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Calcio, Cantera Torre de Leon. Campo, tavola, spogliatoio: ecco le regole d’oro per la trasferta catalana

Savona. L’insieme del collettivo alla base di tutto, niente egoismi, vita sana, massima cura dell’igiene fisica e mentale, attenzione ai dettagli dalla ricerca del gesto al look di rappresentanza e propensione al calcio offensivo: così il responsabile tecnico Felicino Vaniglia (già selezionatore della delegazione provinciale savonese della Figc) lancia l’assalto alla terza vittoriosa trasferta di fila in terra di Catalunya.

Dieci regole non scritte (Conte-Juventus docet), dieci istruzioni per l’uso, dieci comandamenti in fondo, che il mister con il suo qualificato staff vigileranno affinchè vengano rispettate sempre nel corso dei tornei internazionali giovanili estivi che stanno per decollare (gli Allievi ’98 partiranno per Lloret de Mar venerdì 13 giugno) facendo sì che nessuno sgarri e che tutti seguano le leggi, le norme comportali ed il codice etico prestabiliti.

Del resto chi ha avuto occasione di respirare l’atmosfera pulita e ordinata della Cantera Torre de Leon, l’associazione sportiva ricreativa che dà visibilità in ambito europeo al talento ligurei impara ben presto come ci si debba comportare all’interno di un gruppo ben organizzato.

Ecco il “decalogo” redatto dal responsabile tecnico Felicino Vaniglia.

1) La squadra viene prima del singolo. Il concetto che “Il ‘noi’ viene prima dell’io'” costituisce la pietra miliare della filosofia canterina. Questo significa che gli individualismi vengono messi da parte se non funzionali al bene del gruppo, che tutti devono considerarsi importanti ma nessuno indispensabile e che lo spirito di sacrificio, sopra ogni altro valore, è uno dei segreti dei tanti successi della “Turrita”. E a maggior ragione dopo due stagioni trionfali, quando esiste il rischio dell’appagamento, questo comandamento continuerà ad essere ribadito più e più volte all’interno dello spogliatoio, anche se devo dire che i ragazzi si stanno preparando ‘alla grande’ per gli impegnativi confronti che ci attendono. D’altronde in virtù dei trofei acquisiti ci troveremo nella situazione psicologica di doverci riconfermare, divenendo di fatto la squadra da battere e questa consapevolezza ci impone di dover tirare fuori quel qualcosa in più a tutti i livelli.

2) La fame di vittoria va coltivata ogni volta che si viene messi alla prova. La voglia di fare bene va dimostrata con i fatti (durante la vita in comune, in allenamento oltre che in partita) e non a parole.

3) Fidatevi dell’allenatore e del suo staff e seguite sempre alla lettera ciò che vi verrà insegnato. Nelle stagioni estive precedenti i giocatori selezionati si sono sempre integralmente affidati allo staff tecnico con piena fiducia, senza discuterne i metodi, facendosi conquistare dalla visione del calcio proposta (la fede è quella che trova la sua incoronazione nel mitico modulo 4-3-3). La disciplina imposta ha senza dubbio bisogno dei risultati positivi per essere digerita meglio e visti i successi raccolti pare scontato che i vari gruppi seguano in tutto e per tutto quanto viene proposto di realizzare, confidando che ciò li porti all’ottenimento dell’obiettivo.

4) L’impegno nell’allenamento è la prima intensa prova da superare per potersi aprire la strada al successo. “Gioca solo chi dimostra di meritarselo durante le esercitazioni”. Questo principio fondamentale verrà ripetuto costantemente i tutti i giocatori i quali constateranno direttamente con la loro esperienza che sarà proprio così: non ci saranno né favoritismi né titolari che possano permettersi di impegnarsi a ritmi bassi. Ecco perché ogni attività, anche a partire dalla più semplice delle partitelle, verrà disputata con lo spirito di una finale di Champions.

5) Fare una vita sana è alla base della pratica agonistica di uno sport (avanti dunque con un’alimentazione appropriate, bilanciata secondo i più moderni principi nutrizionistici sportivi; no al fumo, all’alcool e alle sostanze dopanti).

6) In campo bisognerà cercare sempre di attaccare l’avversario per provare a vincere la partita.

7) Velocità di pensiero e di gambe: questo sarà l’approccio mentale alle gare.

8) In tutto quello che faremo ci metteteremo cuore.

9) La Cantera Torre de Leon ha una storia breve ma gloriosa: rispettare la maglia biancorossa e coloro che l’hanno indossata sarà l’imperativo.

10) Dovremo cercare di essere “aggressivi per vincere”, come detto, ma prima di tutto corretti e leali, con gli avversari, con i compagni, con l’arbitro, con i dirigenti, con il pubblico.

Questi i dieci precetti che rispecchiano a pieno l’eesenza della filosofia della magica “Cantera Torre de Leon” che si appresta a sbarcare in terra di Spagna forte della sua tradizione e rinnovata nella proposta grazie alle recenti esperienze anglosassoni di mister Vaniglia.

“Nelle competizioni – dichiara Vaniglia – sarà indispensabile e formativo gratificarsi soprattutto di aver superato se stessi (mi riferisco ai limiti e alle lacune individuali da colmare) e non tanto gli avversari sparring. Proseguiremo pertanto, certi di essere sulla giusta strada, a professare la cultura dell’insoddisfazione da preferire a quella in voga dell’appagamento degli stimoli a migliorarsi. Come ho potuto apprendere direttamente dalla viva voce del coach Arsene Wenger considerato un vero scopritore di giovani calciatori durante il mio recente viaggio di aggiornamento (condividendone a tutto tondo i principi fondamentali): ‘Il talento senza duro lavoro è come una rosa senza acqua: destinato ad appassire presto'”.

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