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Abbondanza (Casa Legalità) risponde a Fameli: “Ha ragione, ha fatto arrestare… ladri di polli” foto

Loano. Pagine che potrebbero considerarsi carta straccia, una difesa per nulla convincente e un tentativo mal riuscito di sganciarsi dall’immagine di mafioso che le cronache gli hanno cucito addosso. Christian Abbondanza della Casa della Legalità sfoglia il libro di Antonio Fameli – l’imprenditore di origini calabresi salito alla ribalta nel ponente savonese negli anni ’70, costruendo dal nulla un vero e proprio impero economico, e poi finito nell’occhio del ciclone con l’accusa di appartenere ora alla massoneria, ora alla ‘ndrangheta – commentandone il contenuto con piglio critico e sarcastico.

christian abbondanza

“Fameli anziché lanciare messaggi cifrati del tipo ‘se io cado in rovina cadono anche tutti gli altri’ dovrebbe dire quella verità che invece continua ostinatamente a negare” esordisce Abbondanza che riporta esempi concreti per smentire la difesa dell’imprenditore che nel 1986 fu condannato all’ergastolo per associazione mafiosa e accusato di essere il mandante dell’omicidio di Sebastiano Lamalfa, sentenza poi annullata in Cassazione.

Il portavoce della Casa della Legalità fa riferimento al caso del super pentito Pino Scriva. “Fameli continua a definirlo per nulla attendibile, mentre i racconti riportati dal pentito sono risultati veri, così come è vero che negli anni ’80 Fameli fu condannato per il 416. Anche qui l’imprenditore insiste sul fatto di non essere stato condannato per il 416 bis, ma è una cosa ovvia dal momento che allora era un reato che ancora non esisteva nel Codice Penale e i mafuiosi venivanio condannati per il 416, ossia associazione semplice”.

“Fameli sostiene poi di aver fatto arrestare lui Scriva; peccato che quando il ‘nostro imprenditore’ ha telefonato alla polizia per dire che Scriva era a casa sua e di andare ad arrestarlo, questi abbia soggiornato per ben 20 giorni presso di lui. E mi chiedo: come si fa ad ospitare in casa propria uno che ti vorrebbe uccidere o estorcere denaro? E perché chiamare le forze dell’ordine solo a fine ‘soggiorno’? La verità è che quella era una finta segnalazione, tant’è che ha lasciato a Scriva il tempo di fuggire” dice Abbondanza.

“E ancora, Fameli sostiene di non essere un mafioso perché ha collaborato con le forze dell’ordine: la verità è che lui denunciava solo ladri di polli, non i veri esponenti potenti della ‘ndrangheta. Oltretutto quando ha denunciato Scriva lo ha fatto solo nel momento in cui questi aveva commensso omicidi contro la cosca dei Gullace-Raso Albanese, ovvero la cosca a cui Fameli è sempre stato legato insieme ai Piromalli. Fameli ora ha un processo in corso a Torino, in più l’Appello per la confisca dei beni e sembra che usi queste circostanze per minacciare più che per contribuire alla verità, e questo è un atteggiamento tipico delle organizzazioni mafiose”.

Conclude Abbondanza: “Diversi mesi fa Fameli ci ha pure contattati dicendosi disponibile a formire informazioni si Gullace e Scolastico, e noi ovviamente gli abbiamo detto di rivolgersi semmai alla procura. Chissà perché ora nel suo libro non ho letto nemmeno una parola su Gullace e Scolastico…”.

Commenti

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  1. Scritto da Antonio Fameli

    Signor Abbondanza, vedo che quanto consigliatomi dai miei Legali, di non sprecare tempo nel risponderLe, è quanto di più saggio una persona senata possa fare.

  2. Scritto da asia

    Fameli per pararsi il culo fa il doppio gioco con tutti!!!

  3. Scritto da rebecca@antoniofameli.com

    SIg. Abbindanza, nel ribadire che non ho nulla come non avevo nulla da dire a proposito del Dott. Scolastico e sul Sig. Gullace, devo constatare che quanto consigliatomi dai miei Legali, di non sprecare tempo a risponderLe, è quanto di più saggio una persona sensata possa fare nei suoi confronti.
    Voglia gradire Distinti Saluti.

