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Case squillo in Riviera, sfruttamento della prostituzione e permessi di soggiorno falsi: 2 condanne e 2 patteggiamenti

Savona. Due condanne in abbreviato e due patteggiamenti. E’ l’esito dell’udienza preliminare celebrata questa mattina davanti al giudice Donatella Aschero per la vicenda collegata all’inchiesta anti-prostituzione ribattezzata “Alter Ego” e che aveva portato in carcere nell’ottobre scorso sei persone. A definire questa mattina la loro posizione sono stati quattro di loro: Silvio Mario Carlo Zerega, 53 anni, Samuele Florio Fioravanti, di 34, F.M., di 39, e Stefano Scardicchio, di 30, accusati in concorso e a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, favoreggiamento della permanenza illegale sul territorio nazionale di cittadini stranieri, false dichiarazioni per fare loro ottenere regolari permessi di soggiorno, utilizzo di documenti falsi.

tribunale savona

A scegliere la via dell’abbreviato sono stati Zerega, condannato a 4 anni, 6 mesi e 20 giorni, e Fioravanti che è stato prosciolto dall’accusa di associazione per delinquere, ma condannato per gli altri reati a un anno, nove mesi e dieci giorni. A patteggiare sono stati invece Scardicchio, due anni e otto mesi di reclusione, e F.M., tre anni di reclusione.

L’operazione Alter Ego aveva indagato su un giro di appartamenti con squillo, sia donne che transessuali, teatro di appuntamenti a luci rosse. Secondo la ricostruzione degli inquirenti Zerega sarebbe stato il “dominus” dell’attività e si sarebbe occupato di affittare gli alloggi alle prostitute, con un business parallelo, quello della regolarizzazione di extracomunitari clandestini utilizzando documentazioni false.

Le case d’appuntamento erano state individuate ad Albisola Superiore (nelle vie Martini, dei Pescetto, Sisto IV), Albissola Marina (viali Faraggiana e Perata), Borghetto (via Ippolito Nievo) e ancora a Genova, Rapallo, Sestri Levante, Chiavari. Ragazze e transessuali ricevevano i clienti che le contattavano attraverso i sistemi più gettonati: annunci pubblicati sui giornali o su siti internet.

Ogni squillo, secondo gli investigatori, lavorava tutta la settimana e pagava per l’affitto dell’alloggio 350 euro settimanali all’organizzazione che avrebbe avuto un ritorno mensile di 28 mila euro.

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