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Turista morto su bus in fiamme sulla A10: assolto il proprietario del pullman foto

Savona. Si è chiuso con un’assoluzione il processo per l’incendio divampato sul bus di turisti filippini, di cui uno perse la vita, che era in viaggio sulla A10. Questa mattina il giudice Francesco Meloni ha infatti prosciolto l’unico imputato, Giampietro Cella, proprietario del pullman e legale rappresentante della ditta di autotrasporti di San Giuliano Milanese che si stava occupando del trasferimento della comitiva. L’uomo, per il quale il pm aveva invece chiesto una condanna a tre anni di reclusione, doveva rispondere delle accuse di omicidio colposo e incendio colposo.

L’incidente si era verificato il 18 luglio del 2010 mentre il bus viaggiava sulla A10, nella galleria Cantalupo tra Varazze e Celle. Il mezzo aveva preso fuoco ed uno dei passeggeri, Procopio De La Cruz, 50 anni, era morto soffocato sul pullman. Le indagini successive all’incendio avevano portato ad iscrivere sul registro degli indagati proprio Cella. L’imprenditore, difeso dall’avvocato Maurizio Brighi, si era sempre difeso assicurando che i mezzi della sua azienda erano tutti rigorosamente controllati e che le manuetenzioni e sostituzioni dei pezzi venivano fatte con regolarità, seguendo la normativa prevista.

Concetti ribaditi questa mattina dal suo difensore che ha spiegato come le lampadine, per la precisione le “luci d’ingombro”, dalle quali, secondo il perito dell’accusa, si era originato il rogo fossero state sostituite da poco: “Il falso contatto ipotizzato dal consulente magari si è verificato per difetto costruzione, ma non è stato certamente provocato dalla ditta di autotrasporti che ha cambiato quei pezzi ed ha fatto di tutto per prevenire problemi sugli autobus, eseguendo sempre la manutenzione dei mezzi a dovere”. “Non impedire un evento equivale a cagionarlo, ma l’imputato cosa poteva fare più di così? Io credo nulla” ha concluso l’avvocato Brighi.

Una tesi che, evidentemente, è stata accolta dal giudice, ma per conoscere le esatte motivazioni del verdetto bisognerà attendere 90 giorni. Al termine dell’udienza, Cella, che era presente in aula, è apparso sollevato: “Non possiamo che essere soddisfatti. Da tre anni non ero sereno per questa vicenda. Non abbiamo mai perso un cliente perché ci conoscono e sanno come lavoriamo, ma per noi questo era un peso enorme”.

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