  4. Scritto da Christian Abbondanza

    Signor FAMELI lei non gradisce che si ricordino i FATTI e gli ATTI. E’ sempre stato abituale alla menzogna e non ci stupisce che ogni giorno che passa dia conferma di ciò.
    Ci scriveva una lettera aperta con mistificazioni e falsità (così come li ha anche riportati nei suoi “libri”). Abbiamo risposto pubblicamente, smentendo con fatti ed Atti le bufale da lui prodotte. Ci annuncia via e-mail una risposta alla nostra replica (documentata) alla sua lettera aperta, poi invece scrive (sul blog) che non risponde più…
    Ora nega anche che mesi fa cercò un contatto con noi in quanto voleva anche raccontare – così disse – del GULLACE e di SCOLASTICO, perché affermava di non essere mafioso e di voler “collaborare”.
    Il signor FAMELI sa di mentire anche negando questo… è patologico, si potrebbe dire… Ma visto che i lettori non sanno, diamo qualche dettaglio.
    Il suo tentativo di prendere contatto con noi avvenne quando prese telefonicamente appuntamento presso lo studio legale del nostro difensore, e quindi partì da Loano, accompagnato dal suo coimputato Fabio (l’autista tuttofare), si recò dal nostro legale dove disse quanto ho riportato e mi lasciò anche delle carte… Non rammenta, signor FAMELI? Faccia denuncia anche per questo, così risponderà (per l’ennesima volta non di diffamazione bensì di calunnia).
    Poco fa, infatti, ha annunciato di volermi querelare (di nuovo). Ben venga, sarà un piacere produrre i documenti che abbiamo citato (pubblici), così come anche l’audio in cui “scusandosi” chiedeva “perdono” al processo d’Appello a Reggio Calabria e pure quello del memoriale di SCRIVA, e del confronto in aula tra lei e SCRIVA. Allo stesso modo sarà un piacere far sentire i testimoni che confermano la fondatezza di quanto detto e scritto da noi, così lo si sbugiarda anche in Aula, su tutto… anche sui suoi rapporti risalenti nel tempo con il FAZZARI Francesco (e suoi sodali), il GULLACE e la sua cosca.
    Già le facemmo capire che non abbiamo paura di lei e dei suoi cumprari, ora le rinnoviamo, ancora, il concetto!

  5. Scritto da Antonio Fameli

    Sig. Abbondanza,
    Lei ha dichiarato che io settimane indietro l’avrei contattata per parlare di “Scolastico e Gullace”: Lei sa benissimo che ciò non è vero, non l’ho mai contattata, eccezion fatta per una lettera in risposta a un Suo articolo che attaccava la pubblicazione sul sito http://www.antoniofameli.com dell’Anteprima del mio Libro.
    Ho già parlato con i miei Legali per presentare una denuncia di diffamazione nei suoi riguardi.
    Ora, al fine di fare comprendere a chi Legge quanto sopra, riporto integralmente la lettera inviataLe in data 2 Gennaio 2014, e riportata sul mio blog, http://blog.antoniofameli.com il giorno dopo:
    “Buongiorno Dott. Abbondanza,
    chi Le scrive è il Commendator Antonio Fameli.
    Dispiace constatare che una persona dotata come Lei non abbia colto il motivo alla base della mia decisione di scrivere questo libro sulla mia vita.
    Come Lei ha avuto modo di vedere e più ancora vedrà man mano che procederò alla pubblicazione delle altre anteprime, nella mia vita ne ho passate di tutti i colori: mi sento, come sono, una persona molto perseguitata.
    Dott. Abbondanza, io non critico il Suo operato con la casa della Legalità, a mezzo battaglie contro Magistrati, Avvocati, esponenti della politica e delinquenza, ma, parlando di ciò che ha scritto sulla mia persona, non posso fare a meno di constatare che Lei ha usato solo gli aspetti negativi.
    I lati positivi li ha totalmente tralasciati, come se non ne esistessero, mentre io spero che Lei li conosca: Le do comunque un piccolo accenno.
    Vada a trovarsi la sentenza della Corte di Cassazione e quella della Corte di Appello di Genova (1997), che arrivarono alla fine di una miriade di indagini esperite anche dalla Criminalpol e che evidenziarono l’assoluta mancanza di contatti del sottoscritto con qualsivoglia criminalità organizzata, e non solo: mi assolvevano con formula piena nel procedimento per l’applicazione della sorveglianza speciale inflittami dal Tribunale di Savona.
    Dott. Abbondanza come posso essere io un mafioso se ogni volta che andavo in Calabria, e questo lo racconterò bene nel primo Volume provvisto di tutta la documentazione allegata, volevano sequestrare me o uno della mia famiglia.
    Il Dott. Sabatino, capo della Criminalpol Sezione Criminalità Organizzata per tutta Italia, era venuto a conoscenza del fatto che io andavo spesso in Calabria a trovare i miei genitori e di mia moglie, ammalati, e che era stato preparato un nasconidglio per sequestrare me o uno della mia famiglia.
    Come si vede dall’allegato al libro, nel rinvio a giudizio per il tentativo di sequestro di persona in danno di Fameli Antonio o uno della sua famiglia, si dice chiaramente che era stato preparato il nascondiglio e che gli autori erano Pino Scriva, Gerace Filippo ed un Certo Gallucci Antonio, e questo sequestro non è avvenuto in quanto c’è stato l’arresto dello Scriva in Francia come meglio spiegato in seguito. Questo è ciò che risulta dal giudizio di questi tre delinquenti. Giudice Istruttore di allora era la Dott.ssa Freni e Procuratore il Dott. Tuccio.
    Venivo quindi chiamato a Roma presso la Sede della Criminalpol e Il Dott. Sabatino mi disse che ogni volta che mi fossi recato in Calabria mi avrebbe fatto scortare da due poliziotti per tutto il tempo che mi fossi intrattenuto in tale regione.
    Dormivano addirittura nel mio stesso albergo.
    Di più: mentre ero con la Polizia ho subito un tentativo di estorsione a mezzo telefono; ho fatto la denuncia e le Autorità mettevano sotto controllo il telefono di mia Suocera. Quando i malviventi chiamarono per dirmi dove portare i soldi, una telefonata molto lunga, la Polizia arrestava i malfattori.
    Come si vede dalla sentenza seguita ai fatti che ho appena narrato, venne condannato tale Tutino, genero di Peppino Pesce, il quale, sempre dalla medesima sentenza, veniva classificato quale braccio destro di Don Peppino Piromalli.
    Ho subito 20 estorsioni anche in Liguria, effettuate da persone che vivevano nella zona (quasi tutte di origine calabrese); mi sono rivolto a volte alla Squadra Mobile di Savona altre volte ai Carabinieri per sporgere regolare denuncia e fare arrestare i malviventi che tentavano le estorsioni ai miei danni.
    Tutte queste persone, quasi tutte, venivano arrestate.

