

Il profilo dei nostri giovani, che si delinea dalle risposte date dal campione esaminato, è interessante e peculiare: curiosi, attenti, colpiti dallo stress da competizione, sentono il peso della precarizzazione esistenziale indotta dal momento, avvertono lo scarso dinamismo del paese ma non si arrendono, ricercano costantemente nuove strade e vie alternative per essere presenti e protagonisti. Il punto debole è rappresentato dalla routinarietà che li spinge a cercare di operare in ambiti ordinati e strutturati, il punto di forza è lo spirito competitivo che li rende determinati e sicuri, pronti ad affrontare le sfide e a cogliere le occasioni.

Secondo il più classico spirito ligure, i nostri giovani sono pragmatici, non amano in maniera spropositata la tecnologia; tuttavia, rispetto alla media nazionale, amano di più il rischio. Il cambiamento è visto come un’opportunità e di fronte ad esso si pongono in maniera disponibile. La creatività viene ritenuta uno strumento importante che può determinare il successo, ma non da tutti: circa il 58% degli intervistati sono tendenzialmente creativi, aperti e pronti ad accettare le sfide, mentre il 42% si colloca in maniera più difensiva. Le imprese e le organizzazioni che vogliono continuare a prosperare nell’attuale contesto globale, devono saper sviluppare una caratteristica fondamentale: la capacità di innovare per aumentare il valore globale dell’organizzazione.

Il concetto di “innovazione” è rivolto a qualsiasi approccio che rompe gli schemi precostituiti, cambia i paradigmi esistenti sostituendoli con altri. La creatività rappresenta l’ingrediente principale, “l’humus fertilizzante” capace di mettere in moto il processo di innovazione. Essa dovrebbe essere riconosciuta, favorita, stimolata. Dai risultati della ricerca sui giovani liguri, infine, emerge un pro-memoria per manager e imprenditori, su cosa evitare e cosa invece sostenere per generare innovazione.

Per quanto riguarda i freni alla creatività nelle imprese, i giovani segnalano l’eccesso di gerarchia, la tendenziale intolleranza per le persone autonome e indipendenti, gli incentivi inadeguati, l’organizzazione di breve periodo, la scarsa capacità di motivare, l’eccesso di rigidità della leadership.

Sul fronte degli atteggiamenti pro-attivi, che possono favorire l’impegno e lo sviluppo dell’innovazione, i giovani segnalano: tollerare nuove idee, accettare la diversità e il non convenzionale, valorizzare il pensiero creativo, stimolare l’apprendimento autonomo, sottolineare l’importanza della conoscenza, favorire la partecipazione, avere una visione di medio-lungo periodo, valutare positivamente gli insuccessi, favorire lo sviluppo di relazioni sociali in grado di incoraggiare il confronto tra personalità diverse ed eterogenee.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di IVG.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.