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Tirreno Power, i Verdi: “Una centrale a gas e puntare su rinnovabili”

Vado. L’inchiesta della Procura di Savona ed il dibattito sulla centrale termoelettrica di Vado Ligure alimentano anche la discussione politica. Per i Verdi savonesi “l’impianto Tirreno Power dovrebbe essere esclusivamente a gas”.

“Gli operai e i tecnici che lavorano alla centrale Tirreno Power di Vado sanno benissimo che l’impianto può essere potenziato per la parte a gas” afferma Gabriello Castellazzi.

“Anche le centrali a carbone più moderne riducono solo in parte gli inquinanti (mercurio, cromo, cadmio, arsenico, ossidi di zolfo e azoto). Le emissioni di polveri fini nelle centrali a carbone sono 70 volte superiori a quelle provenienti dalle centrali a gas e la quantità di residui solidi da portare in discarica sono enormi: quale sarà poi il destino di questi prodotti e di queste discariche?”.

“Le indagini di questi giorni fanno molto riflettere. Il rischio di avvelenamento dei terreni è altissimo e il danno durerà per secoli. I Verdi hanno la massima fiducia nell’azione della magistratura”.

“Riguardo alle tecnologie utilizzate per produrre energia dal carbone ci affidiamo a quanto dice il WWF che, basandosi sugli stessi calcoli di Confindustria, afferma: “se i soldi previsti per la conversione della centrale a carbone di Porto Tolle (simile a quella della Tirreno Power di Vado) si investissero in efficienza energetica e rinnovabili, si avrebbero 10 volte in più di posti di lavoro. Senza contare che il carbone avvelena le altre attività economiche (turismo, agricoltura e pesca)” aggiunge ancora il presidente dei Verdi savonesi.

“La Tirreno Power di Vado funziona con due unità a gas pari a 800 MW e due unità a carbone da 330 MW cadauna. Però risulta che attualmente venga utilizzata solo una minima parte della forza dei due turbogas, per circa 1/6 della potenzialità complessiva. Questa situazione non può più essere accettata”.

“La proposta dei Verdi è quella di utilizzare esclusivamente, da subito e a pieno regime, se proprio necessario, le unità a gas meno inquinanti, come primo passo di transizione accettabile verso una definitiva riconversione. Gli impianti a carbone in Italia coprono solo l’11,6% della produzione elettrica e la potenza installata è già il doppio del massimo picco di domanda mai raggiunto. Il carbone è la peggiore scelta per il conseguimento dei target di riduzione dei gas serra, responsabili dei cambiamenti climatici in atto che, se non verranno fermati, provocheranno sconvolgimenti inimmaginabili (con vittime per nubifragi e conseguenti alluvioni, dissesto idrogeologico, innalzamento del livello dei mari, ecc.)”.

“Tutto quello che sta succedendo in questi giorni deve portare a scelte non più rinviabili” conclude Castellazzi.

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