    Dott. Abbondanza di tutto ciò che sto dicendo Lei troverà, allegati al 1° Volume, tutta la documentazione ufficiale, sentenze ecc ecc, ivi inclusa la dichiarazione del Capo della Criminalpol di Roma e degli stessi poliziotti che mi accompagnavano.
    Come faccio ad essere mafioso, appartenente a questa o quella famiglia se gli stessi tentavano di estorcermi denaro ed io li facevo arrestare?
    La prego, se vuole ancora scrivere sulla mia persona, di indicare sia i miei errori sia i miei meriti.
    Non sono un mafioso, Dott. Abbondanza, ma io sono stato sempre una vittima della mafia. Le do un accenno di come ho conosciuto le persone da Voi citate.
    Ritengo, a ragion veduta, che il motivo principale di tutto ciò provenga da molto lontano, dai primi anni 80, anni in cui quella inverosimile accusa, o meglio, calunnia o vendetta di un sedicente pentito, di essere il mandante di un omicidio in Calabria, venne formulata. Vicenda di cui vedremo tutti i particolari nel 1° Volume, e che finì con una ampia assoluzione.
    Questo pentito era quella persona di cui sopra, ovvero colui che voleva sequestrare con i suoi scagnozzi uno della mia famiglia e per la cui circostanza il Dott. Sabatino disponeva che alcuni Poliziotti mi facessero da guardia del corpo.
    Questa persona poi si pentiva accusandomi di un omicidio, da innocente.
    L’articolo sulla Gazzetta del Sud del 14 Ottobre 1987 lo spiega chiaramente:
    il titolo era “Il Pentito Pino Scriva è stato spinto dalla vendetta ad accusare l’industriale Antonio Fameli”. Perchè? Il Dott. Sabatino, Capo della Criminalpol è stato chiamato alla Corte di Assise e disse chiaramente che lo Scriva voleva sequestrare il Fameli o uno della sua famiglia e che “io, Dott. Sabatino, ho chiesto a Fameli di aiutarci a trovare lo Scriva in Francia ove si nascondeva”.
    Il Dott. Sabatino disse ancora di più: “mi è rimasto impresso che sono andato con la mia squadra in Liguria ed il Fameli ci porta a Villanova d’Albenga da un certo De Vita Giovanni, sempre di Rosarno, dove abitava il famoso Scriva, ed il Fameli gli ha offerto e consegnato vari milioni per fare si che lui collaborasse per andare a cercare dove lo Scriva si trovasse in territorio Francese”.
    Dopodichè il De Vita ha trovato il nascondiglio dello Scriva: a Nizza presso uno zio di nome Dominique dove lavorava in un negozio di frutta e verdura.
    Il De Vita me lo comunicava e quindi chiamavo il Dott. Sabatino e gli dicevamo dove si trovava. Il Dott. Sabatino mandava la sua Squadra da Roma e lo Scriva veniva arrestato. Durante il trasferimento verso la Calabria un Ispettore chiamato Monteleone lo portava a Roma, e lo Scriva avrebbe detto che aveva saputo dai suoi amici che io Fameli avevo messo una taglia per rintracciare dove fosse e che ero io che l’avevo fatto arrestare.
    Ma non gli ha detto che io avevo collaborato perchè lui voleva sequestrare uno della mia famiglia. Dopo pochi mesi, essendo in carcere accusato di vari omicidi e sequestri di persona, si pentiva accusando circa 126 persone, e il sottoscritto è stato indicato quale mandante di un omiciodio: tutto ciò che ho testè enunciato è documentato voce per voce.
