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Agricoltura, Rixi attacca Barbagallo: “7 mesi per dare una risposta lacunosa alle imprese”

Liguria. “I tempi biblici adottati da questa giunta per dare risposte concrete alle imprese non sono più tollerabili: non è possibile aspettare sette mesi per avere una risposta, per altro vaga e insoddisfacente, sui problemi reali come quello della contraffazione e delle frodi alimentari che penalizzano oltre 10 mila imprese del settore agroalimentare in Liguria con un danno, a livello nazionale, quantificabile ogni anno in circa 6 miliardi di euro”. Così Edoardo Rixi, consigliere regionale della lega Nord, che questa mattina ha chiesto all’assessore regionale Barbagallo “quali azioni la Regione intenda attuale per affrontare la questione delle frodi, delle contraffazioni, dei controlli di filiera e della trasparenza, al fine di difendere queste e altre produzioni italiane, oltre che il diritto dei consumatori a scegliere in modo consapevole i prodotti agroalimentari”.

“La nostra interrogazione – spiega Rixi – era stata presentata in occasione della mobilitazione nazionale organizzata da Coldiretti al valico del Brennero, il 4 e i 5 dicembre, a cui hanno partecipato anche 150 agricoltori liguri. Le aziende hanno rinunciato a giornate preziose di lavoro – e possiamo solo immaginare cosa voglia dire uno sforzo del genere in un periodo di crisi così acuta – per condurre la propria legittima battaglia. E la Regione cos’ha fatto? Ha fatto aspettare ben sette mesi per una risposta. Un’inerzia che stride, invece, con la solerzia, in più occasioni dimostrata, nel partecipare alle fiere, alle degustazioni e alle inaugurazioni in questo o quel Comune dei componenti di questa giunta”.

“E per concludere – precisa Rixi – la risposta fornita, finalmente oggi, in aula dall’assessore si riduce a un resoconto delle – poche – iniziative realizzate dalla Regione in questo quadriennio a favore dell’agricoltura, portando come esempio l’enoteca regionale ligure – sei anni per aprirla a Genova – e il potenziamento delle certificazioni, che si traduce in ulteriore e costosa burocrazia per le imprese. Il settore dell’agroalimentare ligure, con la produzione di olio in primis, necessita di ben altri sostegni a partire dalla semplificazione, da una reale valorizzazione delle produzioni e di un serio accompagnamento all’export, che non si riduca a iniziative spot in giro per l’Europa”.

E ancora: “Ricordo che i prodotti dell’agroalimentare ligure sono apprezzati nel mondo. Per capire l’importanza del settore sui mercati internazionali, basta un dato: +13,4% nell’export dell’ultimo anno, nonostante la crisi e mentre il resto delle esportazioni è in netto calo. Inoltre, se per le province della Spezia e Genova la voce “agricoltura” ricopre ancora un ruolo marginale (rispettivamente i 7,2% e il 3,1%), per le province di Imperia e Savona ha un peso decisamente importante visto che costituisce circa il 20% dell’economia dell’estremo ponente e il 13,3% del savonese. L’agricoltura nella nostra regione dà lavoro a circa 13mila persone, concentrate nel Ponente: tra le due province si contano circa 11mila addetti, di cui 7mila solo a Imperia, regno dell’olio doc e dop, dove Unioncamere Liguria registra 4.784 imprese attive, che costituiscono circa il 40% del totale delle aziende liguri del settore”.

“A Savona, nota per la produzione degli ortaggi della Piana d’Albenga, oltre 3.700 aziende. In Liguria le imprese trasformatrici di prodotti di qualità sono 153, al 78% costituite da aziende olearie (119) che producono l’olio Riviera Ligure dop. Vista la grave situazione occupazionale che riguarda le province del Ponente, dopo le crisi di Agnesi, Ferrania e Tirreno Power tanto per citare i casi più eclatanti, sarebbe opportuno che la Regione, invece di riempirsi la bocca di progetti ridondanti – e non solo – in occasioni delle fiere, attuasse una politica di sostegno e valorizzazione dei nostri piccoli produttori, anche in vista dell’ormai imminente Expo 2015, per renderli un settore di punta della nostra economia, oggi purtroppo in declino”, conclude Rixi.

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