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Allarme boschi “morti” in Liguria: conseguenza del mancato presidio del territorio

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Liguria. La mancanza di tutela e gestione del territorio ha provocato nella nostra Regione il primato della necromassa (piante morte in piedi o a terra) che, se da un lato testimonia l’invecchiamento naturale del bosco, dall’altro è la causa principale dell’intasamento dei nostri torrenti, con le conseguenti drammatiche esondazioni.

A livello regionale piante morte in piedi sono 13,2 metri cubi per ettaro contro i 5,2 della media delle regioni dell’Appennino e contro la media nazionale di 5,4 metri cubi per ettaro. Necromassa a terra: 3,1 metri cubi per ettaro contro l’1,3 delle regioni appenniniche e l’1,9 nazionale (dati programma forestale regionale).

E’ quanto emerso nell’ambito del convegno organizzato dalla Fai Cisl e dalla Cisl Genova e Liguria a Palazzo San Giorgio intitolato “Il territorio: da problema ad opportunità, prevenzione e manutenzione montagna, bosco acqua”.

I boschi in Liguria, nonostante il 95% siano definiti potenzialmente disponibili alla raccolta di legno, sono vecchi: gli alberi morti, sia quelli in piedi che quelli a terra, sono i più alti d’Italia. Questa è la conseguenza della mancanza di un adeguato presidio territoriale in grado di garantire la gestione forestale, la regimazione idrica, oltre al mantenimento di un corretto deflusso superficiale delle acque meteoriche.

La Liguria ha una superficie di 541.000 ettari, di cui il bosco ne copre circa il 71,5%, pari a 387.170 ettari. Fra le province del territorio regionale quelle con maggior superficie forestale sono Genova (33,9%) e Savona (30,4%). Il 71,7% dei Comuni liguri è classificato montano, mentre la popolazione qui residente è passata dal 20,57% del 2001 al 21% del 2011: dato piuttosto stabile e significativo.

Dal punto di vista occupazionale mancano strutture forestali alle dipendenze o collegate con l’istituzione Regione. Su un numero di circa 430 aziende (dai CCIAA) operanti nel settore i dipendenti si stimano in circa 500 unità.

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