    E’ pacifico che tutte le traversie giudiziarie che ho descritto finora, e che descriverò nel corso del libro, derivano in gran parte dalla erronea, ingiustificata, maledetta nomea affibiatami tanto tempo fa: infatti, leggendo l’Ordinanza del Tribunale di Savona del 1985 con la quale lo stesso Tribunale respingeva la prima richiesta di applicazione delle misure di prevenzione nei miei confronti, un lettore imparziale non può non osservare l’assenza di tutta quella acrimonia che invece, negli atti e sentenze successive traspare per intero.
    L’unica differenza tra la prima e i secondi fu l’andamento del procedimento in Calabria, finito, lo ricordo, con l’assoluzione per il mandante di omicidio e mi hanno dato l’Associazione semplice perchè avevo già scontato in carcerazione preventiva 5 anni da innocente e in qualche modo doveva essere giustificata: null’altro. Sfido chiunque a provare il contrario.
    Ancora oggi, in alcuni Palazzi di Giustizia, si continua a sostenere che io sono affiliato a questa o a quell’altra organizzazione criminale e si continuano incessantemente a ricercare le prove di tali argomentazioni, come se non bastassero 30 anni di indagini a tappeto. Non bastano perchè quando ebbe origine quel maxi processo nei primi anni ’80, l’Antimafia di Roma depositò una relazione, tuttora esistente, ed io vi ci venni infilato senza che alcuna sentenza definitiva abbia mai decretato la mia associazione a delinquere di stampo mafioso, e, inoltre essendo stato io prosciolto con formula ampia per non essere stato il mandante di alcun omicidio. Nel 1° Volume verrano spiegati tutti i particolari corredati da tutta la documentazione giustificative, ivi inclusa la motivazione di quel sedicente pentito e delle sue calunnie. Questa è la verità.
    E invece no: quando si parla di me si parla dei Piromalli di Gioia Tauro, capi indiscussi della Calabria, collegati ai Gullace e Pesce.
    Sicuro, quando, a seguito delle calunnie o vendette, io non le chiamo accuse, di quel sedicente pentito, sono stato arrestato, nel mandato di cattura c’erano 126 persone: Piromalli, Pesce e Gullace inclusi. Mi hanno recluso prima nel carcere di Palmi e poi di Reggio Calabria: è stato lì che ho conosciuto i Piromalli ed i Pesce, di cui, per altro, non posso dire nulla e mai mi hanno detto alcunché di penalmente rilevante.
    Ecco perchè io conosco i Pesce e i Piromalli: me li hanno fatti conoscere incarcerandomi a seguito delle calunnie di uno che voleva rapire un mio familiare, e io ho collaborato per il suo arresto.
    Dormivamo in 10 persone in una piccola camera: è normale che li abbia conosciuti. Si dirà: ed i Gullace allora?
    E’ vero, li conosco.
    Andate a vedere il rapporto del Capo della Criminalpol a quel Procuratore Capo di Savona poi condannato a 22 mesi: il rapporto lo dice perché li conosco.
    Il motivo è che il suocero dei Signori Gullace, il Sig. Fazzari, ha lavorato per la costruzione dei magazzini della mia Villa di Loano con la sua impresa. Ecco perché.
    Tanto è vero che, lo stesso capo della Criminalpol, a chiusura della sopra citata minuziosa relazione, informava il Procuratore Capo che il sottoscritto non aveva alcun collegamento con organizzazioni criminali (Gullace) o di natura illecita.
    Il Gullace lo ho conosciuto per la costruzione che ho fatto nella villa di Loano, non per altri collegamenti illegali.
    Spero che Lei mi comprenda e Le invio Distinti Saluti.”