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Teatro Finale, Bebo Storti ne “Il Testimone”: storia del magistrato anti-mafia Montalto

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Finale L. Bebo Storti e Fabrizio Coniglio sono gli interpreti de “Il Testimone”, lo spettacolo che inaugurerà sabato 18 gennaio la stagione teatrale organizzata dal Comune di Finale Ligure con la direzione del Teatro Garage di Genova e inserita nel circuito provinciale “La Riviera dei Teatri”.

Il testo racconta la storia di Giacomo Ciaccio Montalto, il primo magistrato che si impegnò contro la mafia del trapanese, legata a filo doppio con quella americana. Il sipario si alzerà alle 21 all’Auditorium di Santa Caterina a Finalborgo.

I biglietti per i singoli spettacoli e gli abbonamenti all’intera stagione sono disponibili in prevendita alla Libreria Centofiori in via Ghiglieri a Finalmarina (tel. 019.692319, intero 15 euro, ridotto 13).

Si legge nella presentazione dello spettacolo: Un uomo colto, appassionato di letteratura e di musica, amante della libertà, innamorato del mare …. fa il magistrato. Lo ispira una grande insofferenza per l’ingiustizia ed un profondo amore per chi la subisce. Giacomo Ciaccio Montalto è il primo magistrato che si impegna con grande professionalità contro la mafia del trapanese legata a filo doppio con quella americana.

La mafia, a Trapani, ha bisogno di riciclare gli enormi profitti del traffico dell’eroina che produce in una raffineria locale. Ciaccio Montalto è solo, più che solo a Trapani, ma ha un amico, lontano, che vive a Roma, un giudice di nome Mario Almerighi a cui confida le proprie paure e indagini: la mafia è riuscita a infiltrarsi dentro al Tribunale di Trapani, proprio attraverso il vicino di stanza di Giacomo, un pubblico ministero che riceve “tante arance”. Ciaccio Montalto le arance non le vuole, anzi mette in galera chi le produce. Così, il 25 gennaio del 1983, viene barbaramente assassinato mentre da solo sta per scendere dalla sua auto, davanti a casa sua, a Val D’Erice.

Il suo vicino di stanza viene arrestato dal giudice istruttore Claudio Lo Curto, un magistrato integerrimo e coraggioso come Ciaccio Montalto, che prende in mano il caso. Ma anche Lo Curto è un pericolo per la mafia. E’ meglio portagli via il processo e assegnarlo ad un altro magistrato che, casualmente, due anni dopo risulterà anch’egli colluso con la mafia. La sottrazione del processo al giudice Lo Curto è decisa dalla prima sezione di Cassazione presieduta dal giudice Carnevale. Poteva farlo? La risposta spetta al Ministro della Giustizia. Ed è a questo punto che l’amico di Giacomo, Mario Almerighi, interviene, spinto da un viscerale e autentico desiderio di giustizia. Chiede al Ministro di riassegnare il processo sulla morte di Giacomo al tribunale di competenza: il Ministro vorrebbe esercitare l’azione disciplinare nei confronti di Carnevale, ma gli confida che Andreotti si è opposto.

Il vicino di stanza di Giacomo, il pubblico ministero che prendeva le arance, viene così scarcerato e i reati contestatigli, verranno prescritti. Prescritti come quelli contestati ad Andreotti fino al 1980. Coincidenze fortuite? O Collusioni tra Pezzi di Stato e Cosa Nostra? Nel 1993, 1994 Andreotti è messo sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Venti anni dopo la morte di Giacomo Ciaccio Montalto, Mario Almerighi può finalmente testimoniare l’accaduto al Processo Andreotti: sente di doverlo a Giacomo per il suo coraggio, per la loro amicizia